Susanna Kearsley.
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Il giardino delle rose.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Rose Garden.
Traduzione di: Caterina Chiappa.
2016. Sergio Fanucci Communications, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dopo la morte della sorella Katrina, Eva, giovane stella del cinema, decide di abbandonare la California per fare ritorno in Cornovaglia, nella casa della loro infanzia e delle estati spensierate. Nonostante gli anni trascorsi oltreoceano, Eva sa che il legame che la vincola a quei luoghi  indissolubile. Ma in quella casa aleggiano anche i fantasmi del suo passato... e non solo. Tra le antiche mura Eva avverte delle presenze, gli spiriti di coloro che vi hanno vissuto prima della sua famiglia, fin dal diciottesimo secolo.  un dono inaspettato, che le permette di scivolare tra le pieghe del tempo e incontrare uomini e donne di altre epoche, per scoprire esistenze lontanissime dalla sua. Esistenze come quella di Daniel Butler, un uomo affascinante e gentile morto molto prima che lei nascesse. In un turbinio di emozioni che mai avrebbe pensato di provare, Eva metter in discussione il suo posto nel presente: dovr scegliere tra la vita come lei la conosce e un passato lontano e ignoto, dal quale per si sente irresistibilmente attratta. 
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1.
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Avevo perso la mia unica sorella alla fine di novembre.
 un periodo orribile per perdere qualcuno, quando tutto intorno sta morendo e si fa buio presto, quando persino il cielo sembra che pianga mentre cade la pioggia gelida. Non che ci sia un momento giusto per perdere la tua migliore amica, eppure sembrava cos difficile stare seduti in quella stanza dospedale con gli specialisti vestiti di bianco che andavano e venivano, mentre dietro i vetri freddi delle finestre si scorgevano soltanto nuvole grigie che non offrivano conforto, n speranza.
Allinizio, dopo che mia sorella si era ammalata, andavamo spesso in giardino e ci sedevamo luna accanto allaltra sulla panchina vicino allalbero delle farfalle. Rimanevamo l a lungo, senza dirci una parola, godendoci soltanto il calore del sole sul viso e osservando le farfalle danzare.
Allora la malattia era sembrata insignificante  qualcosa che sarebbe stata in grado di dominare, cos come aveva sconfitto tutto ci che il destino le aveva scagliato contro. Era famosa per quel suo temperamento. I registi le assegnavano ruoli che di solito venivano affidati agli uomini piuttosto che alle donne, come quello delleroe fuorilegge, in cui grazie al suo talento riusciva sempre a cavarsela. Il pubblico la apprezzava per questo. La adorava. I giornalisti dei tabloid erano rimasti accampati intorno alla casa per tutta lestate, e lavevano seguita anche quando era andata in ospedale, sorvegliando di continuo lingresso.
Alla fine, per, in quella stanza eravamo rimasti solo in tre: io, mia sorella Katrina, e suo marito Bill.
Entrambi le stringevamo le mani, con gli occhi fissi sul suo volto perch nessuno di noi due era in grado di guardare laltro. Poi rimanemmo soltanto io e lui. Continuai a tenerle la mano, una parte di me non riusciva a credere che se ne fosse andata davvero, e rimasi seduta l, avvolta nel silenzio sordo del vuoto, mentre Bill si alzava lentamente appoggiando con cura la mano ancora stretta nella sua sul cuore di Katrina. Gliela accarezz delicatamente unultima volta, poi le sfil qualcosa di piccolo dal dito e me lo pass: un anello doro, un Claddagh Ring, che era appartenuto a nostra madre.
Me lo porse senza dire una parola, e io senza dire una parola lo presi. Non riuscivamo ancora a guardarci negli occhi. Poi lo vidi tastarsi la tasca in cerca delle sigarette e, dopo essersi voltato, se ne and lasciandomi sola nella stanza. Completamente sola.
La gelida pioggia di novembre scorreva lungo il vetro della finestra, proiettando ombre mutevoli in una stanza che non avrebbe pi potuto accogliere la luce.
Non andai al funerale. Aiutai a organizzarlo, assicurandomi che venissero suonate le sue canzoni preferite e che fossero letti i suoi versi pi cari, ma quando schiere di fan e amici giunsero a porgerle lultimo saluto, io non ero l a stringere le loro mani e ad ascoltare le parole daffetto pronunciate a fin di bene. Alcuni mi avevano considerato una codarda, ma non ce lavevo fatta. Il mio era un dolore privato, troppo profondo per poterlo condividere. Inoltre sapevo che non era importante se ci fossi stata o meno in chiesa, perch Katrina l non cera.
Non era da nessuna parte.
Mi sembrava assurdo che una luce cos forte come la sua si fosse potuta estinguere senza lasciare il minimo bagliore, come una lampada che quando viene spenta a volte continua a brillare nel buio in modo quasi impercettibile. Ero certa che avrei avvertito la sua presenza da qualche parte... ma mi sbagliavo.
Intorno allalbero delle farfalle ora cerano soltanto foglie morte, mentre cespugli privi di fiori circondavano il portico con laltalena vuota, e quando iniziai a fare ordine nei suoi armadi, nel corridoio alle mie spalle non sentii nemmeno un alito di vento che mi potesse far credere che mia sorella, in qualche modo, fosse ancora l con me.
La mia vita prosegu in uno stato dinerzia. Mi occupavo del minimo indispensabile cercando di andare avanti, come tutti mi suggerivano di fare, mentre dentro di me cresceva un senso di solitudine incolmabile. Poi arriv la primavera, e Bill. Comparve alla mia porta un sabato mattina, senza alcun preavviso. Sembrava a disagio, in mano aveva le sue ceneri.
Non lo vedevo da novembre, almeno non di persona, dato che era appena uscito un suo film e io lavevo notato pi volte in vari programmi televisivi.
Non volle entrare. Si schiar la gola con un po di imbarazzo. Ho pensato che... Si blocc, e strinse a s la scatola di legno di quercia che conteneva le ceneri di Katrina. Lei voleva che le spargessi.
Lo so. Le volont di mia sorella non erano un segreto.
Non so dove farlo. Non so dove portarle. Ho pensato che forse tu... La pausa stavolta gli serv per prendere la decisione, cos mi porse la scatola. Ho pensato che tu avresti saputo cosa fare.
Per la prima volta da quando lei era morta ci scambiammo uno sguardo, e vidi il dolore nei suoi occhi. Lui toss. Non  necessario che io sia presente, le ho gi detto addio. Ho solo pensato che tu avresti saputo meglio di me dove  stata pi felice. A quale posto appartiene.
Mi mise la scatola fra le mani e si chin per darmi un bacio sulla fronte, poi di colpo si volt e se ne and via. Sapevo che non lavrei pi rivisto. Ci muovevamo su circuiti diversi, e il nostro legame si era ormai ridotto a quella semplice scatola che mi aveva portato.
Quando rientrai, la appoggiai sul piccolo tavolo vicino alla finestra, e mi misi a pensare.
Dov stata pi felice aveva detto. A dir la verit, cerano cos tanti posti. Frugai nella memoria, cercando di restringere le possibilit: mi venne in mente la mattina in cui ci alzammo per vedere il sole sorgere sul ciglio del Grand Canyon, e il volto di Katrina che si illuminava di meraviglia mentre indicava un piccolo aeroplano bianco che volava in lontananza, sotto di noi, e diceva che non aveva mai visto un posto pi bello; o la volta in cui stava girando un film a Mumbai e il regista la ripag dei giorni passati a fare estenuanti riprese con un weekend a Kerala, sulla costa sudorientale dellIndia. Allora io lavevo raggiunta e avevamo trascorso le serate passeggiando sulla spiaggia di sabbia nera, mentre tramonti mozzafiato incendiavano il cielo sopra la distesa blu del mar Arabico, e Katrina aveva giocato tra le onde felice come una bambina.
Ma in fondo lei era stata felice ovunque fosse andata. Aveva vissuto la vita con grande spirito davventura, accompagnata sempre da quel senso di felicit; per questo capire dove lo fosse stata di pi era un compito davvero difficile, al di sopra delle mie possibilit. Alla fine mi arresi e cercai di concentrarmi sullultima cosa che aveva detto Bill: A quale posto appartiene.
Ero certa che fosse pi semplice. Doveva esserci per forza un luogo pi significativo rispetto ad altri, cos chiusi gli occhi e aspettai.
Era ormai sera quando mi venne in mente, e allora mi sembr cos ovvio quale fosse il posto in cui avrei dovuto portarla.
Il posto a cui entrambe, un tempo, eravamo appartenute.

2
Quando attraversavo il fiume Tamar mi sentivo in qualche modo diversa. Era soltanto un fiume, eppure ogni volta era come se stessi oltrepassando una soglia simbolica che separava il mondo in cui ero destinata a vivere da quello in cui esistevo soltanto io. Mia madre diceva sempre che si trattava di una sorta di benvenuto che solo chi era originario della Cornovaglia riusciva a percepire, e poich il sangue di quella terra scorreva nelle mie vene da diverse generazioni, sia da parte di mia madre che da quella di mio padre, la sensazione che provai fu molto forte.
Ero nata nel nord della Cornovaglia, oltre la brughiera di Bodmin, dove a quel tempo mio padre, regista di film, stava lavorando a un thriller gotico, ma entrambi i miei genitori erano cresciuti qui, sulla pi accogliente costa meridionale, nella campagna della du Maurier. Quando mio padre inizi a tenere lezioni sul cinema alluniversit di Bristol, i suoi ritmi di lavoro pi regolari ci permisero di attraversare il Tamar tutte le estati, e cos tornammo a trascorrere le vacanze con il suo amico dinfanzia, George Hallett, che viveva insieme alla sua giovane e vivace famiglia su una collina sopra il mare, in una residenza di campagna lambita da una piacevole brezza.
Quando compii dieci anni, per, lasciammo definitivamente lInghilterra per trasferirci su una costa diversa, a Vancouver, nel Canada occidentale, dove mio padre aveva ottenuto un incarico stabile al centro di studi cinematografici delluniversit della Columbia britannica.
Mi piaceva molto anche il Canada, e fu a Vancouver che mia sorella, appena compiuti diciotto anni, inizi a ottenere i primi ruoli  allinizio si trattava di piccole parti, che col tempo divennero sempre pi importanti, tanto da attirare lattenzione dei registi di Hollywood che venivano a Vancouver a girare i loro film. Furono loro a volere che andasse a Los Angeles, e cos mia sorella decise di trasferirsi.
Io la seguii qualche anno dopo, ma avvenne quasi per caso. Avevo fatto carriera nel settore del marketing e, dopo una serie di eventi inaspettati, avevo iniziato a occuparmi di pubbliche relazioni allinterno di aziende. Poi, sempre per caso, mi ritrovai in unagenzia di comunicazione che lavorava per lindustria dello spettacolo, cos, allet di venticinque anni, fui trasferita dallufficio di Vancouver a quello di Los Angeles.
Los Angeles non era di certo la citt che preferivo, ma mi ero trasferita da poco quando i miei genitori, tornando a casa, si imbatterono in un autista ubriaco lungo una strada bagnata, cos Katrina fu lunica persona della famiglia che mi era rimasta, e detestavo lidea di allontanarmi da lei.
Eravamo molto unite. Quando era via per fare delle riprese, io non perdevo mai loccasione di andarla a trovare. Cero quando Bill le chiese di sposarlo, e quando celebrarono il matrimonio con una cerimonia privata per evitare i paparazzi. Ovviamente lei aveva assunto me come portavoce. Cos tutto sarebbe rimasto in famiglia, aveva detto. Negli ultimi due anni, grazie al suo successo, era diventata la mia cliente principale.
Ma io non mi ero mai davvero ambientata a Los Angeles, n per quanto riguardava le case  ne avevo cambiate ben quattro  n gli uomini. Di quelli ne avevo cambiati molti di pi. Non ero riuscita a legarmi a nessuno di loro, e lultimo si era dileguato al momento opportuno, non appena Katrina si era ammalata.
Allora nemmeno me ne accorsi. E ora di certo non mi mancava. Negli ultimi sei mesi ero stata una specie di zombie, unombra che si muoveva per il mondo, ma quella mattina, quando il treno della First Great Western su cui viaggiavo attravers il Tamar sferragliando sui binari, sentii qualcosa risvegliarsi dentro di me.
Ero in Cornovaglia, e quello per me era una sorta di ritorno a casa. Il paesaggio familiare che vedevo scorrere dal finestrino, con le sue vecchie fattorie in pietra, le colline e le siepi, mi riscald il cuore e, quando cambiai treno per salire su uno pi piccolo che scendeva verso la costa attraversando la vallata ricoperta di boschi, fui scossa dal brivido di eccitazione che provavo da bambina e che puntualmente segnava linizio di quelle vacanze estive ormai lontane.
La stazione darrivo era un piccolo edificio con le pareti bianche e una panchina blu. Il marciapiede era stretto e aveva una striscia bianca verniciata sul bordo, e dietro cera un piccolo agglomerato di case aggrappato alla collina verde.
Sulla banchina cerano tre persone che aspettavano, ma io ne notai solo una. Avrei riconosciuto quelluomo ovunque.
Lultima volta che avevo visto Mark Hallett avevo dieci anni, mentre lui ne aveva appena compiuti diciotto. Ero troppo giovane, allora, per poter attirare la sua attenzione, ma non cos tanto da evitare che il suo aspetto tenebroso e i suoi occhi sorridenti mi trafiggessero il cuore. Lo seguivo ovunque come un cagnolino, non gli davo un attimo di pace, eppure lui aveva continuato a comportarsi con me in modo gentile, non facendomi mai sentire un peso e senza mai darsi delle arie. Lo adoravo.
Katrina aveva provato lo stesso, sebbene nel suo caso lattrazione si era trasformata in qualcosa di pi profondo. Lui fu il suo primo fidanzato, il suo primo grande amore, e quando alla fine dellestate dovemmo andarcene, si lasciarono entrambi con i cuori spezzati. Col tempo, la ferita di mia sorella si rimargin. E immaginavo fosse successo lo stesso a lui. In fondo erano passati ventanni, il periodo dellinfanzia era finito da tempo, eppure, quando Mark Hallett si volt, con lo sguardo sicuro di chi mi aveva riconosciuto e il sorriso di sempre, mi sembr di avere di nuovo dieci anni.
Eva. Il suo abbraccio mi era familiare, eppure cera qualcosa di diverso. Nonostante avesse la corporatura robusta tipica degli uomini della West Country, non era molto alto e il mio mento gli arrivava allaltezza delle spalle, mentre nei miei ricordi a malapena gli sfioravo il petto. Ma la sensazione di conforto che provai fra le sue braccia era sempre la stessa.
Hai avuto problemi con i treni? mi chiese.
No, erano tutti in orario.
Un miracolo. Mi prese la valigia, ma non la borsa a tracolla, probabilmente perch al telefono gli avevo detto quello che conteneva.
Essendo cos piccola, la stazione era priva di servizi e il parcheggio non era che uno spiazzo di ghiaia con un telefono pubblico in un angolo. Riconobbi facilmente il furgone di Mark con la scritta Trelowarth Roses dipinta su un lato e circondata da foglie e viti attorcigliate. Lui si accorse che lo stavo guardando e sorrise come per scusarsi. Avrei voluto prendere la macchina, ma ho dovuto consegnare un ordine a Bodmin e non ho fatto in tempo a passare a casa.
Non c problema. Mi piaceva il furgone. Non era quello che guidava suo padre quando da bambina andavo l, ma linterno era impregnato degli stessi odori: terra bagnata, piante leggermente schiacciate e qualcosa di indefinito che caratterizzava i giardini che crescevano vicino al mare. Dentro cera anche un cane, un meticcio dalle orecchie lunghe, con il pelo arruffato color marrone e una coda pelosa che sembrava non smettesse mai di agitarsi, ma cambiasse soltanto la velocit. Non appena salimmo sul furgone, il cane inizi a scodinzolare in modo frenetico, e mi sarebbe balzato sulle gambe se Mark non lavesse ricacciato indietro con una leggera spinta.
Lui  Samson mi disse.  innocuo.
Avevano sempre avuto dei cani a Trelowarth. Ce nerano sempre tre o quattro che correvano attraverso i campi insieme a noi bambini e girovagano con le zampe sporche di fango nella vecchia cucina e in giardino. Claire, la madre acquisita di Mark, doveva continuamente lavare il pavimento.
Mentre accarezzavo le orecchie del cane, gli chiesi come stava Claire.
Molto meglio. Ha tolto il gesso e ha ripreso a camminare. Il medico dice che nel giro di qualche settimana sar di nuovo in forma.
Come si  rotta la gamba? Non me lo ricordo.
Pulendo le grondaie.
Ovvio dissi, e ci scambiammo un sorriso. Sapevamo entrambi quanto fosse indipendente Claire, e non mi sorprendeva che, anche adesso che si era trasferita nel cottage, cercasse ancora di prendersi cura della casa da sola.
Per fortuna, disse Mark erano soltanto le grondaie, e non le tegole del tetto. Il cane si spinse di nuovo fra di noi e Mark lo cacci via, poi mise in moto il furgone, fece retromarcia e part.
Le strade della Cornovaglia non erano come tutte le altre. Quelle che percorrevano la costa erano strette e tortuose, e i terrapieni scoscesi e le siepi alte che le delimitavano non permettevano di vedere ci che si profilava di fronte. Avevo perso vari anni di vita ogni volta che mio padre guidava lungo quelle strade a velocit spedita, suonando il clacson in prossimit di una curva, nella certezza che chiunque stesse procedendo nella direzione opposta si sarebbe tolto di mezzo. Quando una volta gli chiesi cosa sarebbe successo se laltro avesse fatto la stessa cosa, ossia suonare il clacson senza rallentare, mio padre alz semplicemente le spalle assicurandomi che non sarebbe mai successo.
E cos fu, per nostra fortuna.
Mark guidava in modo un po pi prudente, ma io dovetti comunque evitare di guardare la strada. Susan vive ancora con voi? gli chiesi per distrarmi.
Susan era la sorella, poco pi giovane di me.
S. Mark fece una smorfia poco convincente. Sapevo quanto fossero uniti. Ci eravamo finalmente liberati di lei. Era andata a vivere vicino a Bristol, ma non  riuscita ad ambientarsi, cos  tornata qui con lidea di aprire una sala da t o qualcosaltro che possa attirare i turisti. Ha sempre mille progetti, tipico di Susan.
Non ti piace lidea della sala da t? chiesi, notando il tono con cui laveva detto.
Credo solo che non ci siano cos tanti turisti disposti ad avventurarsi fuori dal paese per bere una semplice tazza di t.
Non aveva tutti i torti. Eravamo appena entrati in paese, si chiamava Polgelly. Le case bianche erano attaccate luna allaltra, e le vie erano cos strette che laccesso era consentito solo ai veicoli dei residenti e ai taxi che ogni estate accompagnavano i turisti dalla stazione al paese e viceversa. Per quanto fosse compatto, il furgone di Mark riusc a passare a malapena.
Un tempo Polgelly era stato un porto rinomato per la pesca, ma con larrivo dei turisti il suo volto era cambiato, aveva perso i connotati pi pratici per trasformarsi in un paese pittoresco, un paradiso per gli artisti, pieno di negozi che vendevano oggetti antichi e manufatti celtici, oltre a cottage adibiti a bed and breakfast con nomi del tipo Il rifugio dei contrabbandieri. Il vecchio negozio vicino al porto dove compravamo sempre fish and chips non era cambiato, cos come quello in cui si vendevano i cubetti di fudge. E anche la Collina, ovviamente, era la stessa di un tempo.
Lavevo sempre chiamata la Collina, dal primo istante in cui cero salita, convinta che al mondo non esistessero altre colline in grado di mettere alla prova la propria resistenza quanto quella. Non si trattava soltanto dellaltezza o della pendenza. Era soprattutto il fatto che, una volta iniziata la salita, ti sembrava di non arrivare mai alla fine: la strada continuava a inerpicarsi attraverso gli alberi che si sporgevano oltre il muro di pietra e i terrapieni, mentre lo sforzo dovuto alla brusca pendenza del terreno ti faceva bruciare i muscoli delle gambe, che non smettevano di tremare neanche dopo aver raggiunto la cima del colle.
Quando eravamo pi giovani e ingenui, scendevamo tutti i giorni per andare a Polgelly a giocare con gli amici di scuola di Mark e Susan, e una volta l ci sedevamo sul muretto del porto a guardare i pescatori al lavoro. Cos, con quella spensieratezza un po sbadata tipica dei bambini, la Collina svaniva dai nostri pensieri, finch non arrivava il momento di risalire. Una volta, percorsi gli ultimi metri sulle spalle di Mark, e fu senza dubbio quello il momento in cui mi presi una cotta per lui.
Stavolta avevamo il furgone, ma persino quello sembr esitare di fronte alla Collina, e mentre salivamo, mi sembr addirittura di sentire il motore ansimare.
Gli alberi, di un verde ancora splendente dovuto alla primavera appena trascorsa, si chiudevano sopra di noi creando un gioco di luci e ombre sul parabrezza della macchina, e dun tratto riconobbi la familiare sfumatura color pervinca delledera che delimitava il ciglio della strada. Allora, come avevo sempre fatto, guardai davanti a me aspettandomi di intravedere i mattoni dei comignoli di Trelowarth House.
Erano la prima cosa che si scorgeva fra gli alberi e il terrapieno, costituito da un tipo di siepe molto diffusa in Cornovaglia e costruito alla vecchia maniera, con delle pietre impilate a spina di pesce e tenute insieme da piante rampicanti e fiori selvatici, sopra cui si inarcavano gli alberi. A un certo punto, sia la siepe che gli alberi si interrompevano, e incorniciata in modo suggestivo dai campi che spuntavano allorizzonte e i boschi in lontananza, compariva la casa.
Trelowarth House aveva resistito per secoli sopra quella collina, con le sue solide mura di pietra grigia capaci di fronteggiare qualsiasi bufera proveniente dal mare. Aveva una struttura semplice, costituita da due piani a forma di L, con la facciata che guardava in direzione delle scogliere e del mare, mentre il lato pi lungo rasentava la strada. A testimonianza dellabilit dei costruttori originari, nessuno dei tanti proprietari che si erano succeduti aveva mai sentito il bisogno di apportare dei cambiamenti. I comignoli, che erano stati accuratamente rinzaffati, erano quelli originali, e alcune finestre avevano ancora i vetri risalenti allet elisabettiana, attraverso i quali le persone che a quel tempo erano vissute l dovevano aver visto passare le vele dellInvincibile Armata.
La casa, tuttavia, non incoraggiava molte fantasie romantiche. Aveva un aspetto cupo e austero, e lunica nota gentile era rappresentata dalle rose rampicanti che si avvolgevano ostinatamente intorno alla struttura di pietra della porta dingresso, in attesa di sbocciare come avevano sempre fatto durante le estati della mia infanzia.
Poco prima di raggiungere la cima della Collina, Mark segu la brusca curva a sinistra e si introdusse nel viale di ghiaia che attraversava ad angolo retto i due metri di manto erboso tra la casa e la strada. I garage si trovavano sul retro, in quelle che un tempo erano state delle stalle, ma Mark parcheggi il furgone di fianco alla casa, e fummo subito presi dassalto da un branco di cani scalpitanti che cercavano di attirare la nostra attenzione saltando e abbaiando.
State gi, bestiacce disse Mark, mentre scendeva per andare a prendere la mia valigia sul retro del furgone.
Scesi anchio con cautela, non perch avessi paura dei cani, ma perch non volevo calpestare le loro zampe accidentalmente. Mi resi conto che erano solo tre, un cocker spaniel nero, un labrador e uno tutto sporco di terra che doveva essere un setter. Insieme a Samson, il piccolo meticcio marrone che era saltato gi dal furgone dietro di me, i quattro cani erano in fondo piuttosto gestibili. Dopo averli accarezzati tutti sulla testa, stropicciato qualche orecchio e grattato qualche fianco, smisero di saltare e iniziarono a scodinzolare con entusiasmo, seguendoci mentre giravamo langolo.
Di fronte alla casa era stato creato un piccolo giardino terrazzato circondato da siepi arrotondate con lo scopo di attenuare il vento. Al di sotto, i prati verdi correvano gi fino al ciglio delle scogliere.
La vista del mare mi colse come sempre di sorpresa. Il meraviglioso panorama che si godeva da quellaltezza mi tolse dun tratto il fiato, tanto che provai quasi un dolore al petto. Le colline verdi si distendevano in vallate, e le macchie scure dei boschi erano punteggiate qua e l dalle chiazze pi chiare dei prugnoli in fiore. Si vedeva anche il porto di Polgelly, con le sue case bianche accatastate luna sullaltra che da l sembravano minuscole. La scogliera disegnava una curva da entrambi i lati, e i fiori di armeria marittima iniziavano gi a spuntare addolcendo la scura roccia frastagliata sottostante. E ancora pi oltre, in lontananza, la distesa blu del mare mosso incontrava le nuvole.
Mark si ferm accanto a me, poi si volt per guardarmi e disse: Non  proprio come la California, vero?
No. Quelloceano aveva qualcosa di diverso rispetto al Pacifico. Sembrava pi vivo. No, qui  meglio.
Non avevo sentito aprire la porta dingresso dietro di noi, ma dun tratto qualcuno mi chiam: Eva! Mi voltai e vidi una ragazza in jeans e maglione rosso, i capelli neri persino pi corti di quelli di Mark. Doveva essere Susan, pensai, ma di certo non lavrei riconosciuta se lavessi incontrata al di fuori di Trelowarth. Lultima volta che lavevo vista aveva sette o otto anni. Adesso era quasi una trentenne, era diventata alta e snella, e aveva un sorriso solare e affettuoso. Mi sembrava di aver sentito il furgone. Il suo abbraccio era altrettanto accogliente. Eva, non sei cambiata affatto.  incredibile. Persino i capelli. Te li ho sempre invidiati mi disse. I miei non cresceranno mai in quel modo.
A dir la verit, non avevo mai fatto molto caso ai miei capelli. A mio padre erano sempre piaciuti lunghi, per questo li tenevo cos. Erano facili da gestire, non avevano bisogno di pieghe particolari e, se occorreva, li legavo dietro la testa.
Comunque questo taglio corto ti sta molto bene dissi a Susan.
S, be, non  stata una mia scelta. Se li accarezz con una mano e sorrise. Ho provato a tingerli di rosso...
Ma sono diventati viola intervenne Mark.
Pi bordeaux, direi precis lei. Ho provato a riparare il danno, ma ho fatto peggio, cos li ho tagliati.
Da sola disse Mark.
Be, ovvio.
Con le mie cesoie da giardino, disse sarcastico Mark sarei riuscito a fare di meglio.
Si sfottevano in modo affettuoso, senza alcuna ostilit, e io iniziai a rilassarmi come riuscivo a fare solo quando mi trovavo in compagnia di amici.
Con unalzata di spalle, Susan ignor lultimo commento di Mark, poi gli disse: Posa la valigia qui, Claire mi ha detto di portarvi al cottage non appena foste arrivati. Ha preparato dei sandwich.
Mark obbed e segu la sorella che si era gi incamminata lungo il viale principale della casa, con i cani che le saltellavano intorno come se avessero captato un po della sua energia. Scendemmo lungo il pendio verde della collina in direzione del mare, verso il punto in cui il vecchio sentiero costiero, battuto dai tanti escursionisti che da Polgelly salivano fino alla cima delle scogliere, scompariva nel Bosco Selvaggio.
Gli avevo dato quel nome lestate in cui Claire mi lesse le avventure di Talpa, Topo e del signor Rospo narrate da Kenneth Grahame nel racconto classico Il vento nei salici. Un capitolo a notte e non riuscii pi a entrare in quel groviglio di alberi secolari senza tendere lorecchio per captare lo zampettio di piccole creature invisibili, e senza avvertire qualcosa di magico nellaria.
Lo sentivo anche adesso, mentre seguivo Mark nella frescura della penombra. Laria allimprovviso era cambiata, la luce era cambiata. Intorno a me gli alberi emanavano un odore intenso, umido e terroso. Si trattava di un bosco molto vecchio, che si estendeva lungo la collina fino alla cima delle scogliere, e gli alberi erano cos fitti che persi completamente di vista il mare. Ero completamente circondata da rami e foglie  in mezzo a distese di campanule blu crescevano querce, sambuchi, prugnoli e pallidi platani spettrali.
Una volta dentro, il sentiero si allargava, permettendo a due persone di camminare tranquillamente una di fianco allaltra, come se avessero avuto bisogno di essere rassicurate mentre si inoltravano in quel luogo fitto di ombre, tra le felci e la vegetazione del sottobosco, e tra gli alberi alti che il vento faceva sussurrare scuotendone le chiome. In quel bosco, per, non avevo mai avuto paura. Era un posto in cui regnava la pace, pervaso dai cinguettii allegri degli uccelli intenti a costruire i propri nidi fra i rami.
Susan, che ci guidava, si volt verso di me. Ci devessere un tasso qui intorno. Claire lha visto disse.
Se davvero ci fosse stato un animale simile al Tasso solitario che viveva nel Bosco Selvaggio del racconto di Grahame, le speranze di vederlo anche solo di sfuggita sarebbero state molto poche, eppure mentre camminavo mi guardai intorno.
Dun tratto mi giunse lodore pungente del fumo che proveniva dal camino del cottage di Claire, e un attimo dopo ci trovammo in una radura, unampia distesa semicircolare ricoperta di erba verde che seguiva il ciglio della scogliera. Da l riuscivo a vedere di nuovo il mare.
Sapevo bene di non dovermi avvicinare a quella scogliera  la roccia dura e frastagliata scendeva a strapiombo sul mare , ma la vista da l era comunque meravigliosa: incorniciati dagli alberi si scorgevano i fiori e lerba e, in lontananza, il riflesso del sole che brillava sullacqua, dove ondeggiavano alcune barche da pesca.
Di fronte a quel panorama, posizionato ai margini della radura, ci attendeva il piccolo cottage con i muri ancora verniciati di giallo chiaro e il tetto spiovente.
Quando ero bambina, il cottage veniva affittato ai turisti, in modo da ricavarne una piccola entrata per Trelowarth, ma lanno prima Claire aveva deciso di trasferirsi l con tutte le sue tele e i colori, lasciando la casa pi grande ai due figli acquisiti. Non potevo di certo biasimarla. Allinterno Trelowarth House era magnifica, ma si trattava comunque di una vecchia struttura che richiedeva molti lavori di manutenzione. Era umida e piena di spifferi, e aveva un impianto elettrico obsoleto, mentre quel piccolo cottage costruito negli anni Venti era molto pi intimo e confortevole.
Non ci fu bisogno di bussare. Entrammo dentro tutti e tre, seguiti dai cani, riversandoci in salotto. Claire, che stava leggendo, pos il libro e si avvicin stringendomi nel terzo abbraccio affettuoso che ricevevo quel pomeriggio.
Claire Hallett era una donna immune al trascorrere del tempo. Pur essendo prossima ai sessanta, sembrava in perfetta forma, proprio come lo era stata tanti anni prima. Aveva un taglio un po pi corto e una tonalit di biondo pi chiara per via dei capelli bianchi, ma portava ancora i jeans ed emanava la stessa energia di un tempo, la stessa forza vitale. Con quellabbraccio sembr volersi caricare di tutti i miei pesi.  cos bello averti qui disse. Ci  dispiaciuto molto per Katrina.
Poi, per, cambi subito argomento. Forse aveva immaginato che, essendoci appena ritrovati, un atteggiamento troppo compassionevole mi avrebbe fatto versare lacrime che non ero ancora pronta a mostrare. Si mise a parlare del cottage e di alcuni progetti riguardo allarredamento, e cos, nel giro di poco, ci ritrovammo tutti in cucina, seduti intorno al vecchio tavolo traballante con una gamba pi corta delle altre, a bere il t forte di Claire e a mangiare sandwich con formaggio e sottaceti come se fossero passati soltanto alcuni mesi dallultima volta che ci eravamo visti.
Susan mi inform della sala da t che avrebbe voluto aprire. Mark ovviamente non  daccordo mi disse. Non  mai stato molto propenso ai cambiamenti.
Non si tratta di questo replic Mark in tono paziente.  per il semplice fatto che non c una vera e propria domanda.
Be, la creiamo noi, no? Te lho gi detto, se apriamo i giardini ai turisti, verranno autobus pieni di gente.
Gli autobus non riescono ad attraversare Polgelly.
Vorr dire che troveremo un altro modo per portarli qui, tramite la strada che passa per St Non. I turisti ci si fermerebbero comunque per vedere la sorgente sacra, poi potrebbero venire qui per pranzo. Poi si rivolse alla madre in tono sicuro: Tu sei dalla mia parte, vero?
Io voglio restarne fuori. Claire si chin tra loro due per versarmi unaltra tazza di t. Ho lasciato a voi il compito di gestire Trelowarth, dovrete cavarvela da soli.
Susan alz gli occhi al cielo. S, okay, ci hai ceduto Trelowarth, ma sappiamo tutti che non riusciresti mai...
Se vuoi un parere, le disse Claire con gentilezza dovresti chiedere a Eva. Come sai, il suo lavoro consiste nel promuovere eventi e nel gestire le relazioni pubbliche.
Dun tratto Susan e Mark mi stavano guardando, allora scossi la testa. Penso che debba restarne fuori anchio.
Mark era chiaramente divertito. Mi dispiace, ma non credo sia possibile, dal momento che si tratta di Susan. Ti dar il tormento per tutto il tempo che rimarrai qui.
Ti fermerai per un po, vero? Non starai solo per il weekend? mi chiese lei.
Vedremo.
Claire, che mi stava osservando in silenzio, guard la mia mano.  lanello di tua madre questo?
S. Era il Claddagh Ring che mi aveva dato Bill in ospedale, dopo averlo sfilato dal dito senza vita di Katrina. Mia madre laveva ricevuto dalla nonna irlandese che si era trasferita in Cornovaglia e che, come da tradizione, aveva tramandato quel piccolo anello doro, simbolo dellamore eterno, formato da due mani coperte dai guanti che tenevano un cuore sormontato da una corona.
Claire mi rivolse un sorriso comprensivo, come se avesse capito il motivo che mi aveva condotto fin l. Appoggi la mano calda sopra la mia, e disse: Rimani per tutto il tempo che vuoi.

3
Quando uscimmo dal Bosco Selvaggio attraverso il sentiero costiero e iniziammo a salire lungo il pendio della collina che conduceva a Trelowarth House, il sole era ormai cos basso che le nostre ombre si erano allungate di fronte a noi, e le finestre della casa brillavano del suo riflesso, guardandoci mentre ci avvicinavamo.
I cani, rimasti in paziente attesa durante la visita a Claire, si erano messi a saltellare intorno a Susan.  ora di mangiare ci inform lei, prima di portarli sul retro. Di solito era da l che entravamo in casa, passando attraverso la cucina; Mark per aveva lasciato la valigia vicino allentrata principale, perci lo seguii verso la porta anteriore munita di scalini e di un architrave circondato dai viticci.
Una volta dentro, Mark accese la luce e io fui contenta di vedere che la casa non era cambiata: nellampio atrio quadrato cera lo stesso rassicurante odore di legno antico, tappeti di lana e muffa. Un tempo quel luogo doveva essere rivestito dello stesso legno rossiccio della porta del salotto sulla mia sinistra e delle scale che portavano al piano di sopra, dove cerano le camere, ma di recente qualche Hallett doveva aver fatto intonacare le pareti nel tentativo di rendere pi accogliente quellatrio sontuoso.
Sulla sinistra, oltre limponente scala, un piccolo corridoio conduceva sul retro, nella sala ricreazione e nella cucina, mentre a destra cerano le porte della sala da pranzo e del salone pi grande.
Mark era rimasto in piedi di fianco a me con la valigia in mano. Non sapevamo se avessi preferito stare nella tua vecchia camera, o...
La loro premura mi commosse. S, certo.
Mi fece andare avanti. Le scale erano antiche quanto la casa, partivano dallatrio formando un angolo retto, poi si interrompevano in un pianerottolo prima di ripiegarsi su s stesse proseguendo fino al primo piano. Gli scalini di pietra erano scavati al centro, consumati dai piedi che per secoli li avevano calpestati, mentre il pianerottolo ed entrambe le pareti ai lati della scala erano ancora rivestiti del materiale originale, un legno che aveva lo stesso color mogano delle vecchie porte al piano terra. E cos, mentre salivo, mi sentii come se fossi tornata indietro nel tempo.
Il primo piano aveva un aspetto meno antiquato, grazie ai tappeti che ricoprivano i vecchi pavimenti e la carta da parati a righe che donava luce allambiente. Alcuni mobili mi sembravano nuovi, ma comunque quel posto era rimasto come me lo ricordavo.
Sapevo bene qual era la porta che conduceva alla camera che avevo sempre condiviso con Katrina. Sul lato anteriore della stanza, nellangolo pi vicino alla strada, cerano tre finestre: due che guardavano il mare e una che dava sul vialetto. Di fianco a questultima cera un caminetto corredato di un parafuoco con un ricamo a fiori sul davanti.
Il letto a due piazze era rimasto nello stesso punto, con la testiera appoggiata alla parete ovest in modo che la parte inferiore fosse rivolta verso il caminetto. Io e Katrina avevamo sempre dormito in quel letto. Tra di noi cerano sei anni di differenza e io per lei dovevo essere stata una vera seccatura, la tenevo sveglia con le mie chiacchiere e le rubavo di continuo le coperte.
Quel ricordo mi provoc un sorriso, nonostante fosse tornato a farsi sentire il dolore per la perdita. Quando Mark comparve sulla soglia, cercai di reprimere quella sensazione e di ritrovare la voce. Hai tolto i quadri. Quelli del vecchio pastore e di sua moglie dissi.
Ah, s. Guard sopra il letto, dove stavo guardando anchio. Sono in sala da pranzo, credo.
Meglio cos. Sembravano fissarti con quei loro occhi.
Mark appoggi la valigia sul letto e rimase per un attimo in silenzio, guardandosi attorno con laria distratta, poi si volt verso di me. Allora, come stai?
Cercai di evitare il suo sguardo. Bene. Sto bene.
Non  vero.
Star bene. Dicono ci voglia del tempo.
Be, se hai bisogno di parlare, sono qui.
Lo so.
Mi pass a fianco toccandomi leggermente la spalla. Il posto lo conosci, fai come se fossi a casa tua.
Grazie.
La porta aveva la serratura, ma da bambine non ci era permesso chiudere a chiave, e non sentii il bisogno di farlo ora.
A dir la verit in quella stanza le porte erano tre. Trelowarth House doveva essere stato il posto perfetto per un contrabbandiere: le porte conducevano da una stanza allaltra, oltre che in corridoio, una peculiarit che rendeva la casa anche il luogo migliore in cui giocare a nascondino. E cos, allo stesso modo in cui i contrabbandieri erano riusciti a evitare la cattura sgusciando tra una stanza e laltra, mentre gli uomini della dogana li cercavano, noi bambini ci intrufolavamo di nascosto nelle varie stanze del piano di sopra sotto gli sguardi frustrati di chi si trovasse l.
Nella mia camera, oltre alla porta principale che dava sul corridoio, ce nera unaltra, sulla stessa parete, che conduceva alla stanza posta sul lato est della casa, che Claire usava per cucire e che quasi mai veniva riservata agli ospiti, perch dallo studio a fianco vi filtrava spesso il fumo del sigaro di zio George.
La terza porta era vicino alla testiera del letto e conduceva a una piccola camera che, da quello che ricordavo, veniva usata come magazzino.
Non ebbi voglia di guardarci dentro. Il giorno dopo avrei avuto tutto il tempo per curiosare. Mi misi seduta sul letto, facendo cigolare le molle, e mi guardai intorno con gli occhi di quando ero bambina. La stanza non era cambiata molto in quei ventanni. Le pareti erano ancora dipinte di un tenue verde acqua, e cerano lo stesso copriletto bianco con le frange e le stesse tende di pizzo sollevate dalla brezza di maggio che soffiava attraverso la finestra semiaperta. Sopra le grandi assi di legno del pavimento, tra larmadio e una piccola sedia a dondolo vicino al caminetto, era stato sistemato un vecchio tappeto logoro. E sopra il cassettone, tra le finestre che davano sul lato anteriore della casa, cera ancora appeso lo specchio di un tempo con la cornice bianca.
Di mattina, quella era la prima stanza a essere illuminata dal sole, ma ormai si stava facendo sera e la camera era pervasa dalle ombre. Avrei potuto accendere la luce, ma non lo feci. Mi distesi sul letto, invece, con le mani dietro la testa.
Avevo intenzione di rimanere cos soltanto per un momento, poi mi sarei data una rinfrescata e sarei scesa di sotto. Ma distesa nella penombra di quella stanza dal soffitto alto, con la brezza del mare che mi accarezzava dolcemente il viso, iniziai a sentire le gambe e le braccia appesantite dalla stanchezza, tanto che non riuscii pi a muoverle, e forse non ne avevo nemmeno voglia.
Quando i passi sicuri di Mark si diressero di sotto e attraversarono latrio, io avevo gi perso coscienza.
Mi resi conto dellerrore che avevo fatto qualche ora dopo, quando fui svegliata di soprassalto da un sogno agitato e mi ritrovai avvolta dal buio della casa assopita. Mi girai per accendere la luce della lampada sul comodino, poi guardai lorologio e vidi che era quasi mezzanotte.
Maledizione. Avevo dormito troppo, ormai non sarei pi riuscita a riprendere sonno, per quanto avessi bisogno di riposare. E ne avevo davvero bisogno. Il cambio di fuso orario e le lunghe ore di viaggio si stavano facendo sentire, e se non mi fossi rimessa subito a dormire, lindomani mattina ne avrei pagato le conseguenze.
Cercai di darmi una sistemata. Mi alzai e mi infilai il pigiama, poi mi rannicchiai sotto le coperte e spensi la luce. Niente da fare. I minuti scorrevano, e io non riuscivo a addormentarmi.
Maledizione ripetei. Cos mi arresi e andai a frugare nella borsa.
Il mio medico mi aveva assicurato che era normale soffrire di insonnia quando si aveva subto un lutto, cos mi ero fatta prescrivere delle pillole per dormire. Non le avevo mai usate, ma le avevo comunque portate con me, in caso ne avessi avuto bisogno.
Ne presi una e tornai a letto, facendo attenzione a non tirare troppo le coperte verso di me, e mormorando buonanotte verso quello che avrebbe dovuto essere il posto di mia sorella.
Quando mi svegliai, il mio primo pensiero fu che non ero da sola.
Sapevo dove mi trovavo. La mia mente aveva gi elaborato i segnali e li aveva distinti tra i vari sensi: il verso dei gabbiani, lodore dellaria, e la luce del sole che filtrava nella stanza attraverso le finestre prive di imposte. Sentii delle voci sommesse non molto lontano da me; erano poco pi di un sussurro, come di chi stesse parlando senza voler svegliare qualcuno che dormiva. Immaginai fossero Mark e Susan, ma non ne ero certa perch entrambe le voci sembravano maschili. Riuscii ad afferrare solo qualche parola: una era via, poi sentii impossibile, in modo piuttosto chiaro.
Dun tratto cal il silenzio. Poi ricominciarono a parlare. Stavolta le voci erano pi vicine alla mia testa, e allora mi resi conto che dovevano provenire dalla stanza a fianco, la camera pi piccola.
Forse erano degli operai. Le vecchie case come Trelowarth richiedevano sempre qualche lavoro di manutenzione e, mentre eravamo da Claire, Mark aveva accennato a dei problemi con limpianto elettrico. Ero ormai abbastanza sveglia da sentirmi un po a disagio per la presenza di quei due uomini estranei nella stanza accanto, cos allungai una mano e serrai la porta vicino alla testiera del letto che conduceva nellaltra camera.
Le serrature delle porte erano antiche, di quelle che si abbassavano con il pollice, ed essendo prive della toppa, sopra era stato aggiunto un piccolo catenaccio scorrevole che si chiuse con uno scatto deciso. Cos potei vestirmi con pi tranquillit.
Lungo il corridoio incontrai Mark che stava salendo. Ah, bene, ti sei alzata disse. Susan sta preparando la colazione e mi ha appena mandato a vedere se fossi sveglia. Come hai dormito?
Molto bene, grazie. Accennai con la testa alla camera accanto alla mia, e aggiunsi: Puoi dir loro che mi sono svegliata, non c bisogno che parlino cos piano.
Mark mi guard. Loro chi?
Gli operai, dissi o chiunque essi siano. L dentro.
Lui continuava a guardarmi in modo strano, poi apr la bocca per replicare, ma la richiuse subito, come se volesse accertarsi di qualcosa prima di parlare. And ad aprire la porta della stanza e ci infil la testa dentro. Non c nessuno qui disse in tono sicuro.
Controllai anchio. Ma li ho sentiti. Due uomini. Stavano parlando.
Forse erano fuori.
Le voci non sembravano provenire da fuori.
A volte i rumori ci confondono, mi disse lui nelle vecchie case come questa.
Non convinta, controllai unultima volta la stanza vuota, poi lasciai che Mark richiudesse la porta.
Vieni a fare colazione disse.
Di sotto, Susan stava preparando una ricca colazione che comprendeva delle salsicce, messe a friggere in padella insieme ai pomodori infarinati, uova, toast, succo di frutta, e un caff dallaroma intenso e celestiale che mi svegli del tutto.
Susan si volt, e con la spatola in mano mi indic il tavolo. Siediti,  quasi pronto.
La cucina era stata rinnovata, il tavolo era pi grande di quanto ricordassi, ma era posizionato nello stesso punto, vicino alla finestra che dava su quello che un tempo era stato il cortile della stalla, e che ora era circondato da alcuni alberi, mentre la vecchia stalla era stata convertita in un garage. Presi il mio posto di sempre, in modo da appoggiare la spalla alla finestra e guardare oltre il cortile, verso i giardini terrazzati protetti da alte mura di mattoni.
I giardini erano separati luno dallaltro e ognuno aveva un nome: quello pi vicino alla casa si chiamava Giardino Inferiore; poi cerano il Giardino Centrale e il Giardino Superiore, il pi grande, e infine il mio preferito, il Giardino della Quiete, che amavo soprattutto per il nome.
Erano il lascito del trisavolo di Mark e Susan, che era tornato dalla guerra boera con una gamba sola e un bisogno assoluto di tranquillit. La nostalgia per i tempi in cui la vita era pi semplice laveva portato a coltivare alcune variet di rose tradizionali, che stavano scomparendo a causa della nascita di ibridi moderni che avevano la capacit di fiorire pi volte in una sola stagione, e che per questo erano molto richiesti.
Disprezzando quel nuovo tipo di piante perenni, luomo si era preso cura delle sue rose con una passione che aveva trasmesso anche ai suoi discendenti, e il duro lavoro e gli investimenti compiuti dai successivi Hallett avevano permesso alla famiglia di diventare una delle imprese pi importanti del paese nella coltivazione delle rose antiche. E cos, grazie alla loro cura maniacale, quei giardini ora ospitavano delle variet che, se non fosse stato per Trelowarth, col tempo si sarebbero perse del tutto.
Lo sfrigolio che proveniva dai fornelli mi fece distogliere lo sguardo dalla finestra, e mi misi a osservare Susan mentre girava le salsicce.
Comunque, dissi non dovevi darti tanto disturbo. Sarebbero stati sufficienti dei cereali e un po di latte.
Mark vers il caff e me ne porse una tazza, poi si mise seduto di fronte a me. Non  per te mi rassicur. Sta cercando di ammorbidirmi.
Non  vero protest Susan.
Mark continu. Quindi suppongo sia una coincidenza il fatto che qui sul tavolo ci sia la tua ingombrante cartella con i progetti per la sala da t.
Volevo solo darci unocchiata.
O, forse, volevi farli vedere a Eva.
No. Susan tolse le salsicce dalla padella e appoggi un piatto di fronte a Mark in modo brusco.
Lui, noncurante, punt la forchetta verso il raccoglitore. L dentro ci sono anche le leggende su Trelowarth e altre scemenze simili, giusto?
Susan mi pass il piatto, e con il suo in mano si mise seduta. Certo.
Bene. Quindi puoi tranquillizzare Eva sul fatto che qui non c nessun fantasma.
Ora toccava a me protestare. Non ho mai detto...
Perch mai dovrebbe pensare che ci sia un fantasma? chiese Susan.
Ha sentito le voci di alcuni uomini di sopra.
Magari disse dimpulso Susan.
Mark le sorrise. Magari ci fossero degli uomini di sopra?
No, scemo. Magari ci fosse un fantasma. Allora s che verrebbero i turisti.
Mark le fece notare che dipendeva dal tipo di fantasma.
Lei lo ignor e mi chiese che cosa stessero dicendo le voci. Io alzai le spalle.
Non sono riuscita a sentire.
Forse sono venuti per darci un avvertimento disse Mark, poi con voce cupa e spettrale aggiunse: Non realizzate una sala da t a Trelowarth.
Lo vedi? disse Susan, cercando il mio appoggio. Lo vedi con chi ho a che fare?
In fondo, per, mi vuoi bene replic il fratello, con un sorriso sicuro.
Be, s, ringrazia che ti voglia ancora bene.  lunica cosa che mi trattiene dal conficcarti in giardino insieme alle tue rose.
Mark ignor la minaccia, e si rivolse a me. Allora, che programmi hai per oggi?
Non lo so. Credo che dovrei occuparmi di... di quello per cui sono venuta.
Le nostre espressioni si fecero dun tratto serie. Mark abbass lo sguardo sul piatto e riprese a mangiare in silenzio, poi mi chiese: Sai dove?
Pensavo iniziai a dire, ma mi bloccai, cercando di farmi forza. Pensavo su al Faro. Lui non reag, ma io sentivo comunque il bisogno di spiegare. Avrebbe voluto stare nel posto in cui si  sentita pi felice.
Mark fece un breve cenno con la testa. Allora mi sembra perfetto. Poi, dopo un po, aggiunse: Vuoi che venga con te?
Sembr offrirsi quasi per caso, ma qualcosa nel suo tono mi spinse a chiedergli: Ti piacerebbe?
S mi rispose, scostando il piatto mezzo vuoto.
Guardai il cielo che si stava schiarendo. Aspettiamo che venga fuori il sole.
Giusto. Si alz in piedi, pur non avendo ancora finito il caff. Fammi sapere, allora, quando sei pronta. Poi and a mettersi al lavoro.

4
Lamava davvero, non credi? Mentre sciacquava i piatti della colazione, Susan pieg la testa di lato con un gesto che mi sembr quasi familiare. Non dico che in tutti questi anni si sia consumato damore per lei, ha anche avuto alcune relazioni serie, ma credo che tua sorella fosse una persona speciale per Mark.
Schiacciai un pezzetto duovo con il coltello. Be,  stata il suo primo amore dissi. Almeno da quello che Mark le disse. So quanto fossero uniti. E il primo amore non si scorda mai.
No, credo di no. Susan si accigli. A dir la verit, non me li ricordo comerano insieme, avevo solo sette anni. Io giocavo quasi sempre con te. Katrina e Mark sembravano cos grandi. Riemp il lavandino dacqua e sapone, e io mi sarei alzata per aiutarla se non me lo avesse impedito. Siediti. Sei unospite.
Non sono quel tipo dospite. Voglio aiutarti.
No insist lei. Dalla sua espressione capii che era irremovibile, cos rimasi seduta al tavolo mentre lei lavava le posate. Chi  stato il tuo primo amore? mi chiese. Quella domanda spezz latmosfera triste che si era creata tra di noi, riportando un po di allegria nella stanza.
Feci un sorriso. Un ragazzo che frequentava la mia scuola, a Vancouver. Giocava nella squadra giovanile di hockey, e io passavo tutti a weekend a congelarmi sulle piste di ghiaccio. La mia storia non era cos romantica come quella di Mark e Katrina. E il tuo?
Lo sto ancora aspettando disse Susan. Sono troppo esigente, Mark me lo dice sempre. Vorrei quello che hanno avuto mio padre e Claire.
Be, allora dovrai aspettare per un bel po di tempo. Nemmeno il rapporto tra i miei genitori, cos devoti luno verso laltra, aveva mai eguagliato quello tra zio George e Claire. Gli Hallett erano stati una di quelle rare coppie capaci di crearsi un piccolo mondo tutto loro, in cui nessun altro sarebbe potuto entrare. Due anime gemelle.
Susan asciug una tazza con il panno. Lo so. Ma credo valga la pena aspettare. E ci non vuol dire che nel frattempo non possa permettermi qualche avventura.
Lei era nata per vivere avventure. Nonostante fosse la pi giovane di noi quattro, era quella pi propensa a esplorare, a oltrepassare i confini, e lavevano provato spesso le sue ginocchia sbucciate e le numerose fasciature. Da quel poco che avevo potuto notare, intuivo che quel temperamento risiedesse ancora nella donna che era diventata, e che la sua mente fosse ancora in grado di varcare le barriere imposte dagli altri.
Per questo mi chiedevo come mai fosse tornata l, in quel piccolo pezzo di mondo dovera Trelowarth.
Mark mi ha detto che vivevi vicino a Bristol provai a dire.
Lei mi guard. Ah, s? Ebbi la netta sensazione di aver toccato un nervo scoperto, pur senza volerlo, ma Susan fece finta di niente. Be, s, gestivo un servizio di catering lass. Mark te lha detto?
No, non me laveva detto, cos colsi loccasione per cambiare argomento. Allora saprai far funzionare a meraviglia la tua sala da t.
Lo spero. Insomma, Mark non ne fa mai cenno, ma io so che non  stato facile in questi ultimi anni, da quando gli investimenti di nostro padre... Si blocc, guardandomi, poi si volt dallaltra parte e di certo avrebbe cominciato a parlare daltro se non lavessi fermata.
Susan.
S?
Trelowarth ha problemi economici? Riuscivo a percepire la sua riluttanza. Quanto gravi? le chiesi.
Abbastanza gravi. Ma non dire a Mark che te lho detto, o conficcher me nel giardino insieme alle rose.
Per gestire un posto grande come quello dovevano essere necessari molti soldi. Oltre alla casa, cera la terra  non solo i giardini, ma anche i campi in cui di fatto crescevano le rose. Bastavano due uomini per sbrigare la maggior parte del lavoro, ma con la scomparsa di zio George, Mark sarebbe stato costretto ad assumere qualcuno che lo aiutasse. I mesi invernali erano i pi impegnativi, bisognava estrarre le rose a radice nuda e spedirle, in modo da evadere gli ordini che arrivavano durante lanno, mentre quelle che rimanevano dovevano essere piantate in vaso e consegnate ai vivai che vendevano le rose di Trelowarth. Ma anche in questo periodo dellanno cera molto da fare. Occuparsi di Trelowarth era un lavoro a tempo pieno.
Comunque, disse Susan  per questo che sono tornata. Per cercare di dare una mano.
E da qui lidea della sala da t.
Esatto. Nostro padre diceva che un giorno ne avrebbe voluta aprire una. Cos ho pensato che se realizzassimo una sala da t e consentissimo ai turisti di visitare i giardini, potremmo ricavarne qualche soldo e faremmo conoscere alla gente il nostro prodotto. Fece un sorriso sarcastico. Mi sono studiata un po di marketing, si nota?
Brava.  proprio quello che devi fare. Mi cadde locchio sul raccoglitore rimasto sopra il tavolo. Ti dispiace se do unocchiata?
No, fai pure. Basta che...
...non lo dici a Mark. Lo so. Presi il raccoglitore. Perch  cos contrario alla sala da t?
Susan mise a scolare lultima tazza e tolse il tappo dal lavandino per vuotarlo. Non direi che  contrario, fa solo un po di resistenza perch lidea non si addice alla visione che ha di Trelowarth. Mark  un purista, come mio nonno. Non  propenso al cambiamento. Fece un sorriso. Se vuoi saperlo, credo che non voglia condividere le sue rose con degli estranei.
Lessi i suoi appunti mentre finivo il caff, e a un certo punto ruotai leggermente un disegno per capire meglio. Quindi vorresti fare la sala da t laggi dissi, puntando il dito verso un groviglio di vegetazione fuori dalla finestra, oltre la distesa derba dove un tempo cera il cortile della stalla.
Esatto, nella vecchia serra di nostro padre.  caduta in disuso, ma limpianto idraulico  ancora funzionante e il vetro  in buone condizioni. Mi hanno detto che non sar difficile convertirla. Venne accanto a me per esaminare i progetti. Pare che i nonni di Claire si siano conosciuti in una sala da t. Ci ha raccontato la storia,  molto romantica. Devo chiederle se si ricorda come si chiamava quel posto. Potremmo dare lo stesso nome alla nostra sala da t, attribuendole un po di quella storia.
Era il tipo di progetto che sarebbe piaciuto a mia madre, data la sua passione per la storia. Se fosse stata ancora viva, avrebbe passato il tempo immersa nei documenti per cercare di portare alla luce anche il pi piccolo dettaglio sul passato di Trelowarth.
Lo dissi a Susan, ma lei mi fece notare che si sarebbe annoiata a morte. La mia famiglia  piena di persone banali. Hanno vissuto qui per almeno due secoli. Continuo ancora a sperare che esca fuori un contrabbandiere o un pirata, qualche famigerato personaggio che attiri i turisti.
Qualcuno di famoso potrebbe andar bene comunque. Rimanendo concentrata sui disegni e gli appunti, le dissi: Non dimenticarti che una nota star del cinema veniva a trascorrere lestate qui.
No replic lei. Non sarebbe giusto usare il nome di Katrina. E Mark non lo permetterebbe mai. Conosci mio fratello.
S, lo conoscevo bene. Il tempo poteva cambiare il nostro aspetto esteriore, ma in fondo restavamo gli stessi, ognuno con le proprie caratteristiche. E cos, quando poco dopo andai fuori portando con me la scatola delle ceneri, non avevo dubbi su dove avrei trovato Mark. La mattina iniziava a lavorare sempre nella terrazza pi alta, per poi scendere verso le altre. Era nel Giardino della Quiete, intento a strappare le erbacce. Aveva gli stivali incrostati di fango, i capelli scompigliati dal vento e indossava una vecchia giacca di jeans simile a quella che aveva nei miei ricordi quando lavorava tra le rose.
Quando mi vide entrare dalla porta di legno dellalto muro di pietra, si blocc. Pur non essendo coperto dal tetto, quello spazio pervaso di quiete era riparato dal vento che, trasportando le minuscole gocce di acqua salata, avrebbe rischiato di bruciare i petali e le foglie dei fiori. Sei pronta? mi chiese Mark, notando cosa avevo in mano.
Quando vuoi.
Si tolse i guanti e riordin gli attrezzi nel piccolo capanno, poi si mise in spalla uno zaino logoro e mi accompagn fuori dal giardino.
La passeggiata fino al Faro era una delle pi belle che si potessero fare a Trelowarth. Scendemmo di nuovo lungo la collina attraverso il sentiero costiero, poi attraversammo il Bosco Selvaggio come se dovessimo andare da Claire. Ma una volta l, superammo il cottage per infilarci ancora una volta in un bosco, sempre percorrendo il sentiero. Quando uscimmo, ci ritrovammo dallaltra parte, vicino alla cima delle scogliere, cos vicino da sentire limpeto delle onde che si infrangevano sugli scogli neri e la spiaggia di ciottoli. A quel punto lasciammo il sentiero e, camminando nella direzione opposta al mare, raggiungemmo un ampio terreno in pendenza, dove alcune mucche pascolavano pigramente con la testa chinata sullerba, non prestandoci alcuna attenzione mentre scavalcavamo la staccionata.
Mark mi aiut, poi rimase in piedi di fronte a me con la testa bassa e laria pensierosa. Sapevo perch.
Aveva portato spesso Katrina lass, durante la loro ultima estate. Era il loro posto speciale, un posto in cui fuggire dagli adulti e da noi bambine, dove poter stare da soli. Ero troppo piccola, allora, per essere la confidente di mia sorella, troppo piccola perch mi raccontasse di cosa parlavano quando venivano l insieme. Sapevo solo che dopo che era stata al Faro con Mark, tornava raggiante come il sole, sollevandosi da terra come le farfalle che mi stavano danzando intorno ai piedi, mentre camminavo tra le campanule blu in mezzo allerba mossa dal vento.
Mark stava passeggiando in compagnia dei suoi ricordi.
Anchio avevo i miei. Mia madre, che amava tanto la storia, adorava il Faro. Era cos che veniva chiamato quellantico reperto testimone dei tempi in cui, lungo tutta la costa della Gran Bretagna, in cima alle colline erano posizionati dei segnali di fuoco pronti per essere accesi in caso demergenza. Servivano a un duplice scopo: avvertire chiunque li vedesse di uscire armati per combattere il nemico, e allo stesso tempo comunicare a Londra che cera un pericolo in arrivo. Durante il regno di Elisabetta I, quel faro a Trelowarth veniva usato per segnalare lavvistamento delle vele dellInvincibile Armata.
A quei tempi il Faro doveva essere impressionante da vedere: una struttura in pietra pi alta di un uomo, simile ai Cromlech neolitici che ancora si potevano vedere appollaiati in cima alle colline della zona, ma con una fascina di rami appoggiata sulla sommit e pronta per essere accesa. Le parole di mia madre avevano impresso nella mia mente unimmagine cos vivida di quella storia che, quando andavamo l a fare un picnic, avvertivo sempre limpulso di controllare se allorizzonte fosse comparsa in modo furtivo una vela spagnola, e a volte mi guardavo intorno, lungo la costa, per vedere se in lontananza fosse stato acceso qualche altro segnale di fuoco.
Ora che avevamo raggiunto la cima della collina avvertivo la stessa sensazione. Ci trovavamo in una radura disseminata di vecchie pietre segnate dalle intemperie. Erano cadute formando una specie di cerchio, e si poteva soltanto intuire la loro funzione originaria. Al centro, simile a un tavolo basso, cera una pietra con un lato spaccato.
Da l si godeva di una vista incontrastata: riuscivo a vedere lintera costa estendersi tra un promontorio e laltro, la spuma bianca delle onde che si infrangevano sulle scogliere nere e le spiagge di ciottoli scuri, e il mare blu sovrastato dal sole caldo e luminoso.
Appoggiai la scatola che conteneva le ceneri di Katrina sul tavolo di pietra e guardai Mark, che a sua volta mi stava guardando.
Infil una mano dentro lo zaino che si era portato dietro e tir fuori tre bicchierini di carta, di quelli che di solito si trovavano accanto ai distributori di acqua, insieme a una bottiglia verde scuro. Bisogna fare le cose per bene disse.
Che cos?
Sidro. Quando io e Katrina venivamo qui, ne portavamo sempre una bottiglia con noi.
Sidro?
Succo di mela. Alcolico. Ne vers un po in un bicchiere, che pos sulla scatola di legno, poi riemp gli altri due e ne porse uno a me. Sollev il suo come per fare un brindisi. A... disse, ma non gli vennero le parole. Be, al diavolo concluse, e si scol il bicchiere.
Mentre anchio bevevo, Mark vers il terzo bicchierino sulla scatola, poi si scans e mi fece un cenno con la testa. Tocca a te.
Con le mani che mi tremavano, aprii la scatola. Vorrei leggere qualcosa.
Mark mi guard e rimase in attesa.
Da Il profeta spiegai. Il profeta di Kahlil Gibran. C un passaggio sulla morte che a Katrina piaceva molto. Lha letto al funerale dei nostri genitori.
Avevo infilato il foglio piegato in una tasca, lo tirai fuori e lo distesi contro il vento.
Che cos morire, lessi se non stare nudi nel vento e disciogliersi nel sole? E che cos emettere lestremo respiro se non... se non... Le parole mi morirono in gola, non riuscivo a proseguire. Allora Mark mi tolse delicatamente il foglio dalle mani e continu a leggere con la sua voce ferma. Mi voltai verso il mare e mi lasciai accecare dalla luminosit dellacqua, mentre Mark terminava il passaggio.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esiger il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Mi sembr un momento perfetto. Inclinai la scatola e lasciai cadere le ceneri.
Accanto a me, Mark sussurr: Che tu possa danzare, ora.
E cos fecero le ceneri trasportate dalla brezza, e per un istante, sopra quella collina illuminata dal sole, noi tre fummo di nuovo insieme. Poi furono sollevate da un vortice di vento e spinte a ovest, verso linfinita e scintillante distesa dacqua.

5
Sai, dissi a Mark credo di essere ubriaca.
Eravamo ancora seduti sul terreno freddo in cima alla collina, circondati dalle vecchie pietre del Faro che ci offrivano riparo dal vento che soffiava con forza tra lerba e i fiori selvatici.
Guardai il mio bicchierino di carta. Mi ripeti il nome di questa cosa?
Sidro.
Sidro. Dovevo ricordarmi come si chiamava, in modo da evitare di berlo in futuro. Allinizio sembrava un comune succo di mela, poi di colpo ti accorgevi di essere completamente ubriaca.
Finiscilo tu dissi.
Senza dire una parola, Mark vuot la bottiglia nel suo bicchiere, poi, con i gomiti appoggiati al tavolo di pietra, si mise a guardare il mare in fondo alla collina, dove stavo guardando anchio. E come me, nemmeno lui sembrava avere fretta di andarsene.
Quando hai intenzione di ripartire? mi chiese, come se mi avesse letto nel pensiero.
A dir la verit, non  detto che torni. In lontananza, la minuscola macchia bianca di un gabbiano vortic sopra lacqua per poi immergersi lentamente. Seguii il suo volo con lo sguardo leggermente sfocato. Non ho un lavoro, n un appartamento, ho lasciato entrambi. Quella non  pi casa mia, da quando... Alzai le spalle, senza finire la frase. Quando Bill mi ha dato le ceneri, ci ho messo molto per capire dove avrei dovuto spargerle. Per capire a quale posto appartenesse mia sorella. E cos mi sono anche chiesta a quale posto appartenessi io, ora che lei se ne  andata. Ho degli amici a Los Angeles, ma non sono veri amici. Non quel tipo di persone su cui puoi fare davvero affidamento. E il luogo in cui vivevo... be, mi piaceva, per non era... non era...
Casa?
No. Mi confortava il fatto che capisse. Pensavo che potrei cercare qualcosa da affittare qui intorno. Un piccolo cottage, magari.
Credo che ormai sar tutto pieno per lestate disse lui. Poi, quando si accorse della mia delusione, aggiunse: Ma con larrivo dellautunno ci sar pi scelta, e nel frattempo puoi continuare a stare da noi.
Oh, Mark, non posso. Non voglio disturbare.
Ma perch? La stanza c mi fece notare. Sei sempre stata da noi destate.
Quel suo tono determinato mi era familiare. Sapevo che non lavrei spuntata, cos gli dissi semplicemente: Be, per dovrai lasciarmi pagare.
Col cavolo.
I soldi non sono un problema per me, Mark. Ne ho pi di quanti mi servano. Non posso stare qui e lasciare che vi prendiate cura di me, quando... Mi fermai in tempo, ricordandomi che non avrei dovuto sapere delle difficolt finanziarie di Trelowarth.
Mark mi lanci unocchiata torva. Quando cosa?
Niente.
Tra di noi piomb il silenzio. Il suo sguardo divenne pi consapevole. Cosa ti ha detto Susan?
Niente.
Non ero mai stata molto brava con le bugie, ma lui non cerc di indagare e, dopo aver studiato il mio volto per qualche secondo, torn a guardare il mare. Gli amici non pagano mi disse.
Non cera modo di averla vinta, cos cambiai strategia. Lascia comunque che mi sdebiti. Feci una pausa, cercando di organizzare i pensieri in mezzo alla confusione mentale causata dallalcol, sia perch quellidea mi era appena venuta in mente, sia perch dun tratto mi sembr qualcosa di entusiasmante, qualcosa che avevo davvero voglia di fare. Potrei aiutare Susan con la sala da t, potrei aiutarla ad avviare lattivit.
Bene.  proprio quello che mi ci vuole.
Hai visto i progetti?
Credi che abbia avuto scelta?
Mi piacciono dissi.
Davvero?
La sua era pi una considerazione che una vera domanda, ma io risposi: S. Sembra avere la situazione in pugno, ci ha riflettuto a fondo.
Non ne dubito. Curv per un attimo le labbra. Lha ereditato da nostra madre. Mio padre era quello che aveva le idee, ma era lei che sapeva come realizzarle.
Ovviamente Mark si ricordava della madre. Aveva undici anni quando mor, mentre Susan era ancora molto piccola e io avevo appena iniziato la scuola materna. I miei primi ricordi erano di Claire, la loro madre acquisita, una donna cos straordinaria che non avevo mai pensato molto a come fosse quella che laveva preceduta.
Mio padre si sent perso quando mor la mamma.  stata una vera fortuna che abbia incontrato Claire. Lei gli ha ridato la forza necessaria. Un senso di tenerezza gli incresp gli angoli degli occhi.  molto diversa da mia madre, ma  Claire.
Be,  unartista.
S,  vero. Come tua sorella mi fece notare. Lei possedeva un temperamento simile a quello di Claire, gi prima di iniziare a recitare, quando era ancora una ragazzina. Entrambe hanno bisogno di spazio per distendere le ali. Come le farfalle. Guard verso ovest, dove il vento aveva trasportato le ceneri di Katrina, e strizz gli occhi di fronte alla luce riflessa dal mare. Hai mai provato a prendere una farfalla? Non puoi farlo. La danneggeresti disse. Per quanto tu possa essere delicato, la polverina che hanno sulle ali si disperderebbe, e non sarebbero pi capaci di volare come prima. La cosa pi giusta da fare  lasciarle andare.
Lo guardai, e gli chiesi ci che avrei sempre voluto sapere:  per questo che hai smesso di scrivere a Katrina?
Lei aveva delle ali straordinarie disse. Aveva bisogno di spazio per poterle usare, e non avrebbe potuto farlo qui. Alla fine  andato tutto per il meglio. Ha trovato un marito e insieme sembravano felici.
S, lo erano.
Mi fa piacere.
Tra di noi cal di nuovo il silenzio. Saremmo rimasti seduti l per tutto il pomeriggio, se le nuvole non avessero iniziato ad ammassarsi sopra di noi minacciando pioggia.
Mark, molto pi stabile di me, si alz per primo, poi mi tese la mano per aiutarmi. Forza disse. Faremmo meglio a tornare.
Prese la scatola vuota, e inizi a scendere davanti a me lungo la collina. Stavolta mi ci volle un po pi di concentrazione per scavalcare la staccionata del pascolo. Non riuscii a coordinare contemporaneamente le gambe e le mani, e fui quasi sul punto di cadere a testa in gi, ma per fortuna Mark non se ne accorse. Recuperai lequilibrio e lo seguii nel bosco.
Faceva freddo l dentro, e tutto sembrava avvolto dalla quiete: le felci e gli alberi premuti intorno a me, e i piccoli fiori che non avevo notato allandata, ma di cui mi accorsi solo ora mentre facevo attenzione a dove mettere i piedi. Ai bordi del sentiero cerano piccoli fiori selvatici di colore bianco. Avrei voluto chiedere a Mark come si chiamassero, ma immaginavo che se ne sarebbe uscito con qualche lungo nome latino, come al suo solito. Bastava mostrargli una piccola, graziosa Stella di Betlemme e alla prima occhiata, senza battere ciglio, avrebbe detto che si trattava di una Ornithogalum umbellatum. Era mia madre che di solito dava un nome a tutte le piante e i fiori che riportavo a casa dalle mie avventure pomeridiane nei boschi e nei prati. Mi ricordavo ancora alcuni dei nomi popolari che mi aveva insegnato: tailors needles, feather-bow, penny-cake e ladys smock.
I ladys smock si trovavano facilmente in quel periodo dellanno. Mi misi a cercarli quando, giunti alla radura, scorgemmo il cottage di Claire, con le finestre aperte in segno di benvenuto. Mentre salivamo verso il Faro non ci eravamo fermati per farle visita, perch per entrambi quello era stato una sorta di pellegrinaggio privato. Ma non potevamo passarci di fianco per la seconda volta senza nemmeno farle un saluto.
Mark and a bussare, ma non rispose nessuno.
 uscita ipotizzai.
 probabile. Us comunque le sue chiavi per entrare in casa. La chiam dallingresso, poi diede unocchiata veloce dentro, per essere sicuro che non fosse distesa da qualche parte, ferita oppure malata. Probabilmente  andata fuori a disegnare sentenzi, quando ricomparve. Lo fa sempre. Guard il cielo e disse: Vado a chiudere le finestre prima che piova. Tu vai pure, ti raggiungo.  inutile che ci bagniamo entrambi.
Sentii una goccia di pioggia sulla spalla e mi convinsi.
Camminai in fretta tra gli alberi, forse un po troppo in fretta, perch a met strada cominci a girarmi la testa, cos mi fermai e chiusi per un attimo gli occhi, cercando di ritrovare lequilibrio. Quando li riaprii, il bosco era diventato una macchia sfocata di verde, marrone e di ombre scure. Maledetto sidro, pensai. Avevo le idee confuse e la vista annebbiata.
Un albero, a poca distanza da me, si sdoppi. Poi dun tratto comparvero due sentieri, uno dei quali curvava salendo verso le scogliere. Eppure non mi sembrava di ricordarlo. Sentii dei passi dietro di me, mi voltai pensando fosse Mark, ma non vidi nessuno.
Doveva essere stata uneco, perch subito dopo Mark comparve lungo il sentiero. Vedevo leggermente offuscato anche lui, ma mi sforzai di metterlo a fuoco. Sembr sorpreso nel vedermi l. Sollev il colletto per ripararsi dal vento e dalla pioggia che scuotevano le foglie. C qualcosa che non va? mi chiese.
No, affatto. Cercai di sembrare pi stabile possibile, non volevo che si accorgesse delleffetto che mi aveva causato il sidro.  solo che non mi ricordo quale sentiero devo prendere.
Mark si mise a ridere  era la prima volta che sentivo la sua risata da quando ero arrivata , poi mi volt in modo che potessi vedere con i miei stessi occhi la via fra gli alberi. C un solo sentiero, lo sai bene.
Non mi sembrava il caso di discutere, e lasciai semplicemente che mi prendesse la mano come faceva quando ero pi piccola. Pioveva a dirotto quando uscimmo dal bosco, cos corremmo a perdifiato lungo la salita della collina fino a raggiungere la casa.
Anche i cani erano stati fuori in giardino. Erano seduti in fila come dei penitenti lungo il corridoio del retro, mentre Claire passava lo straccio sul pavimento per togliere le impronte sporche di terra lasciate qua e l dalle loro zampe. In corridoio cera un odore di ghiaia e malta, oltre che della gomma dei vecchi stivali messi ad asciugare sotto lappendiabiti, su cui era appesa unampia gamma di cappotti e cardigan. Quando io e Mark ci fiondammo dentro, sgocciolando ovunque e lasciando impronte sporche di fango, Claire ci rivolse unocchiataccia.
Non fate un altro passo ci avvert. Toglietevi prima gli stivali. Ho quasi finito di pulire, non voglio ricominciare da capo.
Quando Mark si chin per slacciare gli scarponi, i cani gli andarono subito incontro, felici che si fosse abbassato al loro livello. Lui li scacci via, dicendo a Claire: Non c bisogno che tu lo faccia. Ci penso io.
Ma era impossibile rompere unabitudine che durava da anni. Claire immerse lo straccio nel secchio dellacqua calda, e dopo averlo strizzato lo pass sulle mattonelle di fronte ai cani. E voi, disse, mentre strofinava il pavimento accanto a loro restate dove siete finch non avrete le zampe asciutte.
Per un attimo mi sembr di vedere i cani ridere sotto i baffi, allo stesso modo in cui gli uomini ammiccano e si danno di gomito quando vengono rimproverati dalle mogli. Anche Claire lo not, e rivolse loro unocchiata minacciosa, tanto che il setter e il labrador abbassarono la testa fingendo sottomissione. Il cocker spaniel e il piccolo meticcio, Samson, se ne stavano invece accucciati vicino a Mark, e lavrebbero addirittura seguito trasgredendo gli ordini di Claire, se lui non avesse detto loro di rimanere doverano. Piagnucolarono in segno di protesta, ma gli obbedirono comunque.
Le mie zampe non si sarebbero bagnate se non mi fossi dovuto fermare a chiudere le tue finestre disse Mark in tono bonario.
Le ho lasciate aperte? Scusami. Lo ringrazi, mentre Mark si rialzava, poi guard le finestre dietro di lui, che per fortuna erano chiuse.
Quella era la parte della casa in cui da bambini passavamo pi tempo  era quella meno sontuosa e ci trascorrevamo quasi ogni giorno. Lala in cui ci trovavamo in quel momento si sporgeva fino al cortile posteriore: su un lato del corridoio cerano due finestre e una porta che davano proprio sullo spiazzo, mentre sullaltro cerano la lavanderia e un ufficio, le cui porte erano quasi del tutto nascoste dai cappotti appesi.
Appoggiai gli stivali a terra con i tacchi allineati alla parete, proprio come piaceva a Claire, poi girai intorno alla stretta scala che scendeva come uno scivolo dai locali del piano di sopra destinati ai domestici, e andai in cucina salendo uno scalino irregolare.
Mark prese la scatola e mi chiese dove volevo che la mettesse.
Dove vuoi. Era solo una scatola vuota ormai.
Com andata? domand Claire, che ci aveva seguito. Il tono con cui lo chiese avrebbe fatto pensare a qualsiasi altra persona che fosse una domanda qualunque.
Benissimo, grazie.
Eva si  ubriacata intervenne Mark.
Non  vero.
Smettila, lhai detto tu stessa. Il suo sorriso, come il tono di voce di Claire, intendeva smorzare le forti emozioni di quella giornata. E lo sei ancora. Dovresti vedere che occhi hai.
Be, se sono come i tuoi, dissi credo di aver bisogno di un caff.
Credo proprio di s. Te lo preparo subito. Si attiv immediatamente, andando a prendere il bollitore.
Io mi muovevo con molta pi lentezza, tanto che Claire si avvicin per afferrarmi il gomito. Santo cielo, che cosa avete bevuto?
Sidro.
Ah, be, allora  meglio che tu ti sieda, cara.
Mi accompagn nella grande sala che avevamo sempre chiamato la biblioteca, per via degli scaffali pieni di libri, e mi mise seduta vicino al pianoforte. Mark ci raggiunse con il caff, poi si lasci cadere sul divano accanto a me. I capelli gli si erano arricciati, facendolo assomigliare cos tanto al ragazzo di un tempo, che mi sembr incredibile che fossero passati tutti quegli anni dallultima volta in cui mi ero seduta l insieme a loro.
I pensieri di Claire erano in perfetto accordo con i miei. Mi viene quasi da spedirti di sopra a fare il bagno disse.
Non credo che riuscirei a fare le scale in questo momento. Appoggiai la testa sui cuscini del divano, ma la rialzai subito per farla smettere di girare, mentre Claire chiedeva dove avevamo sparso le ceneri.
Su al Faro rispose Mark.
Claire non fece capire se avesse colto appieno il significato di quel posto. Disse soltanto: Ah, s, lass  magnifico.
Lo era davvero, oggi replic Mark. Dov Sue?
Sono qui rispose Susan, entrando. Si ferm sulla soglia, guardando prima Mark, poi me. State bene?
Io s, disse Mark Eva invece ha bevuto un po troppo.
Sospirai. Non  vero. E poi parli proprio tu. Guarda in che stato sei.
Be, non sono io quello che vede doppio.
Non fate i bambini disse Claire, con voce pacata.
Susan, curiosa, venne a sedersi al mio fianco. Chi  che vede doppio?
Mark gir la testa di lato. Eva ha provato a convincermi che ci fossero due sentieri nel Bosco Selvaggio.
Non ero in grado di controbattere, ma potevo comunque scaricare la responsabilit su di lui.  colpa sua.
Susan mi rivolse uno sguardo affettuoso. Cos stato, il whisky?
Sidro.
Santo cielo, come hai potuto? domand a Mark.
Lui alz spalle, e quel gesto sembr richiedergli uno sforzo immenso. Prima che tu dia un giudizio affrettato, voglio farti sapere che dopo aver bevuto il sidro insieme a me, Eva ha iniziato a pensare che la tua sala da t sia unidea magnifica.
Gli diedi un colpetto di gomito. Lui si strinse le braccia intorno ai fianchi e fece una mezza risata.
Pensavo fosse unidea magnifica anche prima di bere il sidro.
Davvero? chiese Susan, con lespressione compiaciuta.
S. Stavo giusto dicendo a Mark che mi piacerebbe aiutarti a realizzarla. Potrei darti una mano con le pubbliche relazioni, se pensi possa esserti utile.
In cambio di vitto e alloggio disse Mark, rivolgendosi a Claire e Susan. Eva rester qui con noi per lestate.
Non accenn alla mia intenzione di affittare un cottage nella zona una volta terminata la stagione turistica, probabilmente perch, proprio come me, sapeva quanto fosse generosa Claire, e se lei avesse saputo che stavo cercando un cottage, di sicuro avrebbe insistito affinch prendessi il suo.
E infatti mi rivolse un sorriso affettuoso, in segno dapprovazione, mentre Susan mi disse, entusiasta: Sul serio? Eva,  meraviglioso. Sar come tornare ai vecchi tempi.
Mark le lanci unocchiata da sopra la mia testa, come per ricordarle che senza Katrina le cose non sarebbero state esattamente le stesse. Percepii limbarazzo di Susan, cos cercai di attenuare il senso di disagio. Come vedi, avr tutto il tempo per aiutarti con il tuo progetto.
Susan mi rivolse uno sguardo pieno di riconoscenza. Domani ti mostrer la serra. Ci sar anche Felicity, mi dar una mano per iniziare a sgomberarla. L dentro ci sono cose che credo di non aver pi toccato da quando sono partita per luniversit.
Claire sorrise. Forse anche da prima.
Chi  Felicity? chiesi.
Unamica che vive in paese. Ti piacer, vedrai. Non  vero, Claire?
S, vogliamo tutti bene a Felicity. Claire guard con tenerezza suo figlio che stava sprofondando sempre di pi nel divano. Ti addormenterai, Mark, se rimani l ancora un po.
Mmm. Mark chiuse gli occhi e, come previsto da Claire, si appisol allistante iniziando a respirare in modo lento e regolare.
Gli uomini disse Susan, in tono affettuoso. Poi si rivolse a me. Dovresti andare a riposare anche tu, immagino sia stata una giornata impegnativa.
Lo era stata, aveva ragione, purtroppo per il caff aveva fatto effetto e non avevo pi sonno. Cos rimasi seduta l insieme a Claire e Susan, parlando del pi e del meno, mentre Mark continuava a russare. E quando ormai nella caffettiera non cera pi caff, e Claire si mise a pensare a cosa cucinare per cena, io mi sentivo pi sveglia che mai.
Vi do una mano mi offrii.
Susan scosse la testa. Non se ne parla. Rimani seduta qui e rilassati.
Sei appena arrivata disse Claire, accarezzandomi una spalla mentre mi passava accanto. Lascia che ci prendiamo cura di te.
Il salotto era pieno di cose da fare, peccato per che non sapevo suonare il piano, n avevo voglia di accendere la televisione dato che Mark stava ancora dormendo. Cos mi alzai, e dopo essermi stiracchiata, andai a curiosare tra gli scaffali della libreria, dove riconobbi le vecchie copertine logore di alcuni libri sulla storia locale che mia madre aveva regalato a zio George e Claire. Per lei era una vera e propria mania andare alla ricerca di volumi dimenticati nei suoi negozi preferiti di Londra, vecchi locali pieni di oggetti antiquati, con il pavimento che scricchiolava e gli scaffali pieni zeppi di libri.
Ne presi uno e lo aprii: si intitolava La storia di Polgelly, ed era stato scritto nel 1800 da un signore che, visto il tono, doveva essere stato un fervente metodista. Disapprovava quasi tutto quello che era successo l, e non aveva niente di buono da dire nemmeno su Trelowarth, che considerava un covo di farabutti senza Dio, nonostante il suo attuale proprietario, Mr Hallett, avesse fatto il possibile per scacciare il diavolo da quel posto.
Purtroppo, essendo un uomo cos devoto, lautore di La storia di Polgelly non si era mai preso la briga di spiegare esattamente che cosa facessero questi farabutti senza Dio. Quel libro noioso mi aveva stancato, cos lo rimisi a posto e provai ad aprirne un altro: Polgelly attraverso i secoli.
Questo era meglio. Non era cos moralista, e lautore aveva una vena molto pi romantica. Iniziava raccontando antiche leggende, come la storia della sorgente di St Non, i cui fatti erano narrati con un tono poetico che rendeva la lettura molto piacevole.
Quando fu ora di cenare, ero gi arrivata a met, e dopo mangiato lo portai di sopra per leggerlo a letto, sperando che mi avrebbe conciliato il sonno. Ma anche quella sera mi sentivo piuttosto agitata, forse avevo esagerato con il caff, oppure ero ancora scossa dalle emozioni provate nello spargere le ceneri. A mezzanotte me ne stavo ancora con gli occhi sbarrati a guardare le pareti, cos presi unaltra delle mie pillole per dormire e aspettai che facessero effetto.
Mentre mi trovavo a fluttuare in quella strana condizione in cui, pur essendo ancora consapevole, ero ormai avvinta dal torpore, mi sembr di udire le stesse voci che avevo sentito prima di fare colazione, dei sussurri quasi impercettibili che provenivano dalla stanza oltre la parete, dietro la mia testa.
Oh, piantatela mugugnai, con il volto premuto sul cuscino. Lasciatemi dormire.
Loro continuarono, ma in fondo non mi importava perch una di quelle voci aveva una tonalit davvero piacevole, cos lasciai che mi accompagnasse verso la perdita completa di coscienza.

6
Susan aveva ragione. Felicity mi piacque molto.
Era anche lei una persona vivace e intelligente, sempre col sorriso sulle labbra, una ragazza molto carina, con una cascata di ricci scuri che le scendevano sulle spalle, anche se in quel momento li aveva tirati indietro con laiuto di elastici e di un fermaglio e li aveva legati con una sciarpa in stile gipsy, probabilmente per proteggerli dalla polvere che stavamo alzando.
Insomma, voglio dire, ci chiese, mentre sollevava unaltra stecca da biliardo rotta perch mai qualcuno dovrebbe conservare una cosa simile?
Tu non conoscevi mio padre. Susan sorrise. Di sicuro aveva in mente di trasformarle in qualcosa di utile.
Be, s, anchio ho in mente cosa farci. Gett la stecca insieme alle altre, nel cumulo di rifiuti fuori dalla porta che diventava sempre pi alto. La serra era una struttura piuttosto moderna. Secondo quanto diceva Susan, era stata costruita una decina di anni prima, quando zio George aveva improvvisamente deciso di voler creare nuove variet di rose, cos da non dover coltivare sempre le stesse. Ma come spesso accadeva, lentusiasmo con cui zio George aveva intrapreso il progetto non dur a lungo. La sua passione per gli ibridi si spense quando si accorse che si trattava di un lavoro molto pi complicato di quanto avesse pensato, e a un certo punto, rendendosi conto che la serra veniva ormai usata come magazzino, doveva aver lasciato perdere del tutto.
Dopo aver fatto colazione, avevamo iniziato a scavare in mezzo a quella confusione cercando di fare un po di ordine, e ormai erano passate due ore. Era un lavoro davvero arduo.
 che, disse Felicity la tua famiglia sembra non aver buttato proprio niente. Cos questa, la tua prima scarpa? Sollev una minuscola scarpa da ginnastica. Susan la guard.
Sembra di Mark. Lei, nel frattempo, doveva aver trovato qualcosa di prezioso. Venite a vedere disse, tenendo aperte le pagine di un grosso album in modo che potessimo vedere le fotografie. Con il tempo i colori si erano alterati, assumendo una tonalit rossastra, ma quelle foto mostravano ancora delle splendide immagini dei giardini di Trelowarth.
Non dovrebbe stare qui questalbum, si roviner. Susan girava le pagine con estrema cautela. Oh, guarda, questa  Claire.
Oddio, che vestito disse Felicity.
Erano gli anni Ottanta, cerca di essere comprensiva. Eva, guarda. Vieni a vedere.
Andai a guardare, e vidi una meravigliosa foto che ritraeva il Giardino Inferiore pieno di bellissime rose in fiore. Dovresti ingrandirla e appenderla qui dentro dissi.
Susan si volt verso Felicity. Puoi farlo, Fee?
Certo che posso.
Fee  un genio della fotografia. Dovresti vedere le foto che ha scattato al porto mi sugger Susan.
Be,  quello che vogliono i turisti. Lestate scorsa con alcune ho realizzato delle cartoline che vendevo in negozio. Sono andate a ruba.
Dove si trova il tuo negozio? le chiesi, curiosa.
Di fianco a Penhaligons.
Dovera una volta il negozio di Mrs Kinneck disse Susan. Te la ricordi Mrs Kinneck, Eva? Aveva tutti quei barattoli pieni di dolci dietro il bancone, e ci dava sempre le caramelle alla liquirizia.
Me la ricordavo bene.
 tutto cambiato adesso continu Susan. I negozi di una volta non ci sono pi, fatta eccezione per quello che vende il fudge  che grazie a dio  ancora l, anche se Mrs Griggs non c pi  e quello di Mr Turner.
C ancora quel posticino che vende le conchiglie nelle ceste, vicino al porto? domandai.
No, ora c una sala da t, rispose Susan ma la ragazza che lo gestisce non sa fare nemmeno gli scones con il toffee.
Sue la far chiudere disse Felicity.
Susan gir unaltra pagina dellalbum. Io non voglio far chiudere lattivit di nessuno, Fee. Vorrei soltanto aprire la mia. Guard le fotografie con lespressione determinata. Mio padre si rivolterebbe nella tomba se Trelowarth non dovesse pi appartenere alla nostra famiglia.
Felicity tir fuori un cartello su cui era stato scritto TRELOWARTH ROSES con della vernice blu. Cos questo?
Oh.  una delle insegne che esponevamo durante le mostre dei fiori, quando nostro padre teneva ancora a certe cose.
Mi ricordavo vagamente dei ritmi imposti da quelle mostre. Si tenevano per tutta la stagione, dalla primavera allautunno, ma allora non mi rendevo conto di quanto fosse impegnativo per zio George prepararsi a quegli eventi. Guardando linsegna dimenticata, chiesi: Mark non partecipa alle mostre?
Non pi. Sono anni ormai. Mark  un vero Hallett disse Susan.  impossibile farlo allontanare dal suo giardino, a meno che non sia strettamente necessario. E ora, con internet, non vede alcun motivo per doversi curare delle relazioni. Morir scapolo.
Non credo. Mark  un bellissimo ragazzo dissi.
Be, di sicuro non con questo taglio di capelli. Susan stava ancora sfogliando le pagine dellalbum, e lo gir per far vedere a me e Felicity una foto di Mark da adolescente. Indossava i jeans e una maglietta di un verde abbagliante, e aveva i capelli cotonati come una pop star degli anni Ottanta.
Felicity rise a crepapelle. E chi  quella, dietro di lui?
Quella, disse Susan dovrebbe essere sempre Claire. Dobbiamo assolutamente farle vedere questalbum, di sicuro non si ricorda che  stato messo qui.
Felicity era dellidea che Claire lavesse accantonato nella serra di proposito, per nascondere le prove. Chi mai vorrebbe ricordarsi di certi vestiti?
Lo stomaco mi avvert che era ormai ora di pranzo. Claire aveva detto che ci avrebbe aspettato con dei sandwich e del t, il che al momento mi sembrava davvero unottima idea.
I cani dovevano aver fatto lo stesso pensiero, perch mentre scendevamo lungo la collina, iniziarono a saltellarci dietro finch Susan, con un fischio, non li fece schizzare davanti a noi. I tre cani pi grandi scomparvero nel bosco. Quel pulcioso di Samson, invece, torn sui suoi passi e si mise a fiutare allegramente vicino ai miei piedi, mentre Susan e Felicity ci precedevano.
Mi erano sempre piaciuti gli animali, pur non avendone mai avuto uno. Quando ero pi giovane, a Vancouver, avevamo due gatti, ma mio padre aveva messo in chiaro che erano gli unici animali che potevamo tenere. A Los Angeles, in nessuno degli appartamenti in cui avevo vissuto era consentito averli; ora, per, camminando insieme a Samson, mi resi conto di quanto potesse essere di conforto la compagnia di un cane.
A quanto pareva, anchio gli piacevo. Agitava la sua coda tozza non appena dicevo qualcosa, e sembrava contento di camminare di fianco a me lasciando che le altre andassero avanti. Cos, quando si blocc per annusare qualcosa in mezzo alla vegetazione, mi fermai anchio e lo aspettai. Cosa c di cos interessante?
Samson ovviamente non poteva dirmi cosa aveva fiutato. Pieg le orecchie captando la mia voce, ma continu a tenere il naso a terra, concentrato sugli odori intorno alle foglie. Forse si trattava di un coniglio. Magari era il tasso di cui aveva parlato Susan. Stavo per suggerirgli di riprendere a camminare, quando non lontano da noi si ud un fruscio. Samson alz di scatto la testa. Fiut di nuovo qualcosa, poi si lanci allinseguimento, fiondandosi con il suo piccolo corpo in mezzo al bosco. Ero sul punto di chiamarlo, quando gli alberi intorno a me iniziarono a muoversi.
O almeno, cos mi sembr. Mi fermai di colpo, stupita dalla stranezza di quella cosa.
Il sentiero si era come ristretto. Il vento si era fatto pi caldo e i raggi del sole sembravano filtrare tra le foglie da unangolazione diversa, creando tuttintorno delle ombre a chiazze. E proprio l di fronte a me, dove sapevo bene che prima non cera, si era formata una biforcazione.
Rimasi impietrita. Non si trattava solo di stupore, ma anche della consapevolezza che quello che stavo vedendo non poteva essere vero. La mente doveva avermi giocato un brutto scherzo. Cera soltanto un sentiero in quel bosco. Me laveva mostrato Mark il giorno precedente  e comunque nemmeno mezzo minuto prima avevo guardato l, in quel punto esatto, e non avevo visto niente. Solo alberi.
Eppure quel sentiero giaceva tranquillo nellombra, incurante del mio rifiuto di credere che esistesse realmente. Curvava salendo verso le scogliere, in direzione del mare, e la vegetazione selvatica cresciuta lungo i bordi testimoniava che non si fosse nemmeno formato da poco, cos come le impronte infossate nella terra indicavano che qualcuno aveva percorso quel tratto subito dopo la pioggia.
Guardai confusa verso il sentiero che conoscevo, il solo che avrebbe dovuto essere l, ma Susan e Felicity erano andate troppo avanti e non riuscivo pi a vederle. Provai comunque a chiamarle. Susan?
Non rispose nessuno.
Il vento agit i rami e le foglie e lo scenario cambi di nuovo, vorticando leggermente. Chiusi gli occhi.
Sentii rompersi qualcosa tra le felci, e il cuore inizi a battermi forte. Poi un naso, sniffando, mi sfior la gamba. Aprii gli occhi molto lentamente e, quando abbassai lo sguardo, vidi che era Samson di ritorno dalla caccia, o da qualsiasi altra cosa si fosse trattata, con un ramoscello infilato nel pelo della coda irrequieta.
Feci un respiro profondo e alzai di nuovo lo sguardo. Tutto era tornato al proprio posto: cera un solo sentiero, gli alberi erano dove dovevano essere, e Susan stava camminando davanti a me insieme a Felicity.
Aspettai che le gambe smettessero di tremare, poi ripresi a seguirle.
Un senso di confusione mi accompagn per tutto il pranzo. Riuscii a seguire la conversazione a tavola, annuendo quando era il caso. Intervenni addirittura un paio di volte. Ma mi sembr di non essere veramente l, e Claire lo not.
Lei non era il tipo di persona che si impicciava. Tuttavia mi prese per mano, quando dopo pranzo ci spostammo nel portico sul retro a bere il t con i biscotti. Il giardino di Claire aveva un aspetto fiabesco, per via degli alti alberi del Bosco Selvaggio che ne delimitavano il confine. L le piante crescevano allombra. Un caprifoglio rampicante aveva riempito di minuscoli boccioli un muretto realizzato con delle pietre a spina di pesce, una tecnica molto comune in quella parte della Cornovaglia. Lestremit del giardino era adornata da soffici felci e da piante alte e appuntite che avevano uno strano aspetto tropicale. Nonostante lombra, Claire aveva posizionato una meridiana nel centro esatto del giardino, lunico punto in cui batteva sempre il sole, poi intorno aveva rovesciato della terra, pronta per essere seminata.
Eva, cara, aiutami a piantare i fiori mi disse Claire, mentre Susan e Felicity tiravano fuori lalbum di fotografie per sfogliarlo di nuovo.
Claire and a prendermi un paio di guanti di scorta e una paletta, poi mi port vicino alla meridiana, dove ci stava aspettando un vasto assortimento di piantine dentro dei vasetti di plastica. Ecco qui. Tir fuori un fiore esile con le fragili radici attaccate a una zolla di terra pressata, e io mi inginocchiai accanto a lei per prenderlo. Allinizio non ci dicemmo nulla. La aiutai a piantare i fiori secondo un ritmo ben preciso: scava, posiziona la piantina, premi la terra, forma un monticello per trattenere la pioggia, poi prendine unaltra, scava, posizionala, premi la terra...
Quei gesti ripetuti mi calmarono e, mentre muovevo la mano, la luce del sole si rifletteva sul mio piccolo Claddagh Ring. Zia Claire.
S?
Posso farti una domanda?
Certamente.
Quando  morto zio George... No, non era corretto. Ricominciai: Dopo che  morto zio George, la mente ti ha mai giocato degli scherzi?
Che tipo di scherzi?
Be, del tipo che vedi delle cose che in realt non esistono.
Claire si ferm con la paletta in mano e mi guard. Vedi delle cose?
A volte. E sento anche delle voci.
Intendi le voci che hai sentito in camera tua? Me lo ha accennato Mark, ieri.
Formai un monticello di terra con le mani. Cos, pensa che stia diventando pazza?
Ma no, certo che no. Stacc con delicatezza un fiore appassito dalla piantina successiva, poi la posizion nel buco. Quando subiamo un lutto, il nostro corpo ne risente, cara. E per rispondere alla tua domanda, s, la mente mi ha giocato brutti scherzi dopo che ho perso George. Succede ancora adesso. Ogni tanto mi capita di sentire il profumo del suo dopobarba. Questa primavera sono stati cinque anni, disse eppure a volte mi sembra che sia ancora qui con me. Mi guard fisso negli occhi, accennando un sorriso comprensivo. Devi avere pazienza, Eva. Col tempo tutto andr meglio.
Presi lultimo fiore. S, lo so. Scava, posiziona, premi.
Ecco qua disse Claire soddisfatta, strofinandosi le mani sulle gambe, mentre si alzava per esaminare il lavoro finito.
Mi alzai anchio, e osservai meglio la meridiana. La base di pietra aveva delle linee molto eleganti, e lago che sulla facciata superiore segnava la posizione del sole aveva la forma di una farfalla posatasi con le ali piegate verso lalto. Da quella posizione proiettava unombra che si muoveva di continuo intorno ai numeri romani scolpiti in rilievo. Tuttintorno, nella parte superiore, era inciso in carattere corsivo un verso molto toccante:
La farfalla non conta i mesi ma i momenti,
E ha tempo a sufficienza.
Tracciai le lettere con un dito.  un verso meraviglioso, non credi? disse Claire.  di Rabindranath Tagore, mi sono sempre piaciute le sue poesie. Penso che Felicity si sia superata qui.
Lo ha fatto Felicity?
 il suo mestiere mi rispose.  una scultrice di grande talento.
Lo  davvero.
Le ali di bronzo della farfalla proiettavano una lunga ombra a met tra i numeri romani uno e due. Claire guard lorologio da polso per confrontare lora. Che precisione disse. Bisognerebbe riconsiderare i metodi antichi. La brezza soffi tra i rami degli alberi che delimitavano il confine con il bosco, e Claire alz lo sguardo in quella direzione. Mi  sempre piaciuto il modo in cui vedevano la vita i celti. Loro pensavano che il nostro mondo e quello che sarebbe venuto dopo non fossero cos separati luno dallaltro. Mia nonna ci credeva. Era del Galles, in lei scorreva sangue celtico da generazioni, e se tu le avessi detto che sentivi delle voci sussurrare attraverso le pareti, lei lo avrebbe considerato un fenomeno del tutto normale mi assicur. Ti avrebbe detto che sono le voci delle persone che vivono a Trelowarth, che condividono con noi lo stesso spazio, ma in un tempo diverso.
Le dissi che mi sembrava una visione molto affascinante.
Lo penso anchio replic Claire. Lo vedi, allora? Forse le voci che hai sentito non erano frutto della tua immaginazione.
Lo dici soltanto per non farmi sentire pazza.
E funziona?
Pi o meno. Con un sorriso triste, mi lasciai confortare dal suo braccio avvolto intorno a me. Grazie le dissi.
Di niente, cara.
Si volt a guardare verso il portico, dove Susan e Felicity se ne stavano sedute una accanto allaltra con la testa chinata sulle vecchie fotografie. Avete finito di ridere dei miei vestiti?
Quasi grid Susan. Ne stiamo scegliendo alcune da mettere nella sala da t.
Se lo fate, giuro che ve le tolgo.
Ma non le foto di te disse Susan ridendo. Della serra. Tipo questa. Sollev lalbum e venne verso di noi per mostrarcela.
Oh disse Claire. Be, s,  molto bella.
Guardai limmagine della serra e, ripensando a ci che mi aveva raccontato Claire di sua nonna, dissi a Susan: Non volevi chiedere a Claire della sala da t in cui si sono conosciuti i suoi nonni?
S,  vero.
Felicity ci aveva raggiunto vicino alla meridiana, e non sapendo nulla di quella storia, domand: I tuoi nonni si sono conosciuti in una sala da t?
S.
Racconta la storia,  cos romantica le propose Susan. Soprattutto la parte in cui tuo nonno si spoglia.
Claire sorrise. Non si  spogliato.
S, che lo ha fatto. Si  tolto la camicia.
Voleva solo comportarsi da gentiluomo.
Felicity trov la cosa divertente. Dicono tutti cos.
Claire continu. Mia nonna, che allora viveva a St Davids, nel Galles, si trovava in Cornovaglia con alcuni amici. Era iniziato a piovere, ed essendo bagnati fradici, si infilarono in una sala da t per riscaldarsi. Mio nonno stava lavorando l quel giorno, faceva lidraulico, e quando la vide se ne innamor allistante.
Susan prosegu la storia: Cos and dritto al suo tavolo e si tolse la camicia, poi...
Non  successo nulla di eccezionale. Claire le rivolse unocchiataccia, ma in modo benevolo. Si era accorto che tremava dal freddo, cos le offr la sua camicia asciutta. Un gentiluomo ripet. Anche se, a dirla tutta, la nonna ha sempre sospettato che lo avesse fatto per mostrare il petto. Aveva un bel fisico.
Come si chiamava la sala da t? domand Susan.
Lalbero dei desideri.
Un nome perfetto per un locale della Cornovaglia, pensai. Gli alberi dei desideri appartenevano alla tradizione celtica. Erano degli alberi spinosi che crescevano nei pressi dei pozzi sacri, su cui i fedeli legavano dei pezzi di stoffa dopo averli immersi nellacqua, nella speranza di guarire da una malattia. Con il tempo lo straccio si sarebbe disintegrato, e la malattia sarebbe dovuta svanire. Non lontano da l, a St Non, cera proprio uno di quegli alberi, ma i pellegrini che si recavano a quel pozzo sacro, nel legare i loro pezzi di stoffa colorati allalbero, chiedevano cose che centravano ben poco con la salute. Io stessa una volta chiesi un pony, ma non ne ricevetti mai uno.
Lalbero dei desideri. Susan prov a pronunciare il nome, e sembr piacerle. Credo proprio che chiamer cos anche la mia sala da t. Che ne pensi, Claire?
Claire sembrava con la testa da unaltra parte. La vidi tornare tra noi, cercando di sorridere. Penso sia bellissimo, Susan. Molto appropriato.
Tocc la meridiana al suo fianco con laria malinconica, poi si mise a raccogliere gli attrezzi.
La osservai mentre attraversava la zona pi selvatica del giardino, e in quel momento mi ricordai che anche Claire, come me, aveva perso la famiglia da giovane. A ventanni doveva gi essere rimasta senza nonni e genitori perch, secondo quanto mi avevano detto i miei, era sola allepoca in cui spos il padre di Mark e Susan. E adesso, fatta eccezione per i figli, lo era di nuovo.
Cos vanno le cose, pensai. Non possiamo sapere quando verr il nostro momento. Abbassai lo sguardo e vidi lombra della meridiana muoversi di una frazione.
Bisognava contare i momenti, non i mesi. Cos diceva la poesia. Mi trovai quasi a invidiare quella farfalla di bronzo, felice di vivere nel presente e incurante di quello che era stato. Di quello che sarebbe potuto essere.
Mi tornarono in mente le parole di conforto che mi aveva rivolto Claire: Devi avere pazienza, Eva. Col tempo tutto andr meglio.
Speravo davvero che avesse ragione.

7
Il termine allucinazione diceva larticolo che avevo aperto su internet indica una falsa percezione. Pu verificarsi tramite ciascun senso, anche se le allucinazioni pi comuni sono quelle che coinvolgono la vista e ludito.
Ero seduta alla scrivania di Mark, nella stanza che usava come ufficio, poco distante dal corridoio sul retro della casa.
Mi aggiustai meglio sulla sedia e continuai a leggere.
Larticolo era lunghissimo e sfociava in un linguaggio che probabilmente avrebbero capito solo gli psichiatri, tuttavia la sezione sulle allucinazioni uditive descriveva alla perfezione il fenomeno delle voci che sentivo dalla mia stanza. E nonostante alla maggior parte delle persone che vedevano cose apparissero dal nulla individui inesistenti e sentieri affollati di gente, era evidente che quello che avevo visto nel Bosco Selvaggio rappresentava un caso di allucinazione visiva.
Secondo larticolo, le cause erano varie. Escludendo la schizofrenia, rimaneva una serie di motivi tra cui lo stress, la depressione e la stanchezza. Esistevano inoltre diverse medicine che, come effetto collaterale, provocavano allucinazioni. In particolare i sedativi.
Frugai nella borsa che avevo appoggiato sul pavimento, di fianco alla sedia, e tirai fuori le pillole per dormire.
Digitai il nome al computer per controllare quali fossero gli effetti collaterali.
Proprio come sospettavo. Era scritto l, nero su bianco: allucinazioni.
Iniziai a rilassarmi. Non sto diventando pazza, pensai con sollievo. Si trattava soltanto delle pillole. Se avessi smesso di prenderle, quel fenomeno non si sarebbe pi verificato, perch larticolo spiegava che le allucinazioni scomparivano del tutto una volta rimossa la causa.
Dun tratto sentii che in corridoio si apriva la porta sul retro, poi un rumore di stivali e lo zampettio dei cani. Prima che Mark entrasse, feci appena in tempo a rimettere le pillole dentro la borsa e a chiudere le pagine con le mie ricerche, tornando a guardare i modelli sgargianti dei siti web. Trovato qualcosa? mi disse.
Non so. Quale ti piace?
Lui inarc un sopracciglio in modo sospettoso. Pensavo che il sito fosse per Susan.
Be, sar lei a gestirlo, dissi ma renderemo pubblica limmagine di Trelowarth, quindi credo che vorrai avere voce in capitolo. Inoltre, gli spiegai il tuo blog avr la stessa impostazione.
Il mio blog?
Sei tu lesperto di rose antiche. Oh, avanti. Mi venne da sorridere di fronte alla sua espressione. Sar divertente. Potrai interagire con i tuoi clienti.
Lo faccio anche adesso. Loro mi mandano gli ordini tramite email, e io li evado.
Mr Socievole.
E cosa dovrei scrivere su questo blog?
Alzai le spalle. Tutto quello che fai in giardino. Oppure puoi raccontare la storia delle rose. Insomma, qualsiasi cosa ti venga in mente.  il tuo blog.
E va bene, capo. Prese una sedia e si mise seduto accanto a me. Hai vinto. Esamin i modelli. Questo non  male.
Ottimo.  lo stesso che piace a Susan. Ora, parliamo dei colori...
Mark era sempre stato una persona disponibile. Si mise a pianificare il sito insieme a me, facendosi torturare per mezzora, finch non inizi a spazientirsi.
Non ti preoccupare gli dissi. Ho materiale a sufficienza per iniziare a lavorare. Nel giro di una settimana sar pronto.
Una settimana. Dal modo in cui si guard intorno capii che lidea che potessi occupargli met ufficio per tutto quel tempo non lo convinceva affatto.
Lo rassicurai. Non devo lavorare qui per forza. Posso prendere una delle tue stampanti e mettermi con il portatile in cucina.
Non ce n bisogno. Sai cosa? disse. Perch non usi il vecchio studio di mio padre? Sistema lass il portatile e la stampante, cos puoi lavorare in pace, senza avere tra i piedi la mia roba.
Mi sembrava unottima soluzione. Lo studio di zio George era vicino alla mia camera, e dalla parte opposta rispetto alle stanze di Mark e Susan, in questo modo potevo lavorare fino a tardi senza dovermi preoccupare di svegliarli. E lavorare fino a tardi mi avrebbe aiutato a superare le prime notti senza pillole, che per precauzione avevo seppellito in fondo a un cassetto.
Furono giorni molto produttivi. Nel giro di una settimana avevo terminato il sito, come promesso, e quando giunse di nuovo il mercoled, avevo anche verificato che tutto funzionasse. Inoltre, la notte mi addormentavo senza ricorrere ad alcun aiuto e sentendomi sempre di pi me stessa.
Ero pronta a voltare pagina. Nellultima settimana aveva piovuto spesso, e non mi era dispiaciuto rimanere chiusa dentro lufficio, ma quando quella mattina uscii fuori, sul retro della casa, mi accolse una nitida giornata di sole, insieme alla brezza fresca del mare che mi sgranch la mente, portando con s il richiamo dei gabbiani.
I cani vennero a salutarmi, poi corsero via per tornare da Mark, che probabilmente stava lavorando in qualche giardino. Pensai per un attimo di seguirli, ma sapevo che non sarei stata di nessun aiuto per Mark, anzi gli avrei solo fatto perdere tempo. Inoltre, ora che il sito era pronto, andavano discusse le fasi successive della nostra strategia di promozione, e ci significava che dovevo andare da Susan.
Era nella serra insieme a Felicity, che se ne stava sulla soglia a guardare lidraulico appena arrivato. Era stato mandato da una ditta di St Non, la Andrews & Son, per esaminare il vecchio impianto e fare un preventivo dei lavori necessari. Mi fermai anchio a guardarlo  era un ragazzo decisamente in forma, tanto che Felicity, osservandolo mentre controllava i tubi, diede un colpetto allamica. Ben fatto le disse. Hai intenzione di ricreare il passato in ogni suo dettaglio, non  vero?
Cosa? domand Susan.
Stai cercando di ricreare la sala da t di Claire, a partire da quel bel fusto dellidraulico. Mi piacerebbe molto vederlo mentre si toglie la camicia.
Fee!
Che c? Non pu mica sentirci. Dio, guardalo.
Lo osservai anchio e sorrisi mentre lidraulico, che sembrava completamente ignaro del fatto che avesse un pubblico, si allung per verificare la giunzione di una tubatura, mettendo in mostra i muscoli del petto.
Come si chiama? domand Felicity.
Susan, anche lei rimasta a bocca aperta, scosse la testa. Non lo so.  arrivato ora.
Be, sono appena diventati la mia ditta di fiducia.
Il tono di Felicity mi fece sorridere ancora di pi, anche se non mi convinceva del tutto. Nellultima settimana era stata a Trelowarth un paio di volte, abbastanza perch capissi che, nonostante tutto quel suo parlare, era gi disperatamente innamorata di qualcun altro.
Di certo Mark non se ne era accorto. Ma io avevo notato il modo in cui Felicity lo guardava quando entrava in qualche stanza, come lo osservava di continuo, e il sorriso raggiante che le compariva in viso ogni volta che lui le rivolgeva la parola. Gli uomini sapevano essere cos ciechi, pensai, proprio come quellidraulico, che non si era ancora accorto che lo stavamo guardando.
Forse dovrei andare a chiedergli se ha bisogno di qualche informazione disse Susan con laria innocente, subito smorzata da un occhiolino, poi attravers la serra con unandatura femminile, molto diversa dalla sua solita camminata disinvolta.
Felicity guard compiaciuta la sua amica.  bello vedere che si interessa di nuovo a qualcuno, dopo lultimo uomo con cui  stata mi disse.
Quando le avevo chiesto di Bristol, Susan aveva reagito in modo brusco, e io non me lero sentita di indagare, ma ora non mi tirai indietro. Era un tipo orribile? chiesi a Felicity.
Non proprio. Ma era grande. Molto pi grande di lei, e questo spesso rendeva le cose difficili. Lei non andava molto daccordo con i suoi amici, e nemmeno lui con quelli di Sue, e... be, erano di due generazioni differenti, venivano da mondi diversi, e questo a volte provoca una distanza impossibile da colmare. So quanto lei ci abbia provato. Credo sia stata la morte di tua sorella, mi disse a dare una svolta alla situazione. Sue disse di essersi resa conto che la vita  troppo breve, cos ha deciso di tornare a casa. Mi rivolse uno sguardo confidenziale. La morte di tua sorella ha sconvolto tutti qui.  stato un duro colpo.
Anche per me.
Apprezzavo il suo modo di affrontare largomento, evitando i soliti luoghi comuni. Era lunica sorella che avevi?
S.
Non posso nemmeno immaginare cosa puoi aver provato. Io ho tre sorelle e due fratelli. Figliano come conigli. Ogni volta che torno a casa mi trovo con un nuovo nipote.
Di dove sei? domandai.
Vengo dal Somerset.
Ne fui sorpresa. Sembrava in tutto e per tutto una della Cornovaglia, con quegli occhi scuri e i capelli neri, il fisico snello e proporzionato messo in risalto dai jeans e la maglietta stretta, e la sciarpa un po gipsy che quel giorno aveva usato per legare i ricci in una lunga coda. Aveva anche acquisito un po di accento, quellinconfondibile cadenza melodiosa che caratterizzava linglese della West Country. Ero certa che fosse nata l.
Non  cos lontano, mi spieg eppure la prima volta che venni qui, mi sembr di entrare in un altro mondo, come se avessi oltrepassato una particolare soglia.
Lo hai fatto dissi. Hai attraversato il Tamar. Le rivelai quello che mi aveva raccontato mia madre del fiume e di come si sentissero le persone originarie della Cornovaglia quando lo attraversavano.
Be, allora devo avere un antenato che proviene dalla Cornovaglia, disse lei perch  proprio come mi sono sentita io. Ci sono venuta in vacanza unestate, con degli amici. Mi mancava un anno per finire luniversit, e per tutto quel tempo non ho fatto altro che pensare a un modo per tornare qui. Alla fine ho fatto la valigia e sono partita. Senza alcun piano. I miei hanno pensato che fossi completamente pazza. Lo pensano ancora, aggiunse ma ormai si sono rassegnati.  la Cornovaglia, ho detto loro. Non si pu resistere.
Capivo quello che intendeva dire. Cera qualcosa in questangolo remoto dellInghilterra occidentale che ti catturava lanima e si rifiutava di lasciarla andare; cera qualcosa di antico e di selvaggio nella brughiera, nelle scogliere nere, e nella voce del mare che evocava una forza misteriosa.
Felicity cerc di esprimerlo a parole. In Cornovaglia, disse sembra sempre che possa accadere qualcosa di magico.
Ripensai a quelle parole quando dopo pranzo scesi lungo la Collina, diretta alla banca di Polgelly. Cero solo io in strada. Per fortuna, aggiungerei, perch non ci sarebbe stato spazio per una macchina, soprattutto nel punto in cui mi trovavo in quel momento, sotto le chiome ombrose degli alberi ricurvi, con ai lati gli argini scoscesi delle siepi di pietra, terra e vegetazione che mimpedivano di vedere la campagna. Quando il vento agit le foglie, mi torn in mente quella sensazione magica, molto forte, che avevo provato da bambina.
Allora ero convinta che sul ciglio della strada, tra le delicate campanule blu che ondeggiavano in mezzo allerba, si nascondessero delle fate, e per non disturbarle camminavo con molta attenzione. Ogni volta che soffiava tra le foglie, il vento sembrava trasportare ai miei orecchi di bambina una melodia vaga, simile a un richiamo e preclusa agli adulti. Avevo immaginato spesso che il tunnel in mezzo agli alberi fosse lingresso di un mondo fatato, ed ero sicura che un giorno sarei finita dallaltra parte, in qualche posto meraviglioso.
Ma allepoca non successe, e non successe nemmeno ora. Eppure, quando superai gli alberi e iniziai a scendere verso Polgelly, provai di nuovo quellelettrizzante senso di attesa. Qui, pensai, c tutta la magia di cui uno ha bisogno.
Tornai a essere la bambina di tante estati fa non appena vidi gli edifici bianchi dei negozi e delle case che costeggiavano le strade tortuose, e i tetti impilati come dei mattoncini giocattolo sulle colline che circondavano il porto, dove i gabbiani, attirati dallodore del pesce e delle alghe, volteggiavano emettendo grida lamentose.
Cera la bassa marea. Lungo i bordi del molo, le barche pi piccole giacevano sul fondo melmoso con lo scafo inclinato, come ubriache, e ancora legate agli ormeggi attendevano che il mare tornasse ad alzarsi.
Il porto era il classico rifugio dei contrabbandieri: curvava verso linterno e lingresso era protetto dalle rocce frastagliate della costa. Se non ci fossero state delle case a segnalare quel punto, sarebbe stato impossibile capire che dietro quelle rocce si nascondeva un porto, e comunque solo con un po di fortuna e di abilit un turista sarebbe riuscito a manovrare una barca a vela fin l dentro.
La strada che costeggiava il muretto del molo era esattamente come me la ricordavo. La banca aveva cambiato nome, ma si trovava ancora nello stesso posto, e allentrata mi accolse lo stesso odore di scartoffie e pavimenti lucidati. Il nuovo responsabile del portafoglio clienti, Mr Rowe, un uomo paziente e scrupoloso, mi spieg quali moduli dovevo compilare. Avevo conservato il passaporto britannico, perci ero ancora una cittadina inglese, e questo rese le cose pi semplici.
Dove mi ha detto che vive, ora, a Trelowarth?
Esatto.
User quellindirizzo allora. E quanti soldi vuole far trasferire dalla sua banca della California?
Tutti dissi, porgendogli i fogli con i dettagli sui miei due conti americani. Sollev le sopracciglia quando lesse la somma, ma non comment. Tutto quello che disse fu: Molto bene, far autorizzare loperazione e non appena riceveremo i soldi le far sapere.
Grazie. Gli strinsi la mano e uscii, dirigendomi verso il negozio di fudge.
Entrando, notai che cera ancora la piccola campanella che suonava e, mentre oltrepassavo la soglia mi sentii di nuovo una bambina di dieci anni, travolta da quei meravigliosi dolci profumi, troppo intensi e variegati per poter essere identificati. Comprai cinquanta centesimi di cubetti al cioccolato e menta, i miei preferiti, e li portai fuori con lintenzione di prolungare quel momento nostalgico, godendomeli seduta sul muretto soleggiato del porto in mezzo ai turisti. La mia attenzione fu per catturata dallinsegna verde della farmacia che si trovava poco pi avanti, lungo la strada che saliva tortuosa. Felicity mi aveva detto che il suo negozio era proprio l accanto, cos infilai il sacchetto di fudge in tasca e andai a dare unocchiata.
Pensavo di trovarlo chiuso, dato che il mercoled era il giorno libero di Felicity e lei era ancora su ad aiutare Susan con la serra, ma allingresso cera appesa uninsegna con scritto APERTO. Mi sembr un invito, cos mi avventurai dentro.
Il negozio aveva un fascino molto eclettico, proprio come la sua proprietaria. Cerano cartoline con delicati disegni realizzati con la penna e linchiostro, immagini del porto e scacciapensieri in vetro che brillavano al sole. Sciarpe di seta di ogni colore e luminosi gioielli celtici in oro e argento si alternavano a quadri disposti alla rinfusa, alcuni di Claire  riconobbi la pennellata energica e i colori nitidi, oltre al modo in cui riusciva a rendere vivi i suoi soggetti tramite la luce.
Cerano anche le sculture di Felicity, colate di bronzo che mostravano le sue grandi abilit, al pari della meridiana, se non di pi. Le mie preferite erano i folletti, che secondo la leggenda popolavano la Cornovaglia  ce nerano diverse versioni, e tutte sembravano essere stati colti nel mezzo di una danza.
Dietro di me, vicino alla cassa, sentii strisciare uno sgabello, poi dei passi che attraversavano la stanza e infine la voce di un uomo giovane che si rivolgeva a me in modo gentile. Posso aiutarla?
Mi voltai, scuotendo la testa. Sto solo guardando.
Ha visto qualcosa che le piace? Quel sorriso pigro mi fece capire che il doppio senso era intenzionale. Avr avuto allincirca la mia et ed era molto carino, con i capelli biondi e degli occhi blu vagamente familiari.
Lo guardai pi da vicino, e il suo sorriso ora esprimeva disappunto. Non ti ricordi di me disse.
Non ne ero sicura. Oliver?
Non poteva essere Oliver, il figlio della donna che aveva accudito Mark e Susan quando la loro madre mor. Veniva a Trelowarth ogni giorno insieme a lei, e conosceva molto bene la casa e i suoi giardini. Sua madre aveva continuato a venire, di tanto in tanto, anche dopo che Claire aveva sposato lo zio George, e noi bambini andavamo spesso a Polgelly a giocare con Oliver.
Incroci le braccia al petto, con lespressione compiaciuta. Allora ti ricordi.
Be, s, come si fa a dimenticare un bambino che ti tirava le pietre?
Una volta disse. Ti ho tirato un sassolino una volta soltanto. E comunque, da quello che ricordo, tu lhai raccolto e me lhai rilanciato. E la tua mira  stata migliore della mia.
Era vero. Lavevo colpito in fronte, facendolo cadere. Sei cresciuto.
Anche tu. Sorrise di nuovo. Mark non mi ha detto che saresti venuta a trovarlo. Ti fermi per molto?
Pu darsi dissi. Quindi lavori insieme a Felicity?
Solo il mercoled mi corresse. Il mercoled  il mio giorno di chiusura. Gli rivolsi unocchiata perplessa, cos mi spieg: Gestisco il museo dei contrabbandieri.
Oh! E dove si trova?
Gi al porto, tra il pub e la sala da t. Oliver fece un largo sorriso. Pesavo quasi ottanta chili quando lho avviato, e ora guardami.
A me sembrava che avesse un fisico molto atletico. Pieg la testa da un lato e mi chiese: Sei tu che profumi di cioccolata?
 il fudge. Tirai fuori il sacchetto dalla tasca e glielo mostrai. Riserva di energia dissi. Per la Collina.
Ne prendo un pezzo anchio allora.
Gli porsi il sacchetto, lui infil la mano e si serv.
Qual  la tua scusa? domandai. Tu vivi qui.
 vero. Assunse unaria seducente. Ma ho come la sensazione che nel prossimo futuro salir spesso su quella collina.

8
Alla fine barai. Non risalii a Trelowarth tramite la strada dellandata, ma girai intorno al porto e presi il sentiero costiero che saliva gradualmente fino alla cima delle scogliere, percorrendo cos un pendio meno ripido. Passai in fondo ai campi che da Trelowarth digradavano verso la vallata, per poi tagliare attraverso il Bosco Selvaggio.
A lato del sentiero erano sbocciate le ginestre spinose, con i loro fiori di un intenso colore giallo, le digitali erano cresciute ovunque, mentre sul ciglio delle scogliere erano spuntati folti ciuffi di statici rosa. Da l riuscivo a udire chiaramente il fragore del mare, il vorticare della schiuma che si rompeva contro gli scogli e il ritirarsi improvviso delle onde.
Molti turisti evitavano quel tratto di sentiero. Lo percorrevano solo gli escursionisti pi esperti, o quelli che volevano vedere il Faro. O chi, come me, preferiva le vie pi selvagge e meno battute, senza aver paura di camminare sul ciglio delle scogliere.
Tuttavia, quando giunsi in un punto in cui il sentiero si affiancava un po troppo a una fenditura nella roccia, e mi venne da guardare la schiuma bianca del mare che ribolliva di sotto, mi gir leggermente la testa. Risollevai lo sguardo, e allimprovviso il vento si mise a soffiare con tale forza da farmi barcollare, cos mi voltai e lasciai il sentiero per mettermi al sicuro, tagliando attraverso un campo.
Mi strinsi nella giacca, piegai la testa, e iniziai a salire con passo deciso. Avevo quasi raggiunto la casa, quando a un tratto mi sembr che qualcosa non tornasse.
Sarei gi dovuta arrivare al prato terrazzato di fronte alla casa, dove giocavamo sempre a badminton. Alzai la testa per vedere quanto mancasse ancora, e mi bloccai di colpo.
Il prato era scomparso.
Al suo posto, a meno di cinque metri di distanza, cera un uomo con la schiena rivolta verso di me. Guardava la strada, e sembrava non avermi visto.
Indossava una giacca senza maniche di una ruvida stoffa marrone che gli scendeva a campana lungo la vita. Sotto aveva una camicia bianca con le maniche arrotolate sui gomiti, come di solito le portavano gli operai, e dei pantaloni stretti di colore marrone infilati negli stivali alti fino alle ginocchia, anche questi marroni. Aveva lunghi capelli castani pettinati allindietro e legati allaltezza del colletto, proprio come i marinai nei film in costume.
Non pu essere vero, pensai. Era chiaramente unaltra allucinazione. Una niente male, a dir la verit, e molto vivida, ma di sicuro quelluomo non poteva essere reale.
Mi spaventava lidea che avessi perso il controllo dei miei sensi fino a tal punto. Continuavo a starmene l, impietrita, senza sapere cosa fare. Poi accadde qualcosa di cui mi sarei ricordata per sempre. Lui inaspettatamente si volt, e mi vide.
Non aveva gli occhi castani. Erano di una tonalit chiara, che risaltava sulla pelle abbronzata del viso.
Indietreggiai, preoccupata, ma lui sollev una mano per rassicurarmi.
Non aver paura. Non voglio farti del male. Cera qualcosa di familiare nellintonazione della sua voce  una voce bassa e ruvida.
Io per avevo paura. Non ce nera motivo, lo sapevo, perch quelluomo non poteva essere reale, non poteva essere davvero l. Distinto feci un altro passo indietro, poi un altro ancora.
Aspetta disse luomo, poi si mosse, come per seguirmi, ma in quel momento accadde qualcosa di incredibile. Mentre mi allontanavo, lui inizi a dissolversi, diventando quasi unombra che a malapena riuscivo a vedere.
Mi sembr che avesse allungato una mano verso di me, come se cercasse di raggiungermi, di fermarmi. Poi di colpo scomparve, e nel frattempo ero scomparsa anchio.
Mi ritrovai nel punto in cui il sentiero si affiancava un po troppo a una fenditura nella roccia, a guardare la schiuma bianca del mare che ribolliva sotto di me.
Lo studio di zio George, dove avevo lavorato al computer durante lultima settimana, era il posto in cui preferivo nascondermi quando da bambini giocavamo a nascondino. Da dietro la sedia verde potevo vedere tutte e tre le porte  quella di fronte a me che dava sul corridoio, e le due ai lati che conducevano nelle altre stanze. La vecchia scrivania aveva uno spazio per le ginocchia in cui, rannicchiandomi, riuscivo a entrare alla perfezione, e una persona minuta avrebbe potuto nascondersi anche dietro le lunghe tende pesanti della finestra.
Ora non ci sarei riuscita, ma forse non era un caso se quel pomeriggio avevo cercato rifugio proprio in quella stanza. Ero l da unora. Avevo attraversato di corsa i campi, a tempo di record, per poi scoprire con sollievo che la casa era vuota  erano ancora tutti al lavoro. Cos non dovetti spiegare a nessuno perch stavo navigando in internet in cerca di articoli che parlavano di malattie mentali e allucinazioni.
Quello che mi disturbava non era solo la facilit con cui mi ero distaccata dal mondo reale, ma anche che lavessi fatto in modo cos assoluto, e che la mia percezione del tempo e dello spazio si fosse alterata a tal punto da credere davvero di essere salita in cima alla collina e di aver visto quelluomo vestito di marrone, mentre in verit non avevo mai abbandonato il sentiero costiero.
Non potevo pi incolpare le pillole  gli articoli che avevo letto dicevano che lastinenza dai farmaci poteva causare lo stesso effetto prodotto dalla loro assunzione, ma io ne avevo prese solo due e ormai ne facevo a meno da una settimana, quindi dubitavo che fossi affetta da astinenza. E per quanto riguardava la possibilit che si trattasse di stress, avevo cercato anche in questo caso di rimuovere le cause, tanto che mi ero addirittura tolta lorologio da polso e lavevo riposto in un cassetto insieme al cellulare, entrambi complici della mia vita cos accuratamente pianificata.
Avevo fatto tutto quello che potevo, ma era chiaro che non fossi in grado di fare una diagnosi di ci che mi stava accadendo. Dovevo trovare un medico locale a cui rivolgermi, per capire se ci fosse una cura. E nel frattempo dovevo cercare un modo per affrontare eventuali episodi futuri.
Rannicchiata sulla sedia, continuai a sfogliare le pagine e lessi: Le persone sane riconoscono le allucinazioni, a differenza di quelle affette da malattie mentali.
Be, questo perlomeno mi dava un po di conforto. Mentre avevo interagito con quellestraneo in cima alla collina, ero sempre stata consapevole del fatto che non esistesse. Eppure, mi era sembrato tutto cos reale. Quel vento forte, il calore del sole, la terra dura sotto i piedi...
Le allucinazioni possono coinvolgere vari sensi  il tatto, il gusto e lolfatto, cos come la vista e ludito , al punto che diventa impossibile distinguere tra limmaginazione e la realt. Un bicchiere di succo di frutta sapr davvero di succo di frutta, e la seta sembrer davvero seta.
Cercai ulteriori informazioni sulle visioni, e scoprii che era normale, quando si soffriva di allucinazioni, sia immaginare figure umane sia sentirle parlare, ed era addirittura possibile avere delle conversazioni in cui loro rispondevano esattamente come avrebbero fatto persone reali. Quegli articoli assicuravano che gli esseri immaginari erano innocui, a meno che non cercassero di dirmi qualcosa di discutibile, come di uccidere qualcuno.
I nostri studi hanno dimostrato diceva uno psichiatra che ignorare queste apparizioni serve a ben poco, mentre  molto pi efficace dir loro semplicemente di andarsene.
Inoltre...
Colsi di sfuggita un movimento e smisi di leggere.
Alzai lo sguardo, aspettandomi di vedere Mark o Susan, ma sulla porta che conduceva in corridoio non cera nessuno. Eppure qualcuno cera.
Stava passando la figura di un uomo. Riuscivo a malapena a vederlo. Era simile a unombra grigia che sembrava stesse uscendo dalla stanza. Una volta giunto sulla soglia, per, si ferm e indietreggi leggermente, guardandosi intorno come se anche lui avesse notato qualcosa fuori posto.
Chiusi gli occhi e trattenni il respiro, senza fare alcun movimento. Mi misi a contare i battiti del cuore. Uno, due, tre. Non pu essere reale, dissi tra me e me. Si trattava delle mie cellule cerebrali che si erano inceppate, come avevo appena letto in quegli articoli. Non cera nessuno l.
E infatti, quando riaprii gli occhi, non vidi nulla.
Provai un brivido di soddisfazione nel rendermi conto che stavolta ero riuscita a controllare il fenomeno. Forse bastava questo, bastava che mi fermassi per un istante a pensare che si trattava soltanto della mia immaginazione. Almeno cos sarei stata capace di cavarmela finch non avessi visto un dottore. Il piccolo orologio da viaggio in ottone che era sulla scrivania emise un leggero ronzio, poi inizi a suonare: erano le cinque. Gli altri sarebbero tornati di l a poco, quindi avrei fatto meglio a darmi una mossa e a rendermi utile trovando qualcosa da cucinare per cena.
Mi alzai e allungai la mano per spegnere il computer, ma prima che potessi toccare il tasto, la scrivania e tutto ci che cera sopra iniziarono a fluttuare, divenendo sfocati, poi scomparvero.
Chiusi di nuovo gli occhi, con pi decisione stavolta, cercando di oppormi con tutta me stessa. I vetri della finestra sbatterono, come per un colpo di vento, poi percepii il chiarore della luce sulle palpebre, e allora aprii gli occhi.
La porta che collegava lo studio con la stanza degli ospiti era aperta, e in piedi sulla soglia cera luomo in marrone.
O meglio, luomo vestito di marrone che mi era apparso lultima volta. Al posto della giacca indossava una vestaglia bordeaux slacciata. Notai che sotto aveva ancora la camicia bianca, i pantaloni e gli stivali alti. La vestaglia avrebbe dovuto renderlo meno imponente, invece mi sembr addirittura pi alto a confronto con lo stipite della porta. Doveva essere almeno un metro e ottanta. Con le spalle occupava tutto lo spazio. E non sorrideva.
Parl con un tono di voce basso e pacato, molto controllato. Cosa sei?
Stavo pensando che era una cosa piuttosto bizzarra da chiedere, essendo lui la mia allucinazione, quando a un tratto mosse leggermente il braccio destro, e io vidi cosa teneva in mano. Un coltello.
Era un piccolo pugnale fatto ad arte, si adattava cos bene alla sua mano che ne distinguevo solo la lama, ma ci bast per spaventarmi. La mia era una paura irrazionale, me ne rendevo conto, perch quelluomo era frutto della mia immaginazione, era stato evocato dalla mia mente e, secondo quanto avevo letto, non poteva farmi del male. Eppure cominciai a indietreggiare, proprio come avevo fatto quando ci eravamo trovati luno di fronte allaltra in cima alla collina, nella speranza di ottenere lo stesso risultato di allora. Ma non fu cos. Stavolta, invece di scomparire, luomo avanz verso di me. Attravers la stanza con due falcate e mi strinse il braccio con la mano libera.
Quel contatto mi sconvolse, ma lui sembrava addirittura pi sconvolto di me, come se si fosse aspettato che la sua mano mi trapassasse. Ero cos scioccata che non feci resistenza, e in fondo sarebbe stato inutile. La sua stretta era troppo forte, e lui era troppo vicino.
Cosa sei? mi chiese di nuovo, ma stavolta la risposta sembrava premergli maggiormente.
Mi torn in mente il suggerimento fornito nellultimo articolo che avevo letto, cos lo guardai negli occhi e, con tutta la calma possibile, risposi: Io sono reale. Tu invece non lo sei. Quindi vattene via.
La vestaglia che indossava era fatta di una pesante stoffa di seta ed era cucita a mano. Se lera tolta e me laveva data con la scusa che i miei vestiti fossero inadatti alle condizioni del tempo. In effetti nella stanza si era fatto pi freddo e umido, e la sua vestaglia sembr riscaldarmi, nonostante fosse immaginaria. Lo ringraziai.
Dopotutto, pensai, se proprio dovevo rimanere l seduta in compagnia della mia allucinazione che si comportava da gentiluomo, avrei almeno potuto cercare di essere cortese. Sapevo che si sarebbe aggiustato tutto in tempo, e per il momento trovavo quella situazione quasi affascinante.
Lisciai una piega della vestaglia e, quando sentii la pesante seta passarmi tra le dita, rimasi ancora una volta meravigliata dal potere che aveva la mente di far sembrare le cose reali. Perch una cosa era leggere larticolo di uno psichiatra che spiegava come le allucinazioni potessero ingannare i sensi di una persona, unaltra era indossare una vestaglia immaginaria, toccarne il tessuto e notare persino le pi piccole imperfezioni nelle cuciture della manica.
Anche la sedia su cui mi ero seduta non era reale, ma percepivo comunque il contatto con le stecche dello schienale. Vicino alla finestra ce nerano due con i braccioli ricurvi, disposte una di fronte allaltra, e la stanza, che era una versione pi ampia dello studio di zio George, sembrava il tipico rifugio di un uomo. Tra le due sedie cera un tavolino di legno scuro su cui era appoggiato un vassoio con dentro alcune pipe, una delle quali era isolata dalle altre, e per questo pensai che fosse la favorita. Non cerano scaffali, e alcuni libri erano stati impilati in un armadietto che sembrava chiuso a chiave, altri invece erano in un angolo di un tavolo lungo e stretto appoggiato alla parete. Su quel tavolo cera una bottiglia che ora luomo aveva sollevato per riempire un calice di peltro con qualcosa che sembrava brandy, a giudicare dallaspetto e dallodore.
Non sto per svenire gli assicurai, mentre lui posava il calice sul tavolo.
Non lho pensato infatti. Si mise seduto sullaltra sedia, e con un gomito appoggiato al tavolo inclin la bottiglia sul suo calice. Ma  evidente che il tuo stato di salute risenta del trauma che hai subto arrivando fin qui, e faresti bene a prendertene cura.
Non sono arrivata da nessuna parte lo corressi. Sei tu quello che continua a comparire ovunque, e nemmeno esisti.
Ah, no?
Non mi ero ancora abituata a come il suo volto cambiava quando sorrideva. Mi ero sentita troppo sconvolta per fare caso al suo aspetto, ma ora che ero riuscita a rilassarmi un po, mi resi conto di quanto quelluomo fosse bello per essere solo unillusione. I capelli castani avevano dei riflessi biondi che catturavano la luce, e ora che ero pi vicina, notai che gli occhi erano verdi, cos chiari da apparire quasi trasparenti. Sotto la barba ruvida, appena accennata, gli zigomi e il mento sembravano piuttosto definiti. Un uomo davvero bello. Ma quando sorrideva, diventava addirittura irresistibile.
Provai a bere il brandy.
Per fortuna sapeva di qualcosa. E faceva anche effetto. Decisi che se proprio dovevo avere delle allucinazioni, avrei cercato di renderle pi gradevoli.
Questa in particolare mi stava osservando e sembrava soppesare le varie possibilit.  evidente che non sei un fantasma, e non credo alle streghe.
Be, io non credo a te gli dissi. Sparisci.
Era come se avessi provato a scacciare una mosca. Stavolta lui non se ne and. Appoggi invece la schiena alla sedia, con il calice di brandy in mano, e mi guard attentamente, come per capire cosa avrebbe dovuto fare con me. Da dove vieni? Te lo chiedo perch la tua parlata  strana disse. Non hai laccento del posto.
Nemmeno tu.
Sono nato e cresciuto a Londra.
Davvero?
Non mi credi?
Tu non esisti gli ricordai. Puoi essere nato dove vuoi.
Grazie. Sembrava divertito.
Mi chiesi per quanto ancora saremmo andati avanti cos. Le mie precedenti allucinazioni erano state brevi. Questa invece stava durando un po troppo. Forse, mi dissi, se avessi preso il controllo della situazione, avrei accelerato le cose.
Mi scolai il calice di brandy e gli dissi: Senti, non posso rimanere qui, ho delle cose da fare.
Lui mi guard. Ah, s?
S. Quindi se vuoi scusarmi...
Mi alzai, e di riflesso si alz anche lui, poi mi segu mentre uscivo. Mi diressi in camera mia e fui felice di notare che il corridoio assomigliava molto a quello della reale Trelowarth.
Dove vai? mi chiese luomo dietro di me.
Nella mia stanza. La vecchia maniglia della porta era in sintonia con gli altri oggetti antichi che stavo immaginando; la stanza, invece, mi sembr un po diversa. Entrai comunque dentro, imperterrita, poi mi voltai verso luomo che in realt non esisteva e gli dissi: Senti, sei stato molto gentile, ma ora voglio stare da sola, quindi sparisci.
Cercai il pi possibile di porre laccento su quelle parole, ma lui rimase l a guardarmi invece di scomparire.
E va bene dissi con un sospiro, poi gli chiusi la porta in faccia.
Sentivo delle voci provenire dallaltra stanza.
Una mi era ormai familiare, laltra invece apparteneva a un estraneo che non stava facendo alcuno sforzo per parlare piano. Non aveva laccento della Cornovaglia. Sembrava irlandese, e molto nervoso.
Hai perso ogni briciolo di buonsenso? Questa non  la tua battaglia, lo sai bene.
E di chi sarebbe, allora? Era luomo vestito di marrone che parlava, riconobbi il suo tono pacato.
Di certo non la tua. Lirlandese era pi risoluto. E nemmeno la mia.
Era passata circa mezzora, o almeno cos mi sembrava, e io mi trovavo ancora immersa nella stessa allucinazione, in quella stanza che avrebbe dovuto essere la mia, anche se non ne aveva laspetto. Le pareti erano bianche invece che verdi, e al posto dellarmadio cera un portacatino con una brocca. Erano scomparse anche la sedia a dondolo e la cassettiera, sostituite da due bauli e da un piccolo scrittoio sistemato nella nicchia della finestra accanto al caminetto, che invece non era cambiato. Anche il pavimento di legno scricchiol sotto i miei piedi come al suo solito, e il letto si trovava nella posizione di sempre, anche se non era lo stesso. Era un letto pi grande, a baldacchino, con la testiera di legno e dei binari muniti di anelli a cui erano fissate le tende, che erano state tirate e ora pendevano accanto ai quattro pali. Aveva inoltre la parte superiore coperta da un tetto. Sembrava un pezzo da museo o il letto di una casa depoca.
Mi ci ero seduta sopra e da l avevo sentito i passi delluomo vestito di marrone che entrava nella stanza accanto, e alcuni minuti dopo un altro uomo  probabilmente lirlandese  era salito su per le scale e aveva percorso il corridoio, e ora i due stavano discutendo.
Lirlandese continu: Quando mai quellinfervorato del duca di Ormonde ti ha fatto qualche favore? Ha per caso mosso un dito quando ti hanno portato a Newgate?  mai venuto a farti visita?
Fergal.
Rispondimi.
Ci unisce un legame di sangue.
Bene disse luomo chiamato Fergal. Allora che versi il suo, e che ci lasci in pace.
Laltro gli rispose con una risata. Mi devo ripromettere di non provare mai pi a contraddirti.
Se avessi saputo che un giorno avresti voluto fare una cosa simile, saresti gi morto.
Questo mi conforta molto.
Diamine, cerca di riflettere. Immaginavo che prima o poi ti saresti condannato a morte da solo. Ma non per quei bastardi.
Pensavo che avresti fatto qualsiasi cosa per il re.
 cos, infatti. Ma non mi fido degli uomini che gli girano intorno. Hanno avuto quasi un anno intero per riportarlo qui da quando  morta la regina Anna, eppure non sono ancora riusciti a fare niente. Sentii dei passi attraversare la stanza, poi la maniglia della porta che si abbassava. Pensa a quello che ti ho detto, per favore.
Parli del fatto che vuoi arrostire i piccioni stasera?
I passi si arrestarono. Adesso cosa diamine centra?
 che rifletto meglio con la pancia piena.
Ah,  cos?
Ti consiglio di cuocere qualche pennuto in pi.
Ne arrostir uno stormo, disse lirlandese in tono sarcastico se pu servire a farti ragionare.
Non sbatt la porta, ma la chiuse con forza in modo da porre enfasi sulla sua ultima frase. Poi scese lungo le scale con passo pesante.
Da dove diavolo sbucava? E perch si chiamava Fergal? Non conoscevo nessun Fergal.
A un tratto lirlandese grid dal fondo delle scale. Sta arrivando lufficiale di polizia!
Fantastico, pensai. Ora siamo proprio tutti. Il rumore degli zoccoli sovrast leggermente quello del vento, e mi chiesi se davvero mi stessi immaginando dei cavalli, cos mi alzai per andare a controllare.
In quel momento scricchiolarono le assi del pavimento nellaltra stanza, come se qualcuno, proprio come me, stesse andando alla finestra per guardare in strada.
Un cavallo e un fantino dallaspetto formale stavano risalendo la Collina. Lanimale aveva un mantello luminoso di colore rossastro, mentre luomo che lo cavalcava era di mezza et e indossava dei vestiti neri, oltre a un cappello abbassato sul volto. Dallaltra parte della parete qualcuno sbuff infastidito, poi sentii un rumore di passi che attraversavano di nuovo la stanza. La porta si apr e si richiuse, e i passi proseguirono lungo le scale, dando limpressione di qualcuno che stesse scendendo i gradini a due a due.
Provai una strana sensazione nel guardare fuori dalla finestra, cosa che facevo spesso, e nel vedere un paesaggio che sembrava quello di sempre, pur non essendolo, come se un artista lavesse ritoccato leggermente, dipingendo alberi dove prima non cerano, cancellando tetti e case dal villaggio di Polgelly, e ridisegnando la strada in modo che apparisse sterrata e piena di solchi.
Luomo aveva appena fermato il cavallo di fronte alla casa, e stava per scendere quando la porta dellingresso si spalanc e luomo vestito di marrone  privo di cappello ma con addosso di nuovo la giacca  usc fuori.
La finestra era chiusa e il vento batteva forte sui vetri, quindi non colsi nulla di quello che si dissero gli uomini, ma notai che non si strinsero la mano e che lufficiale rimase in sella. Non riuscivo a vedere il suo viso sotto il cappello, ma i suoi gesti esprimevano unarroganza fastidiosa, e dal linguaggio dei loro corpi intuii che i due uomini non si piacessero. Quando luomo vestito di marrone alz le spalle, ignorando un commento che gli aveva rivolto lufficiale, qualcosa brill alla luce del sole e allora mi accorsi che, uscendo, luomo non si era messo soltanto la giacca. Si era legato addosso anche una cintura con una spada infilata allinterno. Aveva lasciato che larma pendesse al suo fianco sinistro in modo che fosse visibile, pur essendo in parte nascosta dalla giacca lunga.
Il mio sguardo era concentrato su quella spada quando lufficiale alz la testa.
Stava guardando in alto, passando in rassegna le finestre. Pos gli occhi su di me, e io distinto feci un passo indietro...
La stanza inizi a svanire.
E come in precedenza, mentre stavo camminando lungo il sentiero costiero, mi ritrovai nello stesso punto in cui ero quando aveva avuto inizio la visione  in piedi di fronte alla scrivania di zio George , con la mano allungata in procinto di spegnere il computer e lorologio davanti a me che ancora suonava.
Quando torn il silenzio, mi accorsi che le lancette segnavano ancora la stessa ora: le cinque.
Mi sembr incredibile che lallucinazione non fosse durata nemmeno un secondo. Eppure quellorologio ne era la prova.
Spensi il computer e crollai sulla sedia verde, con i gomiti appoggiati sulla scrivania e la testa fra le mani. Poi allimprovviso, in preda alla confusione, sollevai gli occhi e mi guardai le maniche. Le toccai, per essere pi sicura.
La seta rossa della vestaglia scivol fra le mie dita, scura come il vino. E reale, proprio quanto me.

9
Era ancora l la mattina seguente. Dopo aver chiuso a chiave la porta della camera, aprii larmadio e la tirai fuori dal fondo, dove lavevo nascosta. Non me lero immaginata, quella vestaglia era vera. Ora appariva un po logora e con le cuciture sfilacciate, ma comunque era la stessa che avevo addosso quando stavo... Be, era proprio questo il problema: non avevo la minima idea di cosa stessi facendo.
Sapevo soltanto che, qualsiasi cosa fosse successa, era accaduta in un batter docchio. Non potevo mettere in dubbio lorologio da viaggio che stava sulla scrivania di zio George. E anche se fossi caduta in una sorta di trance per un breve istante e la vestaglia si fosse trovata l nello studio  ma ero certa che non ci fosse  era comunque improbabile che fossi riuscita a indossarla prima che lorologio avesse smesso di suonare.
Ma se non era andata cos, allora significava che quello che avevo vissuto era stato reale. Che luomo vestito di marrone era reale.
Scossi la testa. Non aveva senso. Non riuscivo a crederci. Le persone erano capaci di viaggiare nel tempo solo nei libri o nei film. Non poteva accadere realmente. Eppure la vestaglia che mi ritrovavo fra le mani, e la sua evidente et, sembravano confutare il mio ragionamento. Per non sapevo in quale altro modo spiegarmelo. Ci avevo provato. Per tutta la notte avevo cercato di trovare una giustificazione dellesistenza di quella vestaglia, ma non ne ero venuta a capo, e lunica conseguenza dei miei sforzi fu un mal di testa vero al posto di quello che avevo finto la sera prima per saltare la cena.
Avrei anche evitato la colazione, se qualcuno non avesse bussato alla porta.
Eva? Era la voce di Susan.
Gettai la vestaglia in fondo allarmadio e andai ad aprire la porta.
Hai ancora mal di testa? intu lei, quando mi vide. Mi dispiace. Ti ho preparato del t e qualche toast. Non puoi rimanere a digiuno. Entr con il vassoio e lo pos sul letto. Posso portarti qualcosaltro?
No, davvero... Guardando il vassoio, cercai di distogliere la mente dalle preoccupazioni e di concentrarmi sul presente.  perfetto. Sei stata molto premurosa. Grazie. Per la devi smettere di viziarmi.
Be, disse Susan sei la nostra ospite. E quando si accorse che stavo iniziando a protestare, aggiunse: Inoltre, stai facendo molto per contraccambiare. Hai passato lultima settimana a progettare il nostro sito. Poi sorrise. Probabilmente  per questo che ti  venuto il mal di testa.
No, non credo. E dal momento che non ero in grado di spiegarne il motivo, addentai un toast. Poi mi ricordai:  pronto, comunque. Il sito.
Davvero? Posso vederlo?
Non avevo molta voglia di tornare nello studio di zio George dopo quello che era successo, ma non riuscivo a trovare nessuna scusa. La mia indecisione doveva essere trapelata dal mio volto, perch Susan disse: Se non te la senti stamattina...
No, va bene. Raddrizzai leggermente le spalle. Sto bene. Mi fa piacere che tu lo veda.
Prima volle che finissi di mangiare il toast, ma mi portai dietro il t, sorseggiandolo mentre scorrevamo le pagine del sito, nella speranza che mi tirasse un po su.
Poco dopo ci mettemmo a discutere di come proseguire nella promozione, e pensammo di realizzare alcuni comunicati stampa. Quando Susan and a recuperare alcuni dettagli utili riguardanti la storia dei giardini, dun tratto mi venne in mente che proprio la storia avrebbe potuto aiutarmi a fare un po di chiarezza su quello che mi era successo il giorno prima.
Mi ricordavo che lirlandese aveva fatto un nome: il duca di Ormonde.
Quel nome non mi diceva niente, ma mi sembrava avere una certa autenticit. E i nomi dei duchi realmente esistiti si trovavano nel Burkes Peerage, un repertorio con i dati aggiornati delle famiglie nobili della Gran Bretagna e dellIrlanda.
In internet risultavano ben due duchi di Ormonde, ma dal momento che luomo chiamato Fergal aveva citato anche la regina Anna, pensai che doveva trattarsi del secondo, quello che aveva vissuto durante il regno della regina Anna.
Avrei voluto che mia madre fosse stata l con me, cos mi avrebbe impartito una delle sue meravigliose lezioni di storia. Lei per non cera pi, cos mi accontentai di leggere le nozioni fondamentali, partendo dalla morte della regina Anna, avvenuta nel 1714, e dalla disputa su chi avrebbe dovuto ereditare il trono: il suo fratellastro, James Stuart, che era cattolico e viveva in esilio vicino alla Francia, o il principe tedesco George, che invece era protestante ed era legato alla regina da una parentela pi lontana. Lessi di come i politici a quel tempo fossero profondamente divisi tra chi sosteneva il giovane James, il partito dei Tory, e chi invece era a favore del principe George, il partito dei Whig. Ci furono addirittura delle sommosse e dei disordini pubblici dopo che George fu incoronato re della Gran Bretagna unita.
Giunsi cos alla primavera del 1715, quando i giacobiti  i seguaci di James  ordirono una rivolta armata per rivendicare il diritto al trono del giovane.
Il popolo della Cornovaglia sembrava nutrire forti simpatie per i Tory e per James Stuart, e non ne faceva mistero. Cos, sotto la guida di re Giorgio, il Parlamento controllato dai Whig fece di tutto per spegnere qualsiasi focolaio che potesse alimentare una ribellione pericolosa.
Il duca di Ormonde, un eroe del popolo, si era fatto coinvolgere da questi eventi. Tre anni prima, quando il possente duca di Marlborough cadde in disgrazia, laffascinante Ormonde prese il suo posto al comando delle armate britanniche nel continente, e le sue imprese patriottiche raggiunsero una popolarit tale da preoccupare i Whig. Quando Ormonde si schier con i giacobiti, i Whig gli si rivoltarono contro. Lui e un altro esponente dei Tory, lord Bolingbroke, furono condannati per alto tradimento, e nonostante entrambi riuscirono a evitare larresto e la prigione fuggendo dal paese, il Parlamento non si ferm e decise di metterli in stato daccusa, li spogli dei loro diritti e dei titoli, cos da renderli due ricercati e facendo in modo che fossero macchiati a vita.
Lo schermo mostrava il suo ritratto quando Susan torn.
Chi ? domand.
James Butler, secondo duca di Ormonde. Un uomo di cui fino al giorno prima non avevo mai sentito parlare. Un uomo reale, comera reale quella vestaglia rossa. Come avrei potuto sapere il suo nome, mi chiesi, se non avessi viaggiato indietro nel tempo?
E chi sarebbe? chiese Susan.
Le feci il riassunto della biografia, aggiungendo: Ha avuto un ruolo importante nelle rivolte dei giacobiti qui in Cornovaglia. Potrebbe saltar fuori che ha qualche legame con Trelowarth. Non si pu mai sapere.
Susan si accigli. Pensavo che i giacobiti fossero scozzesi.
Anchio. Ma a quanto pare ce nerano molti anche in Inghilterra.
Lei si avvicin allo schermo, osservando limmagine. Bella parrucca.
Be, s, a quel tempo gli uomini usavano portarle. Io per ne conoscevo uno che non laveva, o almeno che non laveva indossata le due volte in cui lavevo visto, ma di certo non potevo dirlo. Guardai pi da vicino il ritratto, cercando qualche somiglianza con luomo vestito di marrone che, riferendosi al duca, aveva detto che era unito a lui da un legame di sangue. Se davvero erano parenti, il sangue sembrava essere lunica cosa che li legasse. Il duca di Ormonde, infatti, aveva un viso grassoccio, il naso lungo e largo, e lo sguardo troppo fiero e altezzoso.
Quando sono avvenute le rivolte? domand Susan.
Nel 1715.
Quindi prima che gli Hallett venissero qui. Be, come hai detto anche tu, non si pu mai sapere. Sarebbe bello avere qualche storia da raccontare ai turisti, e quella dellinsurrezione giacobita ha sempre il suo fascino.
Non per i giacobiti, pensai. Non avevano mai avuto molta fortuna. Lirlandese chiamato Fergal sembrava aver intuito che quella non era una battaglia che valesse la pena combattere, e mi chiesi se fosse riuscito a convincere luomo vestito di marrone. Forse non lavrei mai saputo.
Scacciai via quel pensiero e mi misi al lavoro. Dovevo redigere insieme a Susan un comunicato stampa, cosa che avevo gi fatto centinaia di volte per altri clienti, quindi fu un compito facile e rilassante. Susan aveva buone idee.
Dovremmo usare le parole amore, disse e perduto, in modo che ne venga fuori un bel quadro, che ne dici? Penso inoltre che il fascino di Trelowarth consista nel fatto che le rose che abbiamo qui sarebbero andate perse, dimenticate per sempre. Questo rende Trelowarth una sorta di...
Si blocc per un attimo, cercando lespressione giusta, poi concluse. Una sorta di macchina del tempo. Una passeggiata nei giardini ti riporta indietro di secoli. Le si illumin il viso. Potrebbe essere un ottimo spunto per il titolo, non credi? Concediti un viaggio nel passato tra le antiche rose di Trelowarth.
Tenevo le dita ferme sulla tastiera mentre digitavo. S, non mi sembra male.
Un viaggio nel passato. Un viaggio nel passato. Le parole continuavano a girarmi in testa anche dopo che Susan usc per andare a controllare qualcosa nella serra. Un viaggio nel passato...
Le mie dita esitarono di fronte alla tastiera. Poi aprii una nuova pagina di ricerca e digitai: Viaggiare nel tempo.
Non sapevo cosa aspettarmi. Roba strana, immaginavo. Un sacco di gente che scriveva cose del tipo: Ciao, mi chiamo Zog, vengo dal futuro. Ma mi sbagliavo. Trovai invece pagine e pagine di argomentazioni scientifiche serie, con fisici veri  alcuni famosi  che ne discutevano considerandolo un argomento di tutto rispetto, e conducevano addirittura degli esperimenti nelle universit.
Gran parte dei loro dialoghi era per me incomprensibile. Analizzavano teorie e scrivevamo equazioni simili a ghirigori che riempivano met pagina. Parlavano del concetto di spaziotempo e dei wormhole, della teoria delle stringhe, delle dimensioni extra e delle curve temporali chiuse. Ma nessuno di loro diceva che fosse impossibile. Veniva citato anche il grande Stephen Hawking che, in una delle sue lezioni, aveva dichiarato che secondo la nostra conoscenza attuale delle leggi della fisica, viaggiare indietro nel tempo era possibile.
Da quanto lessi, tutto veniva ricondotto alla teoria della relativit di Albert Einstein, che aveva dimostrato come lo spazio e il tempo fossero curvi e mutevoli, e non entit fisse e assolute come sostenuto da Isaac Newton.
Trovai un ritratto di sir Isaac Newton in et avanzata, che doveva essere stato dipinto intorno al 1710. Aveva un volto gradevole, ma non era su quello che mi soffermai; non fu quello a provocarmi un brivido lungo la schiena.
Era il fatto che indossasse lo stesso, identico tipo di vestaglia che ora si trovava appesa nel mio armadio. E ci mi convinse, ancor pi delle parole di Stephen Hawking, che tutto quello che avevo letto sulle malattie mentali e tutti i miei propositi di farmi vedere da un dottore sarebbero stati solo una perdita di tempo. Perch, per quanto sembrasse impossibile, io avevo viaggiato indietro nel tempo.
E questa non era una cosa che un dottore poteva curare.
Dallaltra stanza provenivano delle voci.
Aprii gli occhi in uno stato di apprensione. Intorno era buio, e aspettai di abituarmi alla luce fioca della luna che entrava dalle finestre della camera. A notte fonda la casa era sempre stata pervasa da un senso di solitudine, e da bambina odiavo svegliarmi cos, avvolta dalle ombre. In quel momento, per, mi sentii sollevata nel vedere che ogni cosa era al suo posto  il letto, la sedia, larmadio. Mi trovavo nella mia stanza.
Erano passati tre giorni dal mio viaggio nel passato, e nel frattempo tutto si era svolto in modo cos normale che avrei potuto pensare di essermi semplicemente immaginata laccaduto, se la vestaglia non ne fosse stata la prova.
Le voci basse, che continuavo a sentire, provenivano dal lato opposto della parete dietro di me. Quella delluomo vestito di marrone mi era ormai familiare, perlomeno il suo tono, e laltra doveva appartenere allirlandese. Lui parlava in modo animato, alzando e abbassando la voce come se stesse litigando, mentre laltro replicava con pi calma.
Io, invece, calma non lo ero affatto. Avevo gi sentito quelle voci in precedenza, quando non era ancora successo niente, ma da allora erano accadute molte cose, per questo adesso sentirli parlare mi rendeva nervosa. Avrei voluto porre una distanza fra di noi, nel caso fosse successo qualcosa.
Feci uno sforzo e mi alzai per andare in bagno.
Il corridoio era buio, ma avevo percorso quel tragitto cos tante volte da poterlo fare anche a occhi chiusi. In bagno guardai accigliata il mio volto illuminato dalla luce sopra lo specchio. Sei una codarda, lo sai? Era vero. Ma decisi comunque di prendermi del tempo, e aspettai un buon quarto dora prima di tornare in camera.
La stanza era silenziosa. Le voci non cerano pi.
Sentivo solo il mormorio della brezza che entrava dalle finestre semiaperte, e il respiro di qualcuno sul letto.
Il cuore inizi a battermi cos forte che mi bloccai sulla porta. Non riuscivo a muovermi.
Quello non era pi il mio letto. Il chiarore della luna illuminava i pali e le tende, e la figura di un uomo che se ne stava sdraiato sopra le coperte con le mani dietro la testa e con addosso ancora i pantaloni e la camicia bianca che gli avevo gi visto in precedenza. Nonostante la luce tenue, riconobbi il suo profilo. Lo sentivo respirare in modo pesante, come se stesse dormendo.
O almeno cos pensavo.
Finch la sua voce non emerse dalloscurit.
Devo confessare che ho dimenticato il tuo nome.
Parl sottovoce e, consapevole del fatto che in casa potevano esserci altre persone che dormivano, risposi anchio con un sussurro. Non me lhai chiesto.
Lui volt la testa, guardandomi dritto in faccia, ma il corpo non si mosse. La luna illuminava la porzione di spazio alle sue spalle, e io non riuscivo a vedere i suoi occhi, n lespressione. Ne hai uno?
Avevo un nome? Quasi non lo ricordavo pi. Eva.
Eva, e basta?
Mi chiamo Eva Ellen Ward.
Bel nome. Si sofferm a guardarmi nelloscurit. Avevo paura ti fosse successo qualcosa di brutto dopo lultima volta che ci siamo visti, Eva Ward.
Sto bene.
Lo vedo. E sono contento, perch mi sono sentito responsabile della tua salute.
Perch?
Perch credo di non averti avvertito di non abbandonare la casa disse. La campagna non  sicura per una donna, e non  opportuno viaggiare lungo queste strade.
Non ero in strada.
No?
No. E non sono nemmeno uscita di casa.
E allora da dove...? Ah, disse sei tornata.
S. Non sapevo come affrontare la questione. Lultima volta che mi aveva visto gli avevo detto che lui non esisteva realmente, e gli avevo chiesto di andarsene. Probabilmente aveva pensato che fossi pazza. Ma dovevo saperlo. Credi sia possibile che io abbia viaggiato indietro nel tempo?
Lui non rispose subito, ma dopo averci pensato un po, disse: Dipende da dove vieni.
Sembrava un presupposto logico. Non ci vidi niente di male nel riferirgli lanno dal quale provenivo. Lui non sembr sorpreso. S mi disse.  chiaro che hai viaggiato indietro di circa tre secoli.
 il 1715?
Esatto. Questo lo sorprese. Come fai a saperlo?
Ho letto qualcosa.
Sai leggere. Non era una domanda, dal tono con cui lo disse sembrava piuttosto una provocazione. Un bel traguardo per una donna, anche per una che viaggia nel tempo.
Non mi credi?
Al contrario.  nei fantasmi e nelle presenze in generale che non credo, per questo devo ammettere che la tua spiegazione mi ha stranamente confortato. Si ferm a pensare. Hai imparato a governare questo potere?
Se ne fossi capace, dissi pensi davvero che sarei comparsa qui, in questo modo?
In camera mia, vuoi dire, nel bel mezzo della notte? Percepii il suo sorriso, ma lo intuii pi che altro dalle sue parole.
Questa  la tua stanza?
Altrimenti perch avrei deciso di addormentarmi qui?
Ma quando sono venuta lultima volta... Quando...
Quando mi ha chiesto di andarmene? domand in tono chiaramente divertito.
Speravo che loscurit nascondesse il mio imbarazzo. Non mi hai detto che questa era anche la tua camera.
 stata una mia mancanza, lo ammetto. Forse venire a sapere che in realt non esistevo, dopo aver creduto per una vita il contrario, mi ha talmente scosso da farmi dimenticare le buone maniere.
Era riuscito a farmi arrossire. Senti, mi dispiace di essere stata cos brusca. Pensavo di avere delle allucinazioni.
Non lho considerata unoffesa disse. Non mi  dispiaciuto condividere la camera con qualcuno, e non mi dispiace nemmeno ora. Si gir e si mise lentamente seduto, portando le lunghe gambe a terra. Cos sembrava ancora pi imponente, seduto sul letto con la camicia bianca che risplendeva in modo spettrale nella pallida luce della luna. Ci fu un attimo di silenzio. Poi, come se si fosse accorto solo allora, disse: Ti sei cambiata dabito.
In quel momento, se me lavesse chiesto, non avrei nemmeno saputo dire come fossi vestita. Guardai la maglietta semplice che avevo addosso e i pantaloni del pigiama. Stavo dormendo anchio dissi, come per giustificarmi.
Lui sembrava stesse riflettendo su qualcosa. Se sarai ancora qui quando si far giorno, dovresti indossare degli abiti adatti.
Non ci avevo pensato.
Aspetta disse, alzandosi. Avevo dimenticato quanto fosse alto. Quando mi pass accanto, notai che le sue spalle arrivavano allaltezza dei miei occhi, poi lo vidi entrare nella camera accanto alla nostra. Ne usc con quello che sembrava un ingombrante pezzo di stoffa. Tieni, indossalo, se ti va mi disse, porgendomelo.
Grazie gli risposi, poi lui fece un cenno con la testa, ancora in piedi sulla porta che collegava le due stanze. Il suo volto era troppo avvolto nelloscurit per poterne scorgere lespressione. Dormi bene, Eva Ward mi disse, e dopo aver fatto un passo indietro, chiuse la porta che ci separava.
Non potevo dormire. Nemmeno ci provai. Mi misi seduta sulla sedia di fronte alla finestra, quella la cui vista mi era pi familiare. Con lo sguardo fisso sul punto pi lontano, dove il mare scuro incontrava il cielo, rimasi l ad aspettare il sorgere del sole.
I primi raggi penetrarono dalla finestra che dava sulla strada, accanto al caminetto. La luce obliqua, ancora debole, disperse le ombre negli angoli, irradiandosi lungo le assi del pavimento e sulla superficie dello scrittoio appoggiato al muro.
Rischiar il tessuto che tenevo ancora fra le braccia, e finalmente vidi che si trattava di un vestito  un corpetto e una gonna lunga con lo strascico, insieme a una specie di sottoveste e a un paio di scarpe simili a delle pantofole, che caddero sul pavimento quando mi alzai e andai a distendere i vestiti sul letto, in modo da vederli meglio.
Era un abito da sera semplice, ma molto bello. Il corpetto aveva un profondo scollo arrotondato e le maniche a tre quarti, ed era sostenuto da alcune stecche flessibili, come un busto. Anche la gonna era semplice, ma molto ampia. Mi scivol tra le dita come seta, e aveva un colore cangiante, che andava dal blu al grigio.
Era strano pensare di indossare un abito simile, ma se davvero ero bloccata l, in quella dimensione, non potevo permettermi di girare in pigiama.
Fu pi facile di quanto mi fossi aspettata. Iniziai dallindumento intimo, una semplice sottoveste con il collo rotondo e le maniche che mi arrivavano ai gomiti, per poi allargarsi e terminare con un merletto che spuntava a sua volta da sotto le maniche a tre quarti del corpetto, addolcendone leffetto. Avrei dovuto infilare la gonna prima del bustino, ma riuscii comunque ad aggiustare il tutto  il corpetto aderiva bene sopra la gonna stretta in vita, in modo che sembrassero un pezzo unico.
Mi sorprese come sia labito sia le pantofole mi calzassero alla perfezione. Avevo pensato di essere troppo bassa o non abbastanza snella, invece la gonna sfiorava il pavimento senza strusciare troppo, e il corpetto attillato non mi stringeva, anche se avevo avuto qualche difficolt nellallacciarlo. Non aveva i bottoni e si chiudeva sul davanti tramite delle spille, cos mi punsi pi volte e arrivai anche a imprecare ad alta voce in preda alla frustrazione. Stavo infilando lultima spilla quando la porta si spalanc e un uomo, infuriato, mi chiese: Chi diamine sei?
La voce dellirlandese era inconfondibile, ma il suo aspetto mi sorprese. Non era luomo imponente che avevo immaginato. Era di altezza media, aveva i capelli neri e un volto che normalmente presumevo fosse cordiale.
Di certo non lo era in quel momento.
Mi guard con aria minacciosa. Ho detto, chi diamine saresti tu?
Mi chiamo Eva. Suon inopportuno, persino a me, ma mi resi conto troppo tardi che non avrei dovuto dire niente, visto che quando ud il mio accento lui socchiuse gli occhi.
Eva. Si era fermato sulla soglia e aveva incrociato le braccia sul petto. E dimmi, da dove salti fuori? E come ci sei finita in questa casa?
Non sarei riuscita a rispondere facilmente a nessuna delle due domande. Con quelluomo non mi sentivo sicura come con laltro. Il suo sguardo esprimeva rabbia e diffidenza, nulla che facesse sperare che si sarebbe comportato da gentiluomo. Non pensavo certo che mi avrebbe fatto del male. Ma avevo limpressione che non avrebbe usato lo stesso tatto dellaltro.
Provai a calmare le acque, cercando di ricordarmi il suo nome. Fergal.  cos che ti chiami, vero? Fergal?
I suoi occhi si socchiusero ancora di pi. E chi te lha detto?
Lui.
Lui chi? chiese, mettendomi alla prova, poi avanz verso di me.
Maledizione, pensai. Non avevo idea di come si chiamasse. Luomo...
Quale uomo?
Luomo che vive qui.
Fece un altro passo in avanti e sollev le sopracciglia nere in modo sarcastico.  stato lui a dirti il mio nome?
S.
Che strano, non credi, che ti abbia detto il mio nome ma non il suo?
Non sapevo come replicare, cos rimasi in silenzio mentre Fergal continuava ad avanzare.
Quindi lui ti ha detto il mio nome. E ovviamente ti ha dato anche quel vestito.
Cera qualcosa che non mi piaceva nel modo in cui guardava labito, ma non riuscivo a capire cosa. S.
Bugiarda. Quella parola fu come uno schiaffo.
Sollevai il mento. Ero spaventata e confusa, ma avevo anchio i miei limiti, e dentro di me sentii affiorare un senso di ribellione. Non  una bugia.
Sembr sorpreso. Colsi in lui un accenno di esitazione, cos mi feci coraggio.
Prova a chiederglielo osai dire. Chiedi a lui come ho avuto questo vestito. Vedrai che te lo dir.
Ah, s? Il suo tono era ancora aggressivo, ma sembrava aver perso un po di arroganza. Pieg la testa da un lato mentre mi guardava, sovrappensiero. Poi disse: E va bene, se proprio vuoi giocare con il fuoco, andiamo a chiederglielo insieme.
Bene dissi in tono fiero, anche se in verit non avevo scelta. Mi strinse cos forte il braccio che non sarei riuscita in nessun modo a liberarmi, se per caso fossi stata cos incosciente da provarci.
Mentre scendevamo lungo le scale, borbott per tutto il tempo, cercando di convincere pi s stesso che me. Lo conosco da ventanni e non ha mai fatto nulla senza prima consultarmi, e sono certo che avrebbe bruciato quel vestito con le sue stesse mani, piuttosto che vederlo addosso a unaltra donna...
Continu con quella paternale anche quando attraversammo il corridoio e ci dirigemmo verso la cucina. Probabilmente si aspettava che mostrassi la paura che si addice a chi sta per essere smascherato, invece, mentre giungevamo a destinazione, io non provai nientaltro che un senso di sollievo, sapendo che presto avrebbe dovuto darmi ragione. Il fatto che fossi sempre pi calma non lo metteva di buon umore.
Molto bene ripet, una volta giunti nel corridoio sul retro, fermandosi di fronte alla porta che conduceva allesterno. Ora vediamo chi  che racconta storie.
Mi spinse fuori, e quando di colpo mi bloccai sulla soglia, anche lui, che era dietro di me, dovette fermarsi, imprecando, e per poco non cademmo entrambi come tessere del domino.
Ma io non ci feci caso. Ero intenta a guardare luomo di fronte a me, luomo vestito di marrone che doveva appena essere stato nella stalla di mattoni oltre il cortile. Aveva gli stivali infangati, e alcune pagliuzze gli erano rimaste attaccate alla manica. La sua non era unespressione cordiale. Incroci lo sguardo con quello di Fergal, che era alle mie spalle, rivolgendogli una sorta di monito silenzioso.
Di fianco a lui, vestito di nero, lufficiale di polizia che avevo gi visto ci stava guardando. O, meglio, stava guardando me.
Bene, bene. La sua voce era affilata come la pinna di uno squalo che tagliava la superficie dellacqua. Chi abbiamo qui?

10
Nella mia vita ho conosciuto persone davvero velenose. Ho imparato a riconoscerle dal modo in cui il loro sorriso andava e veniva, senza mai contagiare lo sguardo, quello sguardo che, pur cos intenso a volte, non rivelava alcuna anima. Questo tipo di persone avevano un aspetto normale, ma dentro era come se gli mancasse una parte vitale, e ogni volta che mi imbattevo in uno sguardo simile, avevo imparato a voltarmi e a correre via, guardandomi le spalle mentre me ne andavo.
Non appena vidi lo sguardo freddo dellufficiale, capii che tipo di uomo fosse. Ma in quel momento non potevo fuggire. Fergal era ancora piantato dietro di me.
Lufficiale avanz lentamente, considerando con attenzione la nuova piega che avevano preso gli eventi. Doveva avere sui quarantacinque anni, non era alto ma aveva un fisico snello e asciutto, il viso lungo e magro incorniciato dai ricci immobili della parrucca bianca che spuntava da sotto il cappello nero. Fece scorrere lo sguardo dai miei capelli sciolti fino allorlo del vestito, che anche lui sembrava aver riconosciuto. I suoi occhi cupi si accesero di interesse, poi torn a guardarmi in viso. Butler, mi sorprendete disse in tono provocatorio. Non avrei mai pensato che un uomo come voi perdesse tempo con una prostituta.
Moderate il linguaggio, signore replic luomo vestito di marrone, con un tono di voce controllato. State parlando della sorella di Fergal,  qui per aiutarci con le faccende domestiche.
Percepii la lieve reazione dellirlandese dietro di me, nonostante fosse rimasto immobile, e per un istante mi chiesi se avrebbe retto il gioco.
Lufficiale non sembrava convinto. Vostra sorella? chiese a Fergal. Non sapevo che ne avevate una.
Lirlandese rimase per un attimo in silenzio, sembrava cercasse di decidere cosa fare, poi mi venne vicino, e con un atteggiamento sprezzante disse: Ne ho sette, perbacco. E questa qui  la maggiore.
Lufficiale osserv il mio volto, in cerca di qualche somiglianza. Dubitavo che ne potesse trovare qualcuna. Qual  il vostro nome? mi chiese.
Non pu parlare disse Fergal, stringendomi ancora pi forte il braccio per dirmi di stare zitta.
Come mai?
Dovrebbe chiederlo allOnnipotente,  Sua la colpa. Io so solo che non ha mai imparato a parlare. Era una bugia geniale. Non colsi la minima esitazione nella sua voce, e non potei fare a meno di ammirare la velocit con cui aveva fiutato il pericolo e aveva cercato di evitarlo. La mia parlata sarebbe risultata strana. Anche se fossi riuscita ad assumere un accento irlandese, il mio linguaggio sarebbe stato troppo moderno, e sarei di certo caduta in errore. Per fortuna lui me laveva risparmiato.
A un tratto intervenne luomo vestito di marrone. Eva, lui  Creed, lufficiale del villaggio. Sono certo che, essendo un gentiluomo, vorr scusarsi con te e darti il benvenuto.
Era un gioco rischioso, ma lui non si scompose e lo condusse fino in fondo. Lo sguardo inquietante dellufficiale si sofferm unultima volta sul vestito che avevo preso in prestito, poi annu, per nulla dispiaciuto, e con poca convinzione disse: Madama OCleary, non intendevo offendervi. Di certo siete la benvenuta qui a Trelowarth. Fece un passo indietro e annu di nuovo, rivolto ai due uomini. Signori. Poi si volt, e usc dal cortile.
Lasci una scia di tensione dietro di s. La percepivo nellirlandese alle mie spalle e nella rigidit delluomo vestito di marrone che non si era mosso dalla sua posizione. Indossava gli stessi vestiti di sempre, i pantaloni marroni infilati dentro gli stivali, una camicia bianca insieme a quella che mi sembrava una fascia legata intorno al collo e, sopra, la lunga giacca marrone lasciata aperta. Si era rasato la barba, per, rivelando la mandibola scolpita. Cos aveva un aspetto pi civilizzato.
Li vidi scambiarsi uno sguardo, mentre lui diceva al suo amico: Volevi vedermi? Sembrava una domanda come le altre, pronunciata in modo naturale, ma dalla sua espressione capii che era ancora in allerta, conscio del fatto che lufficiale avrebbe potuto sentirli.
Di sicuro anche Fergal ne era consapevole, ma doveva togliersi alcuni dubbi, e doveva farlo a modo suo. Mi spinse in avanti. La ragazza voleva mostrarti labito, e voleva anche che ti dicessi quanto avesse apprezzato il gesto. Davvero molto generoso.
Luomo vestito di marrone lanci unocchiata alla mano di Fergal stretta intorno al mio braccio, poi spost lo sguardo sullabito, e in quellattimo mi sembr di scorgere nei suoi occhi un senso di tristezza, quasi di dolore, ma fu cos fugace che non ne ero certa. Svan non appena incroci il mio sguardo. Puoi dire a tua sorella che sono contento che le piaccia disse a Fergal. E che le dona molto.
Uno aveva lanciato la provocazione, laltro aveva risposto. Fergal mi lasci andare con riluttanza. Puoi dirglielo tu stesso, ce li ha gli orecchi borbott. Poi, senza aspettare, fece per andarsene. Suvvia, andiamo a fare colazione, cos magari uno di voi due potr spiegarmi cosa diamine sta succedendo.
La vista dalla finestra della cucina era diversa da quella a cui ero abituata. Non cerano giardini cinti da mura e ben curati  solo due vecchi meli di fianco alla casa su cui si abbattevano le implacabili raffiche di vento che, attorcigliandosi a spirale, dalla costa salivano fino in cima alla collina come per cercare rifugio.
Anche la cucina era molto diversa. Non cerano credenze, n piani di lavoro, n fornelli, solo un camino di pietra e alcuni ganci di ferro su cui erano appesi vari utensili e padelle, di molti dei quali non capivo lo scopo.
Il tavolo, invece, nonostante fosse pi piccolo e rudimentale, si trovava nello stesso punto, sotto la finestra. Sedermi l a bere birra scura e a mangiare pane mi fece sentire di nuovo a casa, e mi calmai un po.
Anche Fergal si era calmato, nonostante dal volto trapelasse il senso di incredulit per ci che stava ascoltando. Riemp di nuovo il boccale e disse: Quindi mi stai dicendo che vieni dal futuro?
Esatto. Non mi importava se mi credesse o meno. La mia unica arma era la verit.
Mi guard perplesso. Poi rivolse lattenzione alluomo vestito di marrone di fianco a me, che mentre parlavo era rimasto in silenzio. E tu ci credi?
Lho visto coi miei occhi. Allung le gambe sotto il tavolo e incroci le braccia al petto. Lho vista attraversare le due dimensioni. Non ci sta ingannando.
Potrebbe trattarsi di stregoneria. Ma lo disse senza crederci troppo.
Io e te non siamo tra quelli che credono alle streghe disse luomo vestito di marrone, e Fergal annu.
Ma se non si tratta di stregoneria, allora cos?
Perch non pu essere come dice?
Perch sia io che te sappiamo bene che non pu essere possibile.
Se  per questo, gli uomini un tempo pensavamo che il mare avesse dei limiti che non venivano oltrepassati per paura dei draghi replic lamico, poi si volt verso di me e osserv pensieroso il mio viso con i suoi occhi chiari. Direi che lei  la prova che sia possibile.
Fergal pos il boccale sul tavolo. Diamine, per, tutta questa faccenda mi ha fatto venire il mal di testa, mi sento come se qualcuno me la stesse martellando, quindi vogliate scusarmi ma ho del lavoro che mi aspetta. Spinse indietro la sedia e si alz, lasciandoci l da soli, seduti accanto alla finestra aperta.
La brezza del mattino saliva dal mare e folate leggere mi sfioravano le mani come una carezza rassicurante. Un uccello, nascosto nel groviglio di rami del melo pi vicino alla casa, si era messo a cinguettare, un canto spensierato che faceva da contrappunto alle mie preoccupazioni.
Fergal  un bravuomo. Ma non si fida facilmente degli altri.
Lho notato. Mi strofinai distinto il braccio.
Ti chiedo scusa se ti ha trattato in modo brusco.
 tutto a posto. Pensava che fossi una ladra. E poi si  fatto perdonare con quella storia che ha raccontato allufficiale.
Lui alz le spalle, riconoscendo che avevo ragione, poi rivolse lo sguardo da unaltra parte e fra noi cal di nuovo il silenzio.
Non sapevo il tuo nome.
Lui torn a guardarmi. Scusami?
 per questo che Fergal ha pensato che fossi una ladra dissi. Perch non sapevo il tuo nome.
Pass qualche istante, poi in tono leggermente divertito pronunci la stessa frase che avevo usato io quando ci eravamo visti in camera. Non me lhai chiesto.
Laveva voluto lui. Ne hai uno? dissi, guardandolo dritto negli occhi, con il suo stesso sguardo sicuro.
Stavolta non nascose il senso di divertimento, che gli illumin per un attimo gli occhi mentre diceva: Daniel Butler. Al vostro servizio, signora.
Grazie, Mr Butler.
Chin il capo in un gesto galante, poi si alz, stirandosi. Ora, se vuoi scusarmi, ho anchio del lavoro da fare. Ti consiglio di rimanere in casa, ma sentiti libera di fare come credi.
Grazie.
Oh, e Eva?
S?
Si ferm sulla soglia. Ritengo che una donna che abbia dormito nel mio letto abbia il permesso di chiamarmi Daniel. Con gli occhi che ancora gli sorridevano se ne and, senza nemmeno darmi il tempo di formulare una risposta adeguata.
Era strano attraversare quelle stanze che conoscevo cos bene e trovarle tanto diverse.
I mobili erano pi sobri e spartani, anche se percepivo che una mano femminile aveva provato a ingentilire larredamento, come quella della donna a cui apparteneva labito che indossavo. Su alcune sedie cerano dei cuscini, altre avevano dei sedili di paglia intrecciata, e alle finestre erano state appese tende di calic. Latrio al pianoterra non era ancora stato intonacato e il sontuoso rivestimento di legno rendeva tutto pi cupo. Le stanze, invece, erano ravvivate da tappeti e da quadri che ritraevano vivaci paesaggi rurali, e ovunque guardassi cerano candele disposte su candelabri da parete o inserite dentro paralumi di vetro che erano stati appoggiati sopra un tavolo o sulla mensola di un camino, tutte in attesa di essere accese quando sarebbe scesa la sera.
Le stanze del piano inferiore avevano una funzione diversa  la sala da pranzo veniva usata come salotto , ma nella sala grande che avevo sempre chiamato la biblioteca cerano gi degli scaffali con dei libri, e al posto del pianoforte un mobile pieno di tazze e piatti cinesi, e di vari oggetti curiosi che tintinnavano al ritmo dei miei passi sul pavimento di legno.
Incuriosita, andai a dare unocchiata pi da vicino.
Tazze, piatti e piattini, messi in bella mostra uno di fianco allaltro, erano decorati con disegni a forma di spirale e boccioli di rosa su uno sfondo color avorio. Nello scaffale inferiore cerano alcune conchiglie meravigliose di ogni forma e colore. Ne riconobbi alcune, dato che un tempo anchio le collezionavo: una murice bitorzoluta, bianca e rosa, il rivestimento iridescente di un abalone, e il ventaglio ampio e piatto di una capasanta giapponese. In mezzo notai un piccolo contenitore di vetro, anchesso a forma di conchiglia, che conteneva una ciocca di capelli neri legata con un nastro blu.
Mi bast per capire. Anche Daniel Butler, come me, aveva perso qualcuno.
Il mobile trem quando qualcun altro entr nella stanza, poi i passi si fermarono, e dietro di me sentii la voce di Fergal che diceva: Non troverai niente di valore l dentro, a parte i piatti.
Non ho intenzione di rubarti i piatti.
Venne al mio fianco e mi guard in viso con aria curiosa, poi abbass lo sguardo sul piccolo contenitore a forma di conchiglia che aveva catturato la mia attenzione.
Era di sua moglie disse a denti stretti, e con tono severo.
Lavevo intuito, cos come avevo intuito che appartenesse a lei anche il vestito che indossavo. Lo lisciai con una mano e feci per voltarmi, ma lo sguardo acuto di Fergal aveva notato qualcosa nel mio gesto.
Quello  un anello irlandese disse, accennando con il capo al Claddagh Ring che avevo al dito. Ne ho visto uno simile a Galway. Socchiuse gli occhi. Posso? domand. La sua mano ruvida prese la mia, voltandola verso la luce. Non ne ho mai visto uno cos piccolo. Come lhai avuto?
Me lha tramandato mia nonna risposi. Era irlandese.
Davvero? Di dove?
Non lo so.
Di sicuro era di Galway, se aveva un anello simile.
Si chiama Claddagh Ring. Molte persone lo hanno.
Nelludire quel nome, Fergal sollev un sopracciglio. Claddagh Ring?  un nome improbabile per un pegno damore. Sei mai stata a Claddagh? No?  il miglior posto in cui pescare in tutta la costa occidentale dellIrlanda, ma  meglio non girare da quelle parti se sei uno straniero. I pescatori sono una razza violenta. Ti affonderebbero la barca non appena ti vedono.
Non riuscii a resistere. Quindi tu sei di Claddagh? domandai.
Fergal, colto di sorpresa, abbass per un attimo lo sguardo. Poi sorrise. No. Io vengo dalla contea di Cork, dove gli uomini sono tutti gentili e di buone maniere, non lo sai? Mi lasci andare la mano. Hai fame, Eva Ward?
Un po.
Sai cucinare?
Un po.
Bene, disse allora vieni con me, se ne hai il coraggio. Vediamo cosa sai fare.

11
In cucina scoprii un lato diverso di Fergal. I suoi modi bruschi si erano un po ammorbiditi, e quello che mi era sembrato un carattere scontroso si era rivelato essere uno spirito ironico e divertente. Gli scapp persino un sorriso di tanto in tanto, e le rughe che gli segnavano gli angoli esterni degli occhi, quando sorrideva, mi dicevano che lo facesse pi spesso di quanto volesse far credere. Inoltre, in quellangolo della casa, sembrava trovarsi completamente a proprio agio. Sapeva cucinare molto bene.
Fui mandato in mare non appena imparai a camminare replic, quando glielo feci notare. E presto mi resi conto che non ero di grande aiuto per nessuno, se non per il cuoco della nave, che mi ha insegnato tutto quello che so. Per questo preferisco cucinare il pesce piuttosto che arrostire volatili, come tu stessa puoi vedere.
Non avevo capito che tipo di uccello stesse preparando. Erano due, piccoli e magri. Forse due anatre. Ma non sei pi il cuoco di una nave dissi.
Lo sono ancora, di tanto in tanto. Quando Danny prende la barca.
Ha una barca?
Ha la migliore delle barche. Annu con la testa. La Sally. In questo momento  fuori, al timone c il fratello di Danny, ma quando lavr riportata, sar contento di fartela vedere.
Quindi chi  il capitano? Mr Butler o suo fratello?
Fergal mi guard di sbieco, sembrava divertito. Perbacco,  una domanda a cui nessuno ancora ha saputo rispondere. So per certo che n Jack n Danny ne sarebbero capaci, ne hanno discusso per anni. La Sally molto probabilmente gi lo sa, ma una signora come lei sta bene sia con luno che con laltro. Infilz gli uccelli con un lungo spiedo, poi li mise ad arrostire sul focolare e, dopo essersi strofinato le mani, si occup della verdura.
Almeno ora potevo aiutarlo. Le sbucciai, le feci a pezzetti e le misi nel calderone di ferro con tre piedi in cui stava cuocendo una sorta di zuppa dorzo.
Lui mi lanci unocchiata, mentre ero intenta a fare quelle cose. Non sei di certo una donna che si lamenta, lo devo ammettere.
E perch mai dovrei lamentarmi?
Giusto.
Inoltre, dissi devo abituarmi a stare zitta, ora che hai convinto lufficiale che sono muta.
Per la miseria, mi dispiace disse, non sembrando per nulla amareggiato. Ma  stata lunica cosa che mi  venuta in mente per far s che non scoprisse la tua parlata strana. Di sicuro ti avrebbe rivolto delle domande.
Non dispiacerti.  stato molto gentile da parte tua.
Lo credi davvero?
S. E ti ringrazio.
Mentre puliva la lama del coltello, pieg la testa da un lato e mi guard come se stesse decidendo qualcosa. Poi pos il coltello e disse: Tutto questo daffare mi ha messo sete. Vuoi un po di sidro, Eva Ward?
Tentennai, ricordandomi di quello che avevo bevuto in compagnia di Mark, ma sapevo che non si trattava solo di una bevuta, mi stava offrendo una tregua. Non potevo rifiutare. S, grazie.
E fu cos che, quando Daniel Butler, sbrigate le sue faccende, torn a casa, mi guard negli occhi  un po troppo allegri  e inarc le sopracciglia.
Togli gli stivali da l sotto gli disse Fergal, bloccando lamico che si stava sedendo. Hai dimenticato le buone maniere? Abbiamo una signora a cena, e mangeremo dove si conviene.
Si riferiva alla lunga stanza oltre il ripostiglio che nel presente da cui provenivo fungeva da stanza ricreativa, mentre a quel tempo era rivestita da pannelli di legno invece che da carta da parati, le finestre avevano le persiane, e al centro, al posto del tavolo da biliardo di zio George, cera un tavolo sostenuto da alcuni cavalletti in legno massiccio di quercia, e circondato da dieci imponenti sedie.
Fergal apparecchi per tre in un angolo. Perdona la polvere disse, mentre strofinava il tavolo da cui si sollevavano particelle di pulviscolo che si misero a danzare nella luce. C una ragazza del villaggio che viene a pulire per noi, ma suo padre si  ammalato ed  dovuta rimanere a casa, quindi abbiamo dovuto fare da soli ultimamente.
Era una casa molto grande per due uomini. Mi ricordavo che, quando da bambina andavo a Trelowarth, cera una donna del posto, Mrs Jenner, che sbrigava i lavori domestici, e anche Mark e Susan avevano assunto degli addetti alle pulizie che venivano ogni settimana.
Daniel Butler prese una sedia e con un sorriso mi disse: Non lasciarti intenerire da lui.  abituato a portare qui le ragazze per corteggiarle, e questa potrebbe essere la rara occasione in qui qualcuna se ne va senza prima avergli tirato dietro la scopa.
Stai rivelando un po troppo replic Fergal, ma Daniel fece locchiolino, mentre laltro and in cucina a prendere la cena.
Osservai il volto gradevole di Daniel Butler. Fergal porta qui le ragazze per corteggiarle? gli chiesi, incredula.
Certamente. In fondo non  cos scontroso, come tu stessa hai avuto modo di vedere. Gli occhi gli sorridevano. Cosa stavi bevendo?
Sidro.
Allora significa che gli hai fatto una buona impressione. Il sidro che teniamo in cantina lo fa lui, con le sue stesse mani, e lo difende come un drago a guardia delloro. Lo offre soltanto a chi secondo lui lo merita.
Be, ne sono onorata, ma spero non ci prenda il vizio. Il sidro mi fa girare la testa.
Si beve anche nel tuo secolo?
Il sidro? S. E leffetto  sempre lo stesso.
Quindi abbiamo un po di cose in comune. Nonostante la naturalezza con cui lo disse, mi sembr di cogliere un interesse di tipo scientifico. Immagino sia strano ritrovarsi in unaltra era, strappata via da tutto ci che si conosce.  come naufragare in una terra straniera.
Era unottima analogia. S,  un po cos. Non mi ero mai davvero soffermata a riflettere su ci che mi era accaduto. Una parte di me stava ancora cercando di assimilare il trauma di essere sbattuta da una dimensione temporale allaltra, e riuscivo solo a pensare a come affrontare le situazioni contingenti. Ma ora che ci riflettevo, era come essere trascinati a riva in qualche terra straniera. Nonostante la casa fosse la stessa. Almeno so come muovermi dissi. Questo mi conforta un po. Come mi conforta il fatto che mi credi. Soltanto ora, mentre lo dicevo, mi resi conto di quanto fosse importante.
Rivolsi lo sguardo da unaltra parte, poi mi schiarii la gola con un colpo di tosse e, mentre lui si guardava intorno in cerca di qualcosa da dire, io provai a cambiare argomento.  da molto che vivi qui, a Trelowarth?
Dodici anni. Mi fu lasciata da uno zio che sperava potessi convertirmi a un mestiere pi onesto.
Ma prima che potessi chiedergli pi onesto di cosa?, entr Fergal carico di piatti pieni di cibo.
Ecco qua, disse, mentre mi serviva approfittane, perch domani non ci sar niente di straordinario. Finch non andr al mercato, mangeremo zuppa dorzo.
Erano pietanze semplici, ma gustose. Fergal aveva arrostito gli uccelli cospargendoli con il miele, e aveva insaporito lorzo e le verdure con alcune spezie ed erbe che rendevano il tutto molto gradevole. Usai la forchetta e il coltello per mangiare, proprio come loro, e fui grata della birra poco alcolica che Daniel Butler mi offr al posto del sidro. Nonostante il bicchiere di stagno le conferisse un leggero sapore metallico, perlomeno, bevendola a piccoli sorsi, potevo rimanere sobria.
Gli altri due bevevano vino, un rosso corposo che avevano versato in bicchieri di stagno uguali al mio. Presto lavremo finito fece notare Fergal, mentre si versava quel che rimaneva nella bottiglia. Ne abbiamo solo una cassa in cantina.
Per fortuna c il tuo sidro disse Daniel Butler.
Scordatelo. Chiunque tocchi quei barili perder la propria mano.
Lo vedi? disse Daniel Butler, rivolgendosi a me con un sorriso. Non ti avevo detto che fa la guardia alle sue botti come un drago?
Diamine, perch non le spieghi anche il motivo? Le hai detto cosa ha fatto tuo fratello non appena mi sono distratto? Non le hai detto che ha caricato tutto il mio sidro sulla Sally e con il primo vento a favore  salpato senza nemmeno chiedere il permesso?
Jack  fatto cos.
Ruberebbe le monete dagli occhi di un morto, e lo farebbe con il sorriso sulle labbra. Il suo tono tradiva tuttavia un senso di ammirazione, e capii che in fondo apprezzava luomo di cui stava parlando. Poi, a un tratto, sembr venirgli in mente qualcosa. Perdinci, Danny, presto o tardi sar di ritorno.
E allora?
E allora come diamine gliela spieghiamo lei? Accenn con la testa verso di me. Sai bene quanto me che Jack non terr la bocca chiusa, e non riusciremo mai a convincerlo del modo in cui  giunta fin qui.
Osservai Daniel Butler mentre soppesava le varie possibilit, poi con unalzata di spalle disse: Lei  tua sorella,  venuta a darci una mano con i lavori domestici. Non  ci che hai detto a Creed? Ci creder.
Ne sei davvero sicuro?
No. Mi guard pensieroso. Ma Jack non  cos astuto come lufficiale. E credo che Eva lo sia ancora di pi. Ti seccherebbe, mi chiese recitare la parte?
Non ero certa di riuscirci, nonostante lui confidasse in me. La recitazione non era mai stata il mio forte; non avevo mai avuto il dono di Katrina. A lei sarebbe piaciuto tutto questo, ritrovarsi catapultata in un altro secolo. Si sarebbe subito calata nel ruolo, avrebbe modificato i gesti e laccento, a tal punto che persino Daniel Butler avrebbe creduto che fosse appartenuta a quel tempo. Sarebbe stata una vera e propria avventura per lei.
Accennai un sorriso, provando per lennesima volta il dolore per la sua perdita, oltre a un senso di vuoto e di abbandono. Notai il suo sguardo perplesso, cos dissi: Ci prover. Ma ho paura di non essere unattrice.
Non era mia intenzione insinuare una cosa simile. Non volevo offenderti. Le sue scuse, cos immediate e sincere, mi colsero di sorpresa; poi mi ricordai che a quel tempo le attrici erano considerate al pari delle prostitute, donne che si offrivano al pubblico per denaro, e che per questo non potevano essere giudicate come persone rispettabili. Ripensai alle attrici con cui avevo lavorato, alla ricchezza e al potere conseguiti da alcune di loro, e presi atto di quanto fossero cambiate le cose nel giro di alcuni secoli. Ma mi sentivo troppo stanca in quel momento per spiegare tutto quanto, cos dissi semplicemente: Non mi sono offesa.
Fergal finse di sentirsi insultato a nome mio. Fa attenzione a come parli a mia sorella avvis lamico. Poi si rivolse a me. Sar meglio che ti mostri la casa, cos saprai dove trovare le cose.
Posso farlo io disse Daniel.
Fergal lo scrut, sembrava aver colto qualcosa che non si aspettava, perch appoggi la schiena alla sedia e lo guard con interesse. Daccordo.
A essere sinceri, mentre Daniel mi mostrava le stanze di Trelowarth, prestai pi attenzione a lui che a quello che mi stava dicendo. Per fortuna il piano inferiore lavevo gi visto, perch tutto ci che riuscii a cogliere fu che Daniel aveva delle mani molto belle con cui gesticolava mentre parlava, e che quando sorrideva, gli si formava una fossetta nella guancia destra. Tutte cose molto utili, certo, tuttavia, mentre salivamo le scale, cercai di non farmi distrarre dal modo in cui le sue spalle si muovevano sotto la giacca, e mi concentrai sullambiente circostante.
Fu comunque uno sforzo inutile, perch a un certo punto mi venne da dire: Mi dispiace non averti riportato la vestaglia.
Lui si volt sul pianerottolo. Cosa?
La vestaglia. Quella che mi hai prestato.
Ah. Fece un cenno con la testa. Il caftano. Non c alcun problema. Ne ho un altro.
In quel momento, per, mi resi conto che se fossi tornata nel presente con addosso labito che un tempo era stato di sua moglie, non avrebbe potuto rimpiazzarlo con nessun altro. E mi chiesi se anche lui ne fosse consapevole.
Di certo se lo era non lo diede a vedere, dato che continu a mostrarmi le stanze del piano superiore. Avevo gi visto lo studio, ma lui aggiunse: Se desiderassi qualcosa da leggere, puoi scegliere tra questi libri, o fra quelli di sotto. Hai visto dove sono?
Io annuii. Grazie.
Nessuno in questa casa ama molto i libri disse. Fergal non ha pazienza, e mio fratello preferirebbe piuttosto scriverne uno che racconti le sue avventure. Questa, mi inform  la camera di Jack. Mi indic la porta della stanza sul retro. Devo avvertirti. Sebbene ami molto mio fratello, faresti meglio a non avventurarti nei pressi di questa porta quando lui  in casa. Non per nulla, quando Jack approda al molo, le madri di Polgelly chiudono in casa le proprie figlie per tenerle al sicuro.
Il suo non mi sembr un avvertimento serio, cos gli risposi di conseguenza. Dubito che tuo fratello possa darmi fastidio, sapendo che dormo in camera tua.
Mi guard, sorridendo con gli occhi. Potrebbe prenderla come una sfida.
Eravamo cos vicini in quel corridoio, che dovetti alzare la testa per guardarlo. Solo un pazzo, pensai, poteva avere il coraggio di sfidare un uomo come Daniel Butler. Non era tanto laltezza, o la corporatura robusta, era lui stesso, quel suo pacato senso di sicurezza che mi faceva intuire che non gli capitasse tanto spesso di perdere un combattimento. Se fossi stata un uomo, non lavrei messo alla prova.
Lo stavo guardando, mentre facevo questa riflessione, quando a un tratto mi accorsi che i suoi occhi non sorridevano pi. Lui vide che lavevo notato, allora alz lo sguardo e disse: Domani ti procurer delle spille, cos potrai acconciarti i capelli.
Ma non so come fare.
Ah, no? Torn a guardarmi negli occhi, ma solo per un istante. No,  evidente che tu non lo sappia fare. E comunque  una cosa di poco conto.
Tu dove dormi? gli domandai. Allimprovviso sentii la necessit di saperlo.
Raggiunse la porta della camera accanto alla mia. Qui rispose, spalancandola.
Era dove lo avevo sentito parlare con Fergal, una stanza stretta rischiarata dallunica finestra che si affacciava sul davanti della casa. Il letto non era grande come quello che mi aveva ceduto, ma era comunque a baldacchino e aveva delle tende di un blu chiaro. Ai piedi del letto cera un baule che conteneva le coperte, e di fronte alla finestra era stata posizionata una sedia, da cui si potevano ammirare le colline che si estendevano fino al mare mutevole.
Era la stanza di una donna. Non ci fu bisogno di chiedere a chi fosse appartenuta, perch la sua presenza era cos tangibile che riuscivo a immaginarmela, seduta in quella sedia accanto alla finestra. Cos come doveva fare anche lui.
Avrei voluto domandargli da quanto tempo era morta, ma non volevo essere invadente, cos voltai lo sguardo verso la porta che collegava quella stanza alla mia. Anche lui la stava guardando. Senza dubbio trover un chiavistello adatto, cos potrai placare le tue paure.
Mi voltai verso di lui. Le mie paure?
Sono certo che tu ne abbia, trovandoti cos lontana da casa in mezzo a uomini sconosciuti. Eri impaurita quando mi hai visto.
Avevi un coltello, e sembravi arrabbiato gli ricordai.
Ti  sembrata rabbia? Era vigliaccheria. Non mi ero mai trovato di fronte a un fantasma.
Be, qualsiasi fantasma ti avesse visto avanzare verso di lui in quel modo, sarebbe fuggito a gambe levate.
Daniel Butler sorrise. Non si era mosso, ma a me sembr comunque che lo spazio fra di noi si fosse ristretto quando disse: Tu per non sei un fantasma.
Scossi la testa.
E confesso che non sembri spaventata.
Non lo sono dissi. Quelle parole mi sorpresero, perch erano vere. Cos le ripetei, per esserne ancora pi sicura. Non sono spaventata.
Lui osserv il mio volto per un istante, poi annuendo disse: Bene. Perch siamo solo allinizio.
Non riuscivo a prendere sonno. Girai la testa sul cuscino e chiusi forte gli occhi.
Quel posto non mi apparteneva. Quella non era la mia camera, e non ero nemmeno nel mio letto. Eppure una parte di me si sentiva a proprio agio, e in testa continuava a girarmi una vocina che diceva che Daniel Butler si sbagliava nel sostenere che mi trovassi lontano da casa.
Era una voce che non riuscivo a zittire. Mi girai di nuovo, tirando le coperte verso di me, e guardai fuori dalla finestra aperta, verso il cielo rischiarato dalla luna e punteggiato di stelle che sembravano danzare in quelloscurit senza fine. Il mare mi parlava quella sera, riecheggiando e sussurrando sulla riva avvolta dal buio, come se stesse cercando di suggerirmi qualcosa. Allinizio lo ignorai, ma quando si aggiunsero altri rumori, bassi e furtivi, mi arresi. Mi alzai dal letto e camminai a piedi nudi fino alla finestra.
Avevo indossato il pigiama, e ora quel meraviglioso vestito era disteso sulla sedia in attesa del giorno dopo.
Lindomani avrei chiesto a Daniel e Fergal come sistemare i capelli, cos Daniel avrebbe potuto portarmi fuori, come promesso, per farmi fare un giro della propriet.
Da l vedevo la curva della collina che digradava verso le scogliere, fino al mare, e la macchia scura del Bosco Selvaggio che si spingeva fin nei pressi della casa. Sembrava pi esteso di quanto ricordassi, ed era costellato qua e l dai prugnoli ancora in fiore, il cui colore bianco risaltava nella notte in modo spettrale. Continuavo a sentire quei rumori, poi dun tratto notai delle ombre nel bosco.
Uscirono fuori una dopo laltra e abbandonarono il sentiero per salire lungo la collina, dirette verso la casa. Una serie di silenziose figure scure procedeva in fila al chiaro di luna. Be, non proprio silenziose. Riuscivo a sentire il fruscio dei loro passi e landatura pesante di due cavalli che li seguivano con dei fagotti sul dorso.
Il pavimento nellaltra stanza scricchiol, e capii che anche Daniel Butler si era alzato. Usc di soppiatto dalla camera e scese le scale. Un attimo dopo lo vidi raggiungere gli altri, salut un uomo in testa alla fila dandogli una pacca sulla spalla, poi condusse tutti sul retro della casa.
Non mi sorprese il fatto che fosse un contrabbandiere, lavevo gi intuito quando aveva parlato delleventualit di fare un mestiere pi onesto, e dal ritratto che mi aveva fatto del fratello, con cui si alternava al comando della nave. Dopotutto, eravamo in Cornovaglia, e l ogni casa nascondeva dei contrabbandieri.
Mi chiesi che cosa trasportassero quegli uomini, ma decisi che non cera motivo di saperlo. Non aveva importanza.
Iniziavo a sentire freddo ai piedi, cos mi voltai e mi diressi verso il letto.
Ma mi bloccai.
Il letto aveva iniziato a fluttuare. Di fronte alle coperte iniziarono ad agitarsi delle ombre, mentre le tende furono sollevate dal vento che soffiava dietro di me emettendo un lungo sospiro di dolore.
In un attimo tutto svan come una spirale di fumo nel vento, e mi ritrovai di nuovo in corridoio, appena fuori dal bagno e a pochi passi dalla camera, mentre la casa continuava a dormire come se nulla fosse accaduto.

12
Sei silenziosa stamattina. Va tutto bene? Mark si era alzato ormai da un po ed era gi fuori a lavorare quando io decisi di uscire.
Il tempo era cambiato, e tuttintorno i fiori erano piegati dal vento un po troppo umido e freddo per quel periodo dellanno. Anche i cani gli avevano rivolto la schiena, e con la coda bassa si erano radunati intorno a me e Mark mentre ci dirigevamo verso la serra.
La verit era che non sapevo davvero come mi sentissi. Ero contenta di essere di nuovo l. Ma se le cose fossero andate diversamente, in quel momento mi sarei trovata a passeggiare insieme a Daniel, invece che a Mark, e per qualche motivo la cosa mi faceva sentire un po... Be, come se fossi stata ingannata, anche se mi rendevo conto che non aveva alcun senso.
Inoltre non era corretto nei confronti di Mark, che mi stava guardando preoccupato. Feci uno sforzo e ricambiai il suo sguardo con espressione allegra. Sto bene.
Sembrava disposto a credermi. Poi fu distratto dai cani, che si erano agitati vedendo uscire Felicity dalla serra.
Lei, almeno, era raggiante come sempre. Mentre cercava di schivare lattacco dei cani che le erano saltati addosso dimenando la coda, disse: Ce ne avete messo di tempo. Aspettate di vedere cosa abbiamo fatto! Mentre ci avvicinavamo alla porta della serra, Felicity sgattaiol dietro a Mark e gli copr gli occhi con le mani. Non guardare, non ancora. Anche tu, Eva. Chiudi gli occhi.
Felicity, cosa... Ahi! Mark sbatt il gomito contro lo stipite della porta, mentre camminava alla cieca.
Okay, ci siamo. Tolse le mani dagli occhi di Mark, e con un gesto plateale ci mostr lultimo capolavoro realizzato da lei e Susan. Avevano dipinto interamente il locale di verde e avorio, donandogli un aspetto raffinato e rilassante. Per la prima volta sembr di essere in una sala da t in fase di realizzazione, piuttosto che in una serra.
Persino a Mark scapp un sincero: Wow.
Quella sola parola, proprio perch pronunciata da lui, fu per Felicity come una benedizione. Lo si capiva dai suoi occhi e dal sorriso luminoso, e ancora una volta mi meravigliai del fatto che Mark non riuscisse ad accorgersene. Ovviamente c ancora da fare il pavimento, disse e tutto il resto, ma non  magnifico?
Lo era, davvero. E glielo dissi.
Susan stava pulendo i pennelli nel lavandino che lidraulico aveva appena installato, ma quando ci vide, chiuse il rubinetto e ci venne incontro. Allora, fratello? Che te ne pare?
Mark aveva ancora la testa rivolta in alto. Credo che potresti farci una sala da t.
Non scherzare. Ma anche lei sembrava contenta di aver ottenuto la sua approvazione. Ora, tutto ci che dobbiamo fare  portare qui i turisti. Eva si  gi messa al lavoro. Ti ha detto che ha trovato un duca che potrebbe avere qualche legame con Trelowarth?
Davvero? Mark si volt verso di me. E chi sarebbe?
Oh dissi. Il duca di Ormonde. Avevo dimenticato tutta la storia, ma cercai comunque di fare un resoconto a Mark e Felicity, spiegando come inizialmente avesse combattuto contro i giacobiti, per poi cambiare fazione, e di come avesse aiutato il giovane re Giacomo a impossessarsi del trono dopo la morte della regina Anna. Ha provato a organizzare una rivolta proprio qui, dissi in Cornovaglia, ma  giunta voce in Parlamento, cos hanno deciso di arrestarlo con laccusa di tradimento, e lui  fuggito in esilio.
Una rivolta giacobita? Qui, in Cornovaglia? domand Felicity.
Gi disse Susan.  la stessa cosa che ho detto io. Ma  piuttosto romantico, non credete?
E in che modo questo duca  legato a Trelowarth? chiese Mark.
Se avessi avuto il talento di Fergal nel mentire, avrei risposto che da qualche parte si diceva che il duca di Ormonde fosse legato da un vincolo di parentela con una persona che viveva l nel 1715, invece distolsi lo sguardo, e con unalzata di spalle dissi: Non sono ancora riuscita a scoprirlo. Devo fare altre ricerche.
Dovresti chiedere a Oliver mi sugger Susan. Te lo ricordi?
Io annuii. S, certo. Lho visto mercoled, nel negozio di Felicity.
Davvero? domand Felicity. Non me lha detto.
Percepii un nuovo interesse nei miei confronti.
Lui come ti sembra? domand Susan
Be...
Ha messo su un bel po di muscoli, non credi? disse, con un largo sorriso. Chi lavrebbe mai detto che crescendo avrebbe assomigliato a una star del cinema?
Mark intervenne: Credo che Eva ne abbia viste fin troppe di star del cinema, Sue.
Okay, vorr dire che me lo prendo io, se lei non lo vuole. Comunque, mi disse se sei in cerca di notizie storiche, lui  la persona giusta a cui rivolgersi, conosce i fatti pi misteriosi. Ha studiato molto, prima di aprire il museo dei contrabbandieri. E anche se non conoscesse gli eventi esatti che ti interessano, potrebbe comunque darti un consiglio su dove cercare.
Mark sembrava dubbioso. Il museo  aperto di domenica?
Anche se fosse chiuso, non importa disse Susan. Lui vive nellappartamento di sopra. Scommetto che se vai a bussare, ti aprir.
Soprattutto, intervenne Felicity, in tono malizioso se a bussare sei tu.
Il museo di Oliver si trovava lungo la via del porto, ed era aperto. Fui spinta dentro dal vento che soffiava con forza, e richiusi la porta aiutandomi con tutto il peso del corpo.
Linterno era pervaso dallodore del sale marino, dellintonaco vecchio delle pareti e della segatura prodotta dal pavimento di legno. Dalle scure travi del soffitto, segnate dal tempo, pendevano alcune tipiche lanterne marinare in ottone, dando limpressione che la stanza fosse illuminata da queste, invece che dai faretti pi moderni. Il soffitto sembrava molto basso, ma come in molti vecchi cottage della zona, il piano terra era stato scavato in modo da trovarsi sotto il livello della strada. Cos, una volta scesi i due scalini della soglia, riuscii a stare dritta senza sbattere la testa.
Era un po come scendere sottocoperta, pensai. E con tutti quei pali, le travi, le lanterne, le botti e le corde che decoravano in modo cos sapiente la sala pi grande, quasi mi aspettai che il pavimento iniziasse a muoversi sotto i miei piedi.
Eva! Oliver usc dal retro. Forse stava leggendo, o lavorando, perch indossava gli occhiali che subito si tolse, infilandoli nel taschino della camicia mentre veniva a salutarmi.
Mi guardai intorno.  davvero bello qui, Oliver.
Grazie. Ma devo confessare che il merito non  tutto mio.  stata unidea di mia madre; lei stessa proveniva da una famiglia di contrabbandieri. Negli anni  riuscita a collezionare molti oggetti, diceva sempre che prima o poi qualcuno avrebbe dovuto costruire un museo per contenerli, e cos... Allarg le braccia, mostrando quello che era riuscito a realizzare. Ma non credere che sia rimasta qui a darmi una mano.
Mi ricordavo di sua madre, una donna allegra e molto pratica. Oh. E dov andata?
Su a Bristol, a vivere con mia zia. E cos mi ha lasciato a cavarmela da solo.
Be, sembra tu te la stia passando bene.
Cosa, con questo? Il museo non mi d da vivere. Oliver sorrise. Lo faccio per passione. In realt ho una serie di cottage lungo la strada per St Non. Li affitto durante tutto lanno, e per il momento mi basta questo per mantenermi. Non posso lamentarmi.
Affitti cottage? Sul serio? Non  che per caso ne hai uno disponibile?
Ho paura di no. Sono tutti occupati fino a settembre.
Oh.
Perch? Ne volevi uno?
Ci sto pensando risposi, annuendo. Ho deciso di prendermi una pausa dal lavoro e da Los Angeles, e... be, da tutto, insomma, dopo Katrina. Stavo pensando di affittare un cottage in zona, e magari di rimanere qui per un po.
Scegli pure il cottage che preferisci mi disse. Sbatter fuori linquilino.
Gli rivolsi un sorriso. Non ce n bisogno. Ma se per caso se ne libera qualcuno a settembre...
 tuo. Mi osserv mentre mi guardavo intorno, e disse: Vuoi fare un giro?
S, grazie.
Aveva fatto un buon lavoro, disponendo i reperti in modo che fossero legati luno allaltro secondo un criterio logico, a partire dai primi insediamenti, passando per le audaci navi corsare sotto il regno dei Tudor, fino ad arrivare al culmine dellespansione del commercio libero, nel tardo Settecento, quando praticamente tutti ne prendevano parte, inclusi quelli che avrebbero dovuto tenere sotto controllo i contrabbandieri.
La Cornovaglia aveva sempre mantenuto rapporti commerciali con la Bretagna, sulla costa francese, e n le guerre n le tasse avevano mai persuaso i commercianti della Cornovaglia a porre fine a ci che consideravano non solo un modo per procurarsi da vivere, ma soprattutto unattivit estremamente divertente.
Era un po come giocare al gatto e al topo fu lanalogia di Oliver. Tutti sapevano chi fossero i contrabbandieri, ma la vera sfida era catturarli. E una volta che ci eri riuscito, dovevi assicurarti che venissero condannati, perch spesso i giudici locali li lasciavano andare. Per questo alcuni addetti al fisco alla fine cedettero, chiudendo un occhio in cambio di una parte dei profitti.
Non pensavo che lufficiale ne fosse capace, ma non mi sembrava nemmeno uno disposto a farsi prendere in giro. Di sicuro sapeva quello che facevano i fratelli Butler. E quegli uomini che avevo visto dalla finestra erano stati molto fortunati a risalire la collina senza essere notati.
Di solito cosa importavano i contrabbandieri? domandai.
Oh, brandy, t e tabacco, oltre al pizzo e alla seta francese. Tutto ci su cui il governo applicava le tasse maggiori. Sollev una botte e ci si mise seduto sopra, mentre io osservavo una piccola serie di disegni che ritraeva le barche pi famose dei contrabbandieri di Polgelly.
Non trovando quella che cercavo, gli chiesi: Hai mai sentito parlare di una barca chiamata Sally?
Lui ci pens un attimo. No, non mi dice niente. Era di qualche contrabbandiere?
Credo di s. Apparteneva ai Butler che vivevano a Trelowarth.
I Butler? Non li conosco. In quale anno?
Nei primi del 1700 dissi, cercando di non essere troppo specifica, perch dalla sua espressione intuivo che stava per chiedermelo.
E come hai avuto queste informazioni?
Io alzai le spalle. Lho letto da qualche parte, su internet, non ricordo dove. Non ho pensato di salvare la pagina.
I Butler. Conosci anche i nomi?
Jack e Daniel.
Be, almeno questo dovrei ricordarmelo. Fece un largo sorriso. Assomiglia molto al nome della mia bevanda preferita. Il che gli fece venire in mente unaltra cosa. Guardando le finestre, e notando che non pioveva, disse: Ora che il giro  finito, che ne dici se ti offro il pranzo?
Immagino tu lo proponga a tutti i turisti, vero?
Certamente. Il suo sguardo allegro mi sfid. Scegli tu, il Wellie o la sala da t?
Ero combattuta, non ero mai stata al Wellington. Non era certo il tipo di pub in cui avresti portato un bambino, e questo laveva sempre reso ancora pi intrigante. Ma avevo deciso. La sala da t. Cos potr fare un po di spionaggio aziendale per conto di Susan.
Daccordo disse Oliver. Vado a prendere la giacca.
Eravamo gli unici clienti a pranzo, ed era evidente che la cameriera avesse una cotta per Oliver, visto il disprezzo con cui pos sul tavolo la mia zuppa. Oliver, non essendosene accorto, mi guard confuso mentre cercavo di trattenere una risata.
Che c?
Niente.
Allora, Felicity mi ha detto che Susan ti ha messo al lavoro.
S. A dir la verit,  per questo che sono qui oggi. Sto cercando di trovare qualche personaggio famoso del passato che sia legato a Trelowarth, un nome che lei possa usare per attirare i turisti. Dal modo in cui mi guardava, capii che stava pensando alla cosa pi ovvia, cos gli dissi: S, lo so. Le ho gi detto che potrebbe usare il nome di Katrina, ma lei non ha voluto. Bisogna trovare qualcun altro.
Un personaggio del passato che sia legato a Trelowarth. Non sembrava del tutto sicuro. Be, potrebbe esserci il duca di Ormonde. Ne discutemmo per un po. Mi meravigliai di quanti dettagli conoscesse sulla rivolta giacobita, cos mi sentii di aggiungere: Il suo nome era Butler, giusto? James Butler.
Come i tuoi fratelli Butler, vuoi dire? Ci riflett sopra.  un po azzardato.
Be, non so dissi distrattamente. Potrebbero essere parenti.
Vuoi trovare a tutti i costi un personaggio famoso per Sue, non  cos? Oliver sorrise, ma sembrava capirmi. Lo so, sarebbe fantastico se il suo piano funzionasse. Mi dispiacerebbe molto se gli Hallett perdessero Trelowarth.
Colta di sorpresa, posai il cucchiaino.  cos grave la situazione?
Lui annu. S, lo .
Non lavevo capito.
Non preoccuparti disse. Far qualche ricerca, e vediamo cosa salta fuori. Anche se il duca di Ormonde non facesse al caso nostro, i tuoi fratelli Butler potrebbero comunque suscitare qualche interesse.
Te ne sarei davvero grata.
Davvero? Allora vuol dire che potr offrirti un altro pranzo.
La cameriera colse quella frase, e sbatt il piatto con il mio sandwich con tale forza da far tremare il tavolo.
Stavolta anche Oliver se ne accorse. Guardando la cameriera che se ne andava, disse: Piuttosto di cattivo umore, eh? Poi notando la mia espressione, chiese di nuovo: Che c?
Mi fu difficile non sorridere, mentre rispondevo: Niente. Non  niente. Avevo la sensazione che, in qualsiasi posto fossimo andati, pranzare a Polgelly con Oliver si sarebbe rivelata unavventura.

13
Claire fu molto felice di vedermi. Erano giorni che se ne stava per conto suo, cos dopo cena decisi di andarla a trovare al cottage insieme a Samson, il piccolo meticcio. Il cane si era accucciato tutto soddisfatto sotto il piccolo tavolo che Claire usava per mescolare i colori, nel suo luminoso studio. Mi era sempre piaciuto guardarla mentre lavorava. Mi piaceva la miscela di odori emanata dai colori a olio che si asciugavano lentamente sulla tela e dai pennelli lasciati a bagno nei vasetti di trementina, ma ci che amavo di pi era laroma tenue del caff rimasto a raffreddarsi nella tazza che lei aveva dimenticato da qualche parte, come succedeva sempre quando si metteva a dipingere.
Mi piacevano molto anche i suoi dipinti. I paesaggi assumevano sembianze immaginarie, come se Claire trasformasse quello che vedeva davanti a s in ci che avrebbe potuto essere. Era lei stessa che dipingeva e stampava i biglietti che ogni anno ci spediva a Natale, quando i miei genitori erano ancora in vita. Erano cos belli che i miei li esponevano sopra la mensola del caminetto e, mentre gli altri oggetti ornamentali venivano periodicamente sostituiti, quelli continuavano a rimanere l. Dopo la loro morte, gran parte di quelle piccole abitudini andarono perdute.
Sono contenta che passi un po di tempo con Oliver disse Claire, mentre spalmava una punta di arancione sotto una nuvola.
Quasi non lo riconoscevo.
Be, s,  piuttosto cambiato, non  vero? Mi lanci unocchiata di traverso, con gli occhi che le brillavano. Ma in fondo  rimasto lOliver di sempre. Dove siete stati a pranzo?
Nella sala da t vicino al porto. Susan aveva ragione, la tipa fa degli scones orribili. Non c competizione con i suoi. Mi sembrava un buon punto da cui partire per parlare di quello per cui ero realmente venuta. Zia Claire? dissi.
S, cara?
Se ti chiedo una cosa, prometti di rispondermi sinceramente?
Ferm la mano sulla tela e si volt, guardandomi come se sapesse gi quello che le stavo per chiedere. Certo.
Quanti soldi servono a Mark e Susan per non perdere Trelowarth?
Sbatt le palpebre, e pos il pennello. Come lhai saputo?
Non posso dirtelo.
Claire and a mettere a bagno il pennello nella trementina, poi si pul con cura le mani. Aveva promesso di essere onesta, cos mi spieg come gli investimenti erano diminuiti, mentre le tasse continuavano a crescere. Mark non si  ancora indebitato, mi rassicur ma il prossimo anno dovr farlo se non riuscir a dare una svolta alla situazione.
Voglio aiutarvi dissi.
Lo stai gi facendo.
Intendo un aiuto concreto. Finanziario. So che Mark non accetterebbe mai i miei soldi, ma non sono miei spiegai. Sono di Katrina. E lei non avrebbe mai voluto che Trelowarth attraversasse delle difficolt, avrebbe sicuramente usato i suoi soldi per impedirlo. Feci una pausa e guardai Claire. Fui contenta di vedere che era daccordo, cos continuai: Pensavo che se riuscissi a ottenere un fondo fiduciario, Mark e Susan ne potrebbero usufruire ogni volta che ne hanno bisogno, cos riuscirebbero a mantenere la casa, sapendo che il fondo sar sempre l a disposizione, oltre che per loro anche per i figli e i nipoti.
Aspettai la replica di Claire, pronta a difendere il mio ragionamento. Non riuscivo a esprimere a parole quanto fosse importante per me, e perch mi sembrava cos giusto che una parte di mia sorella dovesse rimanere l, una parte tangibile di lei.
Claire mi guard in silenzio per un lungo istante. Credo, disse finalmente che sarebbe un bellissimo lascito. Katrina ne sarebbe felice. Come posso aiutarti?
Continuammo a discuterne anche quando dallo studio ci spostammo in cucina. Mentre accendeva il bollitore, Claire mi diede qualche consiglio e, quando ebbe riempito le tazze di ceramica Wedgwood, avevamo gi trovato una soluzione.
Domani vado in banca a far visita a Mr Rowe dissi. Mi aiuter a organizzare tutto.
Claire sorrise. Allora dovrai fare il pieno di energie, per quando risalirai. Che biscotti ti piacciono? Li ho al cocco oppure al cioccolato.
Pos il barattolo di biscotti sul tavolo, ma io scossi la testa. Se continuo a mangiarli, dovr fare su e gi per la Collina almeno dieci volte al giorno.
Che sciocchezza. Sei magrissima.
In California la parola magrissima non esiste.
Lo sguardo pungente di Claire la disse lunga su ci che pensava riguardo alle abitudini di vita in California, ma non comment. Apr invece il barattolo di biscotti e lo inclin verso di me affinch ne prendessi uno. Era al cocco. Ne diedi un pezzo al cane, che si era unito a noi guardandoci con gli occhi speranzosi e scodinzolando. Si accucci vicino alla mia sedia, mentre io chiedevo a Claire: Hai gi visto la serra?
No, non ancora.
Lhanno dipinta.  meravigliosa. Mentre bevevamo il t, la aggiornai su ci che avevano fatto Felicity e Susan.
Mi piaceva quella cucina, la sua atmosfera calda e accogliente dovuta pi alla presenza di Claire che allarredamento. Quando lei entrava in una stanza, latmosfera cambiava. Riusciva a renderla pi confortevole.
Forse anche perch l, quella sera, percepivo la presenza di Katrina. Non mi era difficile immaginarmela seduta allestremit del tavolo, con il mento appoggiato sulla mano, come faceva sempre quando seguiva una conversazione.
E quando portammo il t in salotto, lei ci segu, rannicchiandosi al mio fianco sul divano. Per questo non sentii alcun desiderio di alzarmi, e quando Claire mi port un cuscino e una coperta, dicendomi che sembravo stanca e che potevo chiudere per un po gli occhi, io mi distesi senza discutere, felice di sentire che Katrina era l con me.
Quando mi svegliai, per, lei se ne era andata.
Avevo dormito pi del previsto. Era mattina, e in cucina aleggiava ancora lodore di toast. Claire mi aveva lasciato un biglietto: Sono andata a passeggiare col cane. Prendi pure ci che vuoi.
Notai che aveva pulito la cucina, e non volevo approfittare della sua gentilezza, inoltre avevo dormito con i vestiti addosso e mi sentivo un po sgualcita. Cos decisi che la colazione poteva attendere; prima sarei tornata a Trelowarth e mi sarei fatta una doccia. Scrissi un appunto sotto quello di Claire, ringraziandola, e posizionai il foglietto sul tavolo.
Poi presi la giacca e uscii fuori. Era piovuto durante la notte, e nel bosco le foglie erano ancora cariche di pioggia. Quando il vento soffi tra i rami, scuotendoli, alcuni rivoli dacqua si versarono sulle mie spalle e sulla testa, mentre gli stivali scivolavano sul fango. Ma non ci feci troppo caso. Quando uscii dal bosco, il sole si era fatto largo tra le nuvole, e l di fronte a me cera Trelowarth che mi aspettava. Vidi Susan girare intorno alla casa e dirigersi nella serra. Dopo aver fatto colazione, sarei andata ad aiutarla. Poi mi sarei recata in banca.
Appena feci un passo, per, inizi a piovere a dirotto, e un torrente dacqua trasportato dal vento mi colp in pieno viso. Ripresi lequilibrio, cercando di non farmi travolgere dalla violenza di quella bufera improvvisa, e mi misi a correre fino alla casa.
Il vento sembrava una creatura furiosa che mi inseguiva. Lo sentii gridare, quando passando sul retro mi lanciai dentro, e non appena richiusi la porta, la pioggia colp il legno come qualcuno che batteva i pugni chiedendo di entrare.
Avevo gli occhi pieni dacqua. Mi scostai i capelli dalla fronte, mi tolsi la giacca e la scrollai, poi mi voltai per appenderla allattaccapanni insieme agli altri cappotti.
Peccato, per, che gli altri cappotti non cerano. E nemmeno lattaccapanni. Era scomparsa anche la rastrelliera per gli stivali.
Il senso di consapevolezza mi colse allimprovviso con la stessa forza della tempesta. La giacca mi cadde dalle mani, ammucchiandosi sul pavimento di pietra. Mi tolsi gli stivali infangati e rimasi solo con i calzini.
I rami nodosi dei meli stavano grattando i vetri della finestra in cucina, e le foglie gocciolanti gettavano ombre mutevoli nella penombra. I piatti erano stati tolti, le pentole pulite e sistemate vicino al focolare che emanava un odore di cenere fredda. Non aveva cucinato nessuno quella mattina.
Attenta a non fare rumore, presi la giacca fradicia e gli stivali, e li nascosi sotto una tela nella piccola stanza che Fergal chiamava il retrocucina, un posto usato per riporre le cose e lavare. Alle pareti erano appoggiati sacchi, scatole di legno e caraffe vuote, poi cerano un piccolo tavolo grezzo e una credenza alta con la chiusura di ferro.
Sgusciai fuori e tornai in punta di piedi in cucina, poi da l mi diressi verso la stretta scala sul retro che mi avrebbe condotto al sicuro, nella mia camera, prima che qualcuno avesse potuto vedermi. Non erano n Daniel n Fergal a preoccuparmi, ma l non ci vivevano solo loro, ed entrambi avevano detto che il fratello di Daniel sarebbe tornato da un momento allaltro. Per quanto ne sapevo, poteva gi essere a casa.
Quel pensiero non mi abbandon mai mentre salivo le scale ripide facendole leggermente cigolare, per poi strisciare di fianco alla porta della stanza che Daniel mi aveva detto essere di suo fratello. Era chiusa, cos come le altre porte. Con sollievo raggiunsi la camera grande che si affacciava sul davanti della casa e mi ci chiusi dentro.
E sempre con sollievo vidi che labito blu era esattamente dove lavevo lasciato, sulla sedia accanto allo scrittoio. Stavolta indossarlo fu pi facile, anche se mi ci volle comunque del tempo e una buona dose di pazienza per chiudere le spille del corpetto. Non riuscii invece a fare niente ai capelli, che lasciai sciolti dopo essermeli pettinati con le dita.
Una volta che mi fui sistemata, mi misi seduta sul bordo del letto e aspettai.
Forse era ancora troppo presto. Era difficile capirlo, con quel tempo cupo e la pioggia che batteva forte contro i vetri delle finestre, spinta dal vento impetuoso che si alzava e ululava per poi morire con un lamento. Era un pianto di solitudine.
Il tempo passava. Sentivo le spalle rigide, non ero abituata a quellumidit, cos mi alzai e cominciai a camminare avanti e indietro per riscaldarmi un po. Di sicuro i miei passi avrebbero svegliato Daniel nella camera accanto, ma in casa continuava a regnare il silenzio. Alla fine, dopo quella che mi sembr uneternit, presi coraggio e aprii con cautela la porta che separava le due stanze. Se fosse stato l a dormire, pensai, avrei semplicemente richiuso la porta e avrei aspettato.
Ma il letto, circondato dalle tende blu, era vuoto.
Poi, sempre con molta attenzione, passai di fianco al letto e andai a bussare allaltra porta, ma anche in quella stanza non cera nessuno. Quella scoperta, e il bisogno di muovermi, mi resero pi temeraria, cos ripetei la manovra nelle altre stanze del piano superiore, poi in quelle del piano inferiore, e capii che in quel momento non cera nessuno in casa a parte me.
Sarei potuta uscire per vedere se erano fuori, ma mi ricordai che Daniel mi aveva detto che non era sicuro lasciare la casa, e pensai che avesse ragione. Non volevo assolutamente rischiare di incontrare lufficiale da sola.
Ormai era passato un po di tempo da quando mi ero svegliata a casa di Claire e me ne ero andata senza fare colazione, una decisione di cui ora mi pentivo. Non era la fame il problema  avrei resistito ancora un po senza mangiare , ma non sapevo gestire la sete. Pi provavo a ignorarla, pi sentivo il bisogno di bere, e se presto non avessi trovato dellacqua, mi sarebbe venuto il mal di testa.
Avevo visto Fergal che prendeva lacqua da un secchio vicino al focolare della cucina, ma quando andai a controllare lo trovai vuoto. Rimasi a guardarlo per un attimo con lespressione corrucciata, poi una raffica di pioggia contro la finestra mi fece venire unidea. Presi il secchio, uscii fuori dalla porta sul retro e lo posizionai sotto la pioggia. Dopo qualche minuto lacqua che avevo raccolto mi bast per fare una bella sorsata. Una volta soddisfatta la sete, rimisi il secchio fuori per prenderne altra, in caso mi fosse di nuovo venuta sete prima che Daniel o Fergal fossero tornati.
Sarebbero rientrati presto, pensai. Avevano lasciato le porte aperte, e di certo non lavrebbero fatto se non fossero rimasti nelle vicinanze. Nel frattempo, se avessi mangiato qualcosa, non credevo si sarebbero risentiti.
Non trovai granch nel retrocucina. In uno dei sacchi cera lorzo che Fergal aveva usato per fare il brodo, ma crudo non era commestibile, e nellaltro cera della farina macinata grossa. Trovai due mele morbide in un angolo di un contenitore sotto il tavolo da lavoro, ma il resto del cibo doveva essere nella credenza chiusa a chiave.
Mangiai una mela, conservando laltra per dopo, e andai in cerca di qualcosa che mi avrebbe aiutato a passare il tempo.
Era strano trovarsi in casa da soli. Non ero abituata, eppure con quel vento e la pioggia dentro Trelowarth risuonava una moltitudine di voci  le scale cigolavano, nonostante non ci fosse nessuno, le travi si assestavano sospirando, e i topi zampettavano furtivi tra le pareti producendo rumori quasi impercettibili.
Chiss cosa faceva la moglie di Daniel quando lui era in mare? Probabilmente era impegnata a pulire la casa e a preparare da mangiare. Di certo le faccende domestiche riempivano le sue giornate non lasciandole tempo per annoiarsi. Ma per me quella era come una terra straniera; io provenivo da un posto in cui bastava premere un tasto per ascoltare la musica o il notiziario, in modo da non sentirsi pi soli.
Mi chiesi se, come me, anche lei andasse di sopra a cercare conforto nello studio di Daniel, in cui aleggiava ancora laroma di tabacco della sua pipa, dando limpressione che fosse un po meno lontano. Passai in rassegna i suoi libri in cerca di qualcosa che potessi conoscere. Erano oggetti di per s molto belli, la pelle con cui erano rilegati emanava un odore che rendeva la stanza molto gradevole. Alcuni avevano il titolo stampato in oro sul dorso e, incuriosita, tirai fuori una copia delle poesie di Jonathan Swift. Era stata stampata da poco, tanto che riuscivo a sentire lodore pungente dellinchiostro fresco sulle pagine. Mentre leggevo i versi satirici, dun tratto mi venne in mente che Jonathan Swift a quel tempo era vivo, e probabilmente era in giro da qualche parte a concepire I viaggi di Gulliver, che ancora non aveva scritto.
Ora che ci facevo caso, molti libri in quella stanza erano di autori che nel 1715 dovevano essere ancora vivi e vegeti: Alexander Pope, William Congreve e il poeta Matthew Prior. Era davvero emozionante tenerli in mano e pensare che fossero le stesse edizioni conosciute dai loro autori; probabilmente erano le prime, avevano la copertina levigata e le pagine accuratamente tagliate.
Mi chiesi come avrebbero reagito quegli scrittori nel sapere che di l a tre secoli una donna avrebbe continuato a leggere le loro opere in quella casa.
Riposi le poesie di Swift e presi una copia delle opere teatrali di Shakespeare. Sfogliai le pagine fino a trovare Il mercante di Venezia, la prima opera che avevo visto a teatro, quando i miei genitori portarono me e Katrina ancora bambine su a Stratford. Katrina aveva sempre detto che quello spettacolo aveva dato inizio a tutto, che in quel momento qualcosa dentro di lei era cambiato, e aveva capito che recitare era il sogno della sua vita.
Mi misi seduta sulla sedia accanto alla finestra, e passai lora seguente a leggere. Quel libro mi riport indietro nel tempo, come ormai mi succedeva un po troppo spesso. Quasi riuscivo a vedere Katrina seduta di fianco a me, entrambe avvolte nelloscurit del teatro, e catturate dalla magia creata dagli attori soltanto tramite la voce e qualche elemento scenografico. Di sicuro il fatto che il giovane che interpretava Bassanio fosse incredibilmente bello aveva aiutato molto, e ci eravamo sentite coinvolte fin dalla prima scena, quando lui si era sporto dalla balaustra lamentandosi del suo destino.
Probabilmente era anche merito suo se Katrina si era data alla recitazione. Qualche anno dopo laveva incontrato di persona mentre stava girando un film, e ne era rimasta molto delusa. Un pallone gonfiato laveva definito, quando quella sera era venuta da me, come a volte faceva per rilassarsi dopo unintera giornata di riprese.
Io avevo fatto i sandwich allo zucchero di canna, mia madre ce li preparava sempre prima di andare a letto. Davvero? le avevo chiesto.
S. E pensare che ho passato anni a fantasticare di lui.  proprio vero, bisogna sempre fare attenzione a cosa si desidera.
La sua voce risuon nella mia testa, anche se non mi era necessario quellavvertimento. Sapevo gi che era vero. Ero venuta a Trelowarth, dallaltra parte del mondo, nella speranza di entrare in contatto con il passato e di tenermi stretto ancora per un po ci che avevo perduto. E ora eccomi qui. Ero entrata in contatto con il passato, certo, ma Katrina era a tre secoli di distanza da me, e in questo strano posto mi sentivo pi sola che mai.
Quando giunse la sera, capii che sarei rimasta sola pi a lungo di quanto avessi pensato. Lasciai controvoglia i libri e lo studio, e tornai di sotto. L non bastava accendere un interruttore per fare luce, e nonostante in casa non mancassero le candele, bisognava accenderle perch fossero di qualche utilit. Inoltre, dal momento che avevo mangiato anche lultima mela, dovevo trovare un modo per cucinare lorzo se non volevo morire di fame. E per farlo serviva un fuoco.
Sotto la grata di ferro, nel camino della cucina, cera uno strato di cenere fredda, ma era gi stata preparata una catasta di legna pronta per essere accesa. Peccato che non fossi molto brava con il fuoco, nemmeno se avessi avuto a disposizione una moderna scatola di fiammiferi. Tuttavia, dopo una breve ricerca nelle fessure intorno al focolare, trovai una scatola di metallo con lacciarino e la pietra focaia, di cui avevo letto solo nei libri. Sapevo come funzionava: avrei dovuto battere lasticciola dacciaio contro la pietra focaia, e farne scaturire delle scintille in modo da incendiare lesca, formata in quel caso da alcuni trucioli di legno e pezzi di stoffa. Non appena le scintille fossero venute a contatto con lesca, avrei dovuto soffiare in modo da accendere una fiamma, che a sua volta avrebbe appiccato il fuoco nella legna accatastata sul focolare. Facile, no?
Dopo circa unora, ero riuscita soltanto a produrre qualche scintilla che una volta accesa si spegneva immediatamente, non facendo altro che consumare preziosi pezzetti di esca prima di svanire in un fiacco sbuffo di fumo. Avevo il volto macchiato, lumore a terra, le ginocchia anchilosate, ma ero troppo testarda per lasciarmi abbattere, cos mi concentrai cercando di non farmi distrarre dai rumori circostanti  i vari lamenti e cigolii della casa, il vento che scuoteva i vetri delle finestre e ululava lungo la canna fumaria sopra di me.
E la porta. Non lavevo sentita, cos il passo pesante degli stivali sul pavimento di legno mi fece sussultare.
Mi voltai, pensando fosse Daniel. O magari Fergal.
Ma non era nessuno dei due.

14
La presenza dellufficiale, in quella stanza semibuia, era inquietante. A mio vantaggio cera il fatto che anche lui sembrava essere stato colto di sorpresa  era evidente che non si aspettasse di trovare qualcuno in casa.
Mi alzai lentamente, e cercai di calmare il battito del cuore.
Lui fu pi veloce a riprendersi. Madama OCleary. Stavolta non tent nemmeno di fare un inchino sarcastico, n aveva bisogno di fingere rispetto, dal momento che eravamo soli. Quegli occhi freddi e inclementi si socchiusero sempre di pi mentre elaborava la scoperta appena fatta. Vi hanno lasciata qui da sola per tutti questi giorni? Lanci unocchiata al focolare, e aggiunse: E senza fuoco. Davvero scortese da parte loro. Confesso che quando ho visto che dal camino non usciva il fumo, ho creduto che la casa fosse vuota.
Era per questo che si era presentato senza preavviso, perch aveva pensato che potesse farlo. Aveva pensato che nessuno lavrebbe visto n fermato, e che avrebbe potuto curiosare l intorno a suo piacimento, del tutto indisturbato.
Io, per, gli avevo rovinato i piani.
Tuttavia, come un rettile che alloccorrenza  in grado di cambiare colore della pelle, cos anche lui sembr adattarsi alla nuova piega presa dagli eventi. I tratti del viso si erano ammorbiditi intenzionalmente, e la sua voce aveva assunto un tono cortese. Vi trovate in difficolt?
Fu un bene che fossi intimorita da lui, perch proprio quella paura mi imped di aprire bocca per rispondere, finch non mi ricordai che avrei dovuto essere muta. Feci un cenno diffidente con la testa.
Fatevi da parte. Non sembr notare che mi tremavano le dita quando gli passai la scatola con lacciarino e la pietra focaia. Gli ci volle del tempo anche a lui, ma alla fine riusc ad accendere una fiamma che crebbe fino a diffondere un po di calore in quella stanza tetra, illuminandola di una luce confortevole.
Quando si rialz, dovetti trattenermi dal fare un passo indietro, tanto era vicino a me. E ora, come pensate di ringraziarmi per laiuto che vi ho offerto, dal momento che non sapete parlare? Not la mia diffidenza, e questo sembr divertirlo a tal punto da voler accrescere ancora di pi la mia sensazione di panico. Mi squadr lentamente, soffermandosi sui miei capelli sciolti. Vedo che vi stavate preparando per andare a letto. Forse avete bisogno del mio aiuto anche per questo? Sorrise di fronte alla mia reazione, poi cambi idea. Ma no, un po di vino andr bene lo stesso. Una bottiglia del miglior vino dei Butler vi baster per sdebitarvi.
Rimasi per un attimo disorientata, poi dun tratto mi ricordai che cera del vino nella sala in cui avevamo pranzato  alcune bottiglie polverose appoggiate vicino alla credenza. Non avevo idea se fosse o meno il vino migliore di Daniel Butler, ma era quello che lui beveva, quindi non doveva essere cos male.
Mi scusai con un breve cenno del capo, poi mi diressi in fretta nella sala, sperando che le bottiglie fossero ancora l. Presi quella in cima, la pulii dalla polvere con la mano e la portai allufficiale, nella speranza che cos mi sarei liberata di lui.
Quando tornai in cucina, per, lui non cera. In preda allansia, rimasi ferma di fianco al focolare, cercando di captare qualche rumore. Non poteva essere andato lontano. Mi ero assentata solo per un minuto. Ma sapevo bene che lo scopo con cui era venuto l era quello di curiosare in giro, e di sicuro aveva approfittato della mia assenza.
Poi lo sentii. Era nel retrocucina.
Allimprovviso avevo la bocca secca, e mi si form un nodo alla gola. L dentro cerano la giacca e gli stivali, se li avesse trovati...
Strinsi le dita intorno al collo della bottiglia, cos forte da conficcarmi le unghie nel palmo, e mi diressi verso il retrocucina. Vidi con enorme sollievo che non aveva ancora rimosso la tela di sacco sul pavimento. La sua attenzione sembrava rivolta alla credenza chiusa a chiave.
Ditemi, domand in tono svogliato vostro fratello mette sempre sotto chiave i rifornimenti di cibo quando vi lascia qui da sola? Dal suo sguardo capii che non si aspettava alcuna risposta, era pi che altro interessato alla mia reazione. O forse c qualcosaltro l dentro?
Cercai di mantenere unespressione neutrale e di non reagire in alcun modo, neppure quando lui si avvicin alla tela. La prese a calci da un lato e si chin per prendere unascia dal manico corto addossata alla parete. Io non mi ero nemmeno accorta che ci fosse. Lufficiale era un uomo davvero perspicace.
Non possiamo lasciarvi morire di fame disse, con finta premura. Abbass lascia e ruppe con precisione la serratura della credenza, facendo spalancare gli sportelli.
Io stessa non ero certa di cosa ci fosse l dentro. Per quanto ne sapevo, potevano esserci merci di contrabbando nascoste dietro il cibo, ma dopo aver aperto qualche barattolo e scansato alcuni sacchi, lufficiale borbott fra s e s, e per un istante rimase l a pensare. Poi si volt a guardarmi.
Non mi piacevano quegli occhi. Mi facevano sudare freddo.
Gli era venuto in mente qualcosa, lo capivo dal modo in cui le sue labbra si erano curvate. Siete da sola in casa? domand.
Cosa avrei dovuto rispondergli? Era ovvio che sapeva che Daniel Butler, Fergal e forse Jack se ne erano andati da qualche parte, e che se ci fosse stato qualcuno l con me non avrei cercato di accendere da sola il fuoco. Per quanto il mio istinto di protezione mi dicesse di non fidarmi, sapevo bene che non lavrei ingannato facilmente se gli avessi mentito. Cos annuii, muovendo lentamente la testa.
Bene, allora credo sia saggio che faccia unispezione della casa e di tutte le stanze, in modo da essere certo che siate al sicuro.
Non cera niente che potessi fare per impedirglielo, ma aveva comunque usato le parole in modo astuto, cos che n io n nessun altro avrebbe potuto opporsi.
Usc dal retrocucina portandosi dietro lascia e, quando vide che lo stavo seguendo, si volt puntando la lama in direzione della cucina. No, signora, aspettate l. Andr da solo.
Stette via a lungo, abbastanza da farmi pensare di scappare nella stalla o nel bosco, ma fuori infuriava ancora la tempesta e sarebbe stata unidea folle, inoltre la paura si era gradualmente trasformata in rabbia per il modo arrogante in cui lufficiale si era introdotto l, e una parte di me si rifiutava di dargli quella soddisfazione, cos decisi di non fuggire. Qualsiasi cosa fosse successa, almeno avrei potuto informare Daniel di ci che aveva fatto lufficiale, e di quello che aveva trovato.
Purtroppo, con il vento che si accaniva sulle finestre, non riuscivo a sentire cosa stesse facendo di sopra. Non capivo cosa stesse toccando, o meglio contaminando. Era come se un topo stesse gironzolando indisturbato dietro le pareti, facendo danni.
Quando torn di sotto, fui contenta di scorgere un senso di frustrazione sul suo volto severo, come se fosse stato ingannato. Evidentemente non aveva trovato ci che stava cercando.
Quando pass accanto al retrocucina, si ferm per gettare a terra lascia, che colp il pavimento di pietra con un rumore sordo. Bene, madama OCleary. Il suo tono era provocatorio. Quello  il mio vino, vero? Allora date qua.
Si mise seduto di fianco a me, tir fuori un coltellino dalla tasca ed estrasse con forza il tappo, poi bevve un sorso di vino direttamente dalla bottiglia. E un altro ancora. Si pul la bocca con la manica, e disse: Probabilmente ho approcciato la questione in modo scorretto. Forse avrei dovuto semplicemente chiedere, mmh? Pieg la testa e mi guard dritto negli occhi. Avete ricevuto delle visite qui a Trelowarth di recente? Uomini di alto lignaggio?
Scossi la testa, con cautela.
Fareste meglio a dirmi la verit, signora. Vi ricordo che in questo paese il reato di alto tradimento non risparmia chi protegge un traditore. Nella sua voce colsi un velato senso di disprezzo, quando aggiunse: Nemmeno chi lo accoglie nel proprio letto. Mi lanci unocchiata da capo a piedi, mentre beveva dalla bottiglia, e quando cap che il suo insulto non aveva prodotto alcun effetto su di me, continu: Non vi illudete di contare qualcosa per lui. Sapete perch vi ha dato quellabito? Per ridare vita a un fantasma. Qualsiasi puttana potrebbe soddisfare un tale desiderio.
Il suo sorriso crudele era affilato quanto il coltellino che aveva usato per aprire la bottiglia e che si era appena infilato in tasca. Si alz. Pensateci, mentre cercate di proteggerlo dalla giustizia. Potreste scoprire che sono un uomo capace di compassione, ma non potr fare nulla per aiutarvi se vorrete condannarvi a morte per vostra stessa scelta. Appoggi la bottiglia sul tavolo, poi disse: Prendetevi cura del fuoco che vi ho acceso, madama OCleary. Mi addolorerebbe molto sapere che siete stata avvolta dalle fiamme.
Dopo che se ne fu andato, non mi alzai in piedi, n mi guardai intorno. La verit era che tremavo troppo per riuscirci. Erano gli effetti postumi della paura che avevo provato mentre lui era l, e ora il mio corpo stava rilasciando la tensione che mi ero tenuta dentro per tutto quel tempo. Nonostante il calore del fuoco che aveva iniziato a scoppiettare, mi ci volle un po perch smettessi di tremare, e continuai a sentire freddo anche una volta che mi fui alzata.
Il vino che lui aveva lasciato sul tavolo avrebbe potuto riscaldarmi un po, ma non volevo assolutamente bere dalla bottiglia da cui aveva bevuto anche lui. Era come se tramite quel contatto si fosse trasmesso il veleno che gli circolava dentro, e per questo occorreva ripulirla. Presi la bottiglia e andai a vuotarla fuori, sul terreno fangoso.
Poi rivolsi il viso contro la pioggia, finch anchio non mi sentii pulita.
Il secchio che avevo lasciato allesterno era ormai mezzo pieno. Lo portai dentro e serrai la porta, poi misi sul focolare il calderone di ferro e ci versai quasi tutta lacqua, conservandone un po per quando avrei avuto sete. Avevo perso lappetito, ma sapevo che presto la fame si sarebbe fatta sentire, e avevo bisogno di mangiare per sopravvivere finch non fosse tornato qualcuno. Tirai fuori lorzo dal sacco e lo misi nel calderone, lasciandolo l a cuocere mentre, con una candela accesa in mano, andai di sopra a controllare cosa aveva combinato lufficiale.
Provai di nuovo un impeto di rabbia quando vidi i danni prodotti dalla sua ispezione. Aveva sparso sul pavimento dello studio i libri di Daniel; nelle camere aveva lasciato aperti i cassetti e rivoltato i materassi, senza la minima intenzione di rimettere in ordine le cose. Aveva avuto tutto il tempo per ispezionare le stanze senza lasciare traccia, ma era chiaro che voleva che Daniel sapesse che era stato l. Non riuscivo a capirne il motivo. Se io stessa mi sentivo indignata alla vista di quelle stanze contaminate dalla presenza dellufficiale, immaginavo che Daniel sarebbe andato su tutte le furie.
A meno che non fosse proprio quello il suo obiettivo  provocare Daniel in modo che si vendicasse  e, pur non conoscendo le leggi del tempo, ero certa che la pena per aver sfidato un fedele ufficiale del re non fosse tanto leggera. Lavrebbero quantomeno arrestato, e forse sarebbe andato incontro anche ad altro.
Cercai di reprimere la rabbia, accesi qualche altra candela per fare luce nelle stanze e cominciai a riordinare. Rimisi i libri sugli scaffali, raddrizzai le sedie, e feci in modo che tutto tornasse a essere comera prima. Mi presi cura in particolar modo della piccola stanza che era appartenuta alla moglie di Daniel, perch lidea che lufficiale fosse stato l e avesse frugato fra le sue cose mi sembr imperdonabile, una violenza vera e propria.
Aveva rovistato tra i vestiti nel baule ai piedi del letto, da cui spuntavano gli angoli di una sottogonna e delle maniche. Rimisi a posto gli abiti come meglio potevo, cercando di piegarli con la stessa cura che avrei usato se fossero stati di Katrina. Mi dispiace le dissi, poi richiusi delicatamente il baule.
Fu allora che mi ricordai. Oh, cristo dissi, in preda allansia. Quando mi ero cambiata, avevo nascosto i vestiti in fondo a uno di quei bauli addossati al muro della mia stanza, e se lui avesse avuto il tempo di cercare anche l...
Maledizione. Spalancai la porta che collegava le due camere ed entrai nella mia con un senso di terrore.
Entrambi i bauli erano chiusi. Il primo, quello in cui avevo nascosto i vestiti, sembrava non essere stato toccato. In cima cerano alcune camicie bianche dal tessuto fine, sotto due gil di broccato, e sotto ancora le mie cose piegate, cos come le avevo lasciate.
Dando unocchiata intorno, mi sembr che lattenzione dellufficiale fosse stata tutta rivolta al piccolo scrittoio. Si era seduto sulla sedia, che ora si trovava in una posizione diversa rispetto a dovera prima, e quando laveva richiuso, nello sportello era rimasto impigliato un foglio.
Lo riaprii e rimisi il foglio impilato insieme agli altri. Si trattava di una nota con alcune spese relative alla casa, scritta con un tratto pesante. Non doveva avere alcun valore per lufficiale, visto che era sembrato cos frustrato quando ebbe terminato lispezione.
Intuii che stesse cercando qualcosa di specifico, e provai un senso di soddisfazione nel pensare che non lavesse trovato.
Mi assicurai di barricare tutte le porte quella notte, dopo essermi forzata a mangiare un po di porridge, che avevo lasciato a raffreddare di fianco al camino. Era troppo sperare che lindomani mattina sarebbe rimasto qualcosa di quel fuoco, nonostante i miei ridicoli sforzi di mantenerlo acceso, cos presi uno di quei paralumi di vetro dal salotto e lo misi a lato del letto, come protezione per lunica candela rimasta accesa, nella speranza di poterla usare per riaccendere il fuoco in caso di bisogno.
Mi tolsi il corpetto e la gonna che erano stati della moglie di Daniel, ma mi lasciai la sottoveste nel tentativo di evocare un po del suo coraggio  perch ci voleva coraggio per dormire in quella casa cos grande, pervasa di ombre, mentre gli uomini erano in mare.
Quando Katrina mor, su richiesta di Bill passai in rassegna tutti i suoi armadi. Scelsi alcuni vestiti da dare in beneficenza, mentre tenni per me quelli che mi davano pi conforto, quelli che lei aveva indossato pi spesso. Cos, nei momenti in cui sentivo maggiormente la sua mancanza, indossare la sua camicia a fiori preferita me la faceva sentire di nuovo vicina.
Mentre chiudevo gli occhi, mi risuon in testa la frase dellufficiale: Sapete perch vi ha dato quellabito? Per ridare vita a un fantasma.
Decisi che quel fantasma mi avrebbe fatto compagnia, cos mi accovacciai sotto le coperte stringendo forte la sottoveste che indossavo e, l da sola nel buio, cercai di rievocare la stessa magia.
Mi svegliai, sentendo dei rumori in cucina. Era gi sorto il sole, ma non da molto, perch il pavimento era ancora attraversato da ombre oblique, proiettate dalla luce del giorno che filtrava dalle finestre che si affacciavano a est, accanto al camino.
Mi misi seduta, e rimasi in ascolto.
Sentii qualcuno fischiare e un rumore di stivali che salivano le scale, poi il fischio divenne pi acuto, simile al modo in cui fischiava Mark quando i cani si scatenavano. Qualcuno grid dal corridoio con una voce che non riconobbi. Siete ancora a letto? Avete quasi lasciato debordare il fuoco. E perch diamine avete sprangato le porte? Aveva afferrato la maniglia della mia porta e, mentre continuava a parlare, la spalanc. Questo mi fa quasi pensare che mio fratello  diventato una vecchia... Quando mi vide seduta sul letto di Daniel, pronunci esitante lultima parola: ...donna.
Jack Butler  perch dal suo aspetto e da ci che aveva detto capii che poteva trattarsi soltanto di lui  si ricompose, rimanendo sulla soglia, mentre la sua espressione cambiava gradualmente, passando dalla pura sorpresa a qualcosa che mi ricordava il modo in cui un uomo guarda lamico mentre realizza unimpresa che credeva impossibile. Scosse leggermente la testa, poi mi rivolse un sorrisetto storto, dicendo: Buongiorno a voi, madama.
Avrei dovuto fingere di essere muta. Secondo il piano deciso da Daniel Butler e Fergal, anche Jack avrebbe dovuto credere che fossi la sorella di Fergal. Riuscivo ancora a sentire le sue parole: Jack non terr la bocca chiusa, e non riusciremo mai a convincerlo del modo in cui  giunta fin qui. Cos gli risposi annuendo.
E mio fratello si trova in casa?
Scossi la testa.
Sai parlare? mi chiese in tono sarcastico, come se la situazione stesse iniziando a divertirlo.
Quando scossi di nuovo la testa, sembr inizialmente sorpreso, non essendo la risposta che si era aspettato, poi gli lessi negli occhi un pizzico di invidia. Una donna muta. Gli scapp unimprecazione bonaria. Mio fratello ha sempre avuto una fortuna sfacciata disse.
Si appoggi con una spalla allo stipite della porta. Non era alto come suo fratello, e nemmeno era bello come lui, ma aveva comunque un certo fascino che mi fece intuire il motivo per cui le madri di Polgelly chiudessero le proprie figlie in casa quando Jack tornava. Be, sai almeno cucinare? Perch mentre venivo, mi sono imbattuto in un montone che desiderava unirsi a me per cena, peccato per che non abbia idea di cosa farci. E tu?
Il mio non fu un gesto molto convinto, ma gli bast. Bene. Ti lascio cambiare. A meno che tu non intenda indossare quello oggi. No? Un vero peccato, a parer mio. Mi lasci con un cenno cordiale del capo e un ultimo sorriso.
Una volta rimasta da sola, chiusi gli occhi e feci un sospiro, appoggiando la testa fra le mani. Di certo non mi allettava lidea di passare un altro giorno da sola l a Trelowarth, e con Jack Butler nei paraggi la mia vita sarebbe stata pi semplice, ma lui non era esattamente il tipo di compagnia in cui avevo sperato. Avrebbe potuto rappresentare una complicazione.
Mi vestii in fretta e andai di sotto, in cucina, dove sul tavolo vicino alla finestra mi aspettava il pezzo di montone che Jack Butler era riuscito a portare dentro. Aveva fatto cadere una sedia, e mentre la rialzavo cercai di capire come la gente a quel tempo cucinasse la carne di montone. Non ne avevo idea. Alla fine, lunica cosa che mi venne in mente fu di arrostirlo nello stesso modo in cui Fergal aveva arrostito gli uccelli. Infilare lo spiedo, per, fu pi difficile di quanto avessi pensato, e lo spiedo insieme alla carne era cos pesante che sarebbe stata unimpresa trasportarlo sul focolare.
Perlomeno Jack aveva riacceso il fuoco e aveva messo su altra legna, inoltre nella credenza aperta dallufficiale trovai il vasetto di miele che aveva usato Fergal; cos se avessi copiato la sua ricetta, cospargendo la carne con il miele, difficilmente avrei sbagliato.
Jack aveva lasciato sul tavolo anche delle carote con la terra ancora attaccata, e pensai che avrei potuto aggiungerle al porridge che avevo gi preparato, diluendolo in modo da realizzare qualcosa di simile al brodo di orzo e verdure di Fergal. A questo punto, per, mi serviva lacqua.
Il problema fu risolto un attimo dopo, quando Jack Butler rientr con due secchi traboccanti. In casa non abbiamo lacqua disse, come se non me ne fossi accorta. Ne sono andato a prendere un po. Mise a terra i secchi e si sedette rivolgendo uno sguardo di approvazione verso il montone.  una fortuna che tu sia qui. Sarebbe stato uno spreco se avessi provato a cucinarlo io. Poi aggiunse: Non volevo farti fretta.
Doveva essersi accorto che non avevo capito, perch fece un gesto indicandosi la testa, e mi spieg: I capelli. Potevi prenderti del tempo per sistemarli, non sarebbe stato un problema. Non sono cos difficile come mio fratello.
Era un vero chiacchierone. Qualcuno avrebbe trovato imbarazzante passare del tempo con una persona che non era in grado di parlare, ma non Jack Butler. Mentre cucinavo, si mise a dondolarsi sulla sedia, con le spalle rivolte al muro, e intavol una conversazione a senso unico, ponendo domande a cui lui stesso rispondeva. Quindi ti ha gi raccontato tutto di me? Ovvio che lha fatto, altrimenti ti saresti spaventata, credendomi un estraneo, anche se dubito che avesse pensato che sarei tornato a casa prima di lui.
Dalla piega che aveva preso il suo monologo, pensai che avrebbe concluso dicendo che suo fratello era ancora a bordo della Sally, il che mi sarebbe parso piuttosto logico, e avrebbe anche spiegato il motivo per cui lufficiale di polizia fosse stato cos sicuro di non trovare nessuno in casa.
Quindi sei rimasta qui da sola per tutto questo tempo? Si sarebbe risposto anche stavolta, se non avesse visto la mia espressione. Si blocc. Hai avuto una visita?
Io annuii.
Torn a sedersi in modo composto, con un movimento lento e controllato, e quando parl, il tono della sua voce non era pi velatamente malizioso, ma si era fatto severo. Un ospite gradito?
Gli risposi scuotendo la testa, e da come il suo sguardo cambi, capii che non aveva bisogno che gli dicessi di chi si trattava, cos come non aveva bisogno che gli mostrassi la credenza fracassata nel retrocucina.
Fu veloce a mettere insieme i pezzi.
Lufficiale di polizia  stato qui? E ha ispezionato la casa? Ha trovato qualcosa?
A questultima domanda, invece di annuire, fui felice di scuotere la testa.
Deve averlo messo di cattivo umore disse Jack Butler. Sembr contento della cosa, finch non lo colse un altro tipo di consapevolezza. Mi guard. Ti ha fatto del male?
Scossi la testa, ma lui not la mia breve esitazione.
Sei sicura? Mi squadr da capo a piedi, non fidandosi di quello che gli avevo detto, quando a un tratto lo vidi cambiare di nuovo espressione, come se si fosse accorto solo in quel momento dellabito che indossavo.
Era evidente che lavesse riconosciuto, ma non fece alcun commento, torn semplicemente a guardarmi in viso e disse: Bene, perch altrimenti Daniel lavrebbe sventrato.
Non ci avevo pensato. Avevo dimenticato che in quellera gli uomini sentivano ancora lobbligo di difendere lonore di una donna. Quelli del mio tempo ti spingevano per passare avanti piuttosto che aprirti una porta, per questo non avevo considerato che se fossi stata aggredita, Daniel Butler avrebbe risposto con la violenza. Ero grata per il fatto che lufficiale mi avesse offesa solo con le parole, e che non avesse usato le mani, anche se ero certa che avrebbe voluto farlo.
Ora che ci riflettevo, non riuscivo a capire cosa lavesse fermato, visto che sarebbe stato un modo ulteriore per provocare Daniel, sempre che fosse quello il suo scopo. Ricordavo lo sguardo inquietante con cui lufficiale aveva esaminato il mio vestito. Allora, mentre mi guardava, mi ero chiesta se avesse visto anche lui un fantasma, eppure la sua mano era rimasta ferma.
Qualsiasi fosse il motivo, ne ero grata, cos come ero contenta di essermi presa del tempo per riordinare le stanze prima che Jack avesse potuto vederle, perch mi rendevo conto che se lui lo fosse venuto a sapere, non sarebbe stato possibile tenerlo nascosto a Daniel. Forse Fergal aveva esagerato nel dire che Jack Butler non fosse in grado di tenersi un segreto  dopotutto, un uomo che si guadagnava da vivere con il contrabbando doveva pur averlo qualche segreto , ma avevo comunque capito cosa intendesse dire. A Jack Butler piaceva chiacchierare.
Parlava soprattutto di s, ma era molto portato per la conversazione e, nonostante i miei primi timori, trovai la sua compagnia molto confortante. Inoltre con lui nei paraggi mi sentivo pi protetta, avevo la sensazione che se la cavasse bene nei combattimenti. Non credevo fosse bravo come suo fratello, perch non sembrava avere molto autocontrollo, ma probabilmente sapeva giocare pi sporco.
Inoltre, conosceva le buone maniere. La carne di monotone si era un po abbrustolita, e il brodo di orzo e carote non somigliava nemmeno un po a quello preparato da Fergal, ma Jack mangi senza lamentarsi, e ne mangi anche a cena, sebbene la carne e il brodo fossero ormai freddi.
Il sole declinava gi dietro le colline e, una volta finito di mangiare, Jack accese le candele sul tavolo in cucina, rendendo latmosfera pi intima; e fu allora che torn fuori la sua natura maliziosa.
Allora, madama, chiese posso aiutarla a mettersi a letto?
Probabilmente, anche se avessi potuto parlare, non lavrei degnato di una risposta, ma non ce ne fu comunque bisogno. La risposta affior dalloscurit dietro di noi, cogliendoci entrambi di sorpresa.
Sei davvero gentile a offrirti, Jack. Daniel Butler si era fermato sulla soglia della porta che conduceva in corridoio, con le braccia incrociate sul petto. Ma credo che sia una mia prerogativa.

15
Fergal ne aveva avuto abbastanza. Si fece avanti, scostando Daniel Butler, e disse seccato: Per la miseria, voi due, sapete come ci si comporta, o volete che vi ricordi come si fa? Mia sorella  in grado di andare a letto da sola, non ha bisogno del vostro aiuto.
Tua sorella? disse Jack sorpreso. Sentii Fergal che gli rispondeva, ma la mia attenzione era tutta rivolta alluomo alto che se ne stava sulla soglia con gli occhi che gli brillavano.
Sembrava contento di vedermi, e anchio ero felice che fosse tornato, e se fossimo stati da soli glielavrei detto, ma lasciai che il mio sorriso parlasse per me.
...e questo  il primo e ultimo avvertimento che ti do, quindi fai attenzione a come ti comporti concluse Fergal, rivolto a Jack.
Ho altra scelta? replic Jack in tono mite. Poi si volt verso di noi. In questo caso, per, ho paura che tu abbia messo in guardia il Butler sbagliato.
Ho detto la stessa cosa anche a lui, tranquillo disse Fergal. Poi not quello che era rimasto della cena, e guardando la carne bruciata sollev un sopracciglio. Dove hai trovato questo montone?
Mi ci sono imbattuto mentre tornavo a casa, rispose Jack e mosso da piet, nel vederlo in una circostanza cos triste, ho pensato di liberarlo.
Fergal gli lanci unocchiata pungente. E cosaltro hai liberato?
Solo il montone. Non sarei riuscito a trasportare nientaltro.
Daniel, che si era messo comodo sulla soglia, domand: E la tua piet chi ha lasciato senza cibo?
Solo un pigro mercante abbastanza stolto da lasciare incustodito il suo carro mentre dormiva.
Sfidi la sorte un po troppo spesso fu il commento del fratello. Sei stato fortunato a non incontrare lufficiale di polizia lungo la strada. Ti avrebbe preso per un ladro.
Jack alz le spalle. Sono piuttosto amato dalle giurie di queste parti, mi avrebbero sicuramente lasciato andare. E inoltre lufficiale ha ben altro di cui occuparsi in questo momento. Il suo tono era diventato serio.  stato qui. Ha ispezionato la casa.
Vidi lo sguardo preoccupato di Daniel, mentre Fergal, che nel frattempo si era messo ad assaggiare alcuni pezzetti di montone, si volt infuriato. Per la miseria, Jack, e non hai pensato di bloccarlo?
Non ne ho avuto loccasione, se ne  andato prima che tornassi. Tua sorella non ha potuto dirmi cos successo, ma pare che abbia dovuto affrontarlo da sola, e anche se fosse stata in grado di parlare, non avrebbe potuto fare niente per fermarlo. Non doveva essere stato di buonumore, visto il trattamento che ha riservato alla credenza nel retrocucina.
Fergal and a controllare la credenza, mentre Daniel mi guard con quella calma tipica che precede una bufera, quando il vento per un momento si placa. Jack sembr interpretarlo come un segnale di avvertimento, perch si affrett a dire: Le ho gi chiesto se quel farabutto le avesse fatto del male, ma a suo modo mi ha assicurato di no.
Daniel non disse niente, ma distolse per un attimo lo sguardo quando dietro di me ricomparve Fergal dicendo: Ha usato lascia.
La sua espressione si era fatta ancora pi calma. Jack, andiamo a dare unocchiata intorno alle stalle disse Fergal. Dio solo sa cosa pu aver fatto l fuori.
Ma...
Muovi quel sedere. Quellordine cos schietto non gli diede modo di controbattere, e Jack non pot fare altrimenti.
Daniel si spost, facendoli passare, e prima di parlare aspett che la porta del retro si richiudesse, in modo che non potessero sentire. Stai bene? mi chiese.
Non mi ha toccato nemmeno con un dito.
Non  quello che ti ho chiesto.
Sto bene. Evitai di guardare quegli occhi che mi fissavano, e che ero certa vedessero pi di quanto volessi. Mi sento un po sconvolta, tutto qui. Voglio dire, ero appena tornata qui, voi non ceravate, stava piovendo e non riuscivo ad accendere il fuoco, poi mi sono voltata e lui era l...
Non lavrai lasciato entrare?
 entrato da solo. Credo non si aspettasse di trovare qualcuno in casa. Sembrava sapere che foste partiti. Feci una pausa, e tornai a guardarlo. Eravate in barca?
S. Non fu una risposta molto articolata. Cosha fatto quando ti ha trovato in casa?
Gli feci un resoconto essenziale di ci che era successo, gli raccontai del fuoco accesso dallufficiale, e di come avesse aperto la credenza per poi andare a ispezionare le stanze di sopra. Sono quasi sicura che non abbia trovato ci che cercava conclusi.
Ne sono certo. Non c niente qui che possa trovare. Dal tono con cui parl, capii che non stava sostenendo la propria innocenza, ma voleva soltanto dire che non era cos sciocco da lasciare delle prove in giro per casa. Quindi poi  tornato di sotto. E cosha fatto?
Nulla, davvero. Ha bevuto un po del vino che gli avevo offerto, dissi con cautela poi se ne  andato.
Tutto qui.
Io annuii, notando una luce nei suoi occhi. Dovresti chiedere a Jack di insegnarti larte della menzogna, perch  chiaro che non hai ancora imparato come si fa.
Sollevai il mento. Non  una bugia. Non mi ha toccato.
Conosco piuttosto bene lufficiale da sapere che ha modi pi meschini per fare del male. Ma non indag oltre. Disse, invece, con convinzione: Mi dispiace di non esserci stato.
 stato meglio cos. A questora su di te penderebbe una condanna per omicidio.
S,  probabile. Fece un sorriso, e il senso di calma letale che laveva avvolto fino a quel momento si dissolse. E mio fratello si  comportato da gentiluomo o  necessario che gli faccia una ramanzina?
Si  comportato molto bene. Immaginavo lo avesse fatto soprattutto perch mi aveva trovato nel letto di Daniel. Jack Butler poteva anche essere un incosciente, ma non era tanto stupido da violare quello che credeva essere il territorio di suo fratello.
Lo credo improbabile disse Daniel. E dimentichi che i miei stessi orecchi mi hanno fornito la prova del contrario.
Mi ero dimenticata della frase che aveva udito appena era tornato, quando Jack si era offerto di accompagnarmi a letto. Cos come mi ero dimenticata della risposta di Daniel. Il mio arrossire mi sorprese. Avevo vissuto per cos tanto tempo a Hollywood, da pensare che non ci fosse pi niente che potesse imbarazzarmi. Minimizzai dicendo che si trattava di uno scherzo. Non era pi serio di quanto lo fossi tu.
Trovi? Lui continuava a sorridere e, mentre mi guardava, per un attimo mi sembr che si fosse acceso qualcosa tra di noi. E forse era cos.
Poi lui distolse lo sguardo e tutto torn come prima. Te la sei cavata bene con Jack. Pare abbia creduto alla tua parte, e anche al fatto che non puoi parlare.
S, be, non  stato cos difficile. Tuo fratello chiacchiera cos tanto, che dubito sarei riuscita a dire qualcosa anche se avessi voluto.
Non lavevo mai sentito ridere. Mi piaceva quel suono. Quando  tornato? domand.
Stamattina. Credo sia passato da quella finestra. Avevo serrato le porte.
Se dovessi trovarti di nuovo qui da sola, confido che tu faccia lo stesso, e tieni le porte sbarrate fino al nostro ritorno. E non esitare a usare il nascondiglio, se dovesse esserci un intruso.
Quale nascondiglio?
Il nascondiglio del prete. Vedendo che non avevo capito, domand: Non si usa nel tuo tempo?
Scossi la testa. Non abbiamo alcun bisogno di nascondere i preti.
Nemmeno noi, non pi. Ma usiamo ancora quel posto per nasconderci. Seguimi. Prese una candela dal tavolo e mi condusse lungo il corridoio, poi sal le scale fermandosi a met, sullampio pianerottolo circondato dalle pareti rivestite di legno. La leggenda vuole che Trelowarth sia sorta ai tempi in cui Enrico VIII, re dInghilterra, si oppose al Papa, e depose la regina per sposare Anna Bolena. I tempi, allora, erano incerti come questi in cui viviamo, e gli uomini che continuavano a professare la vecchia fede erano costretti a pregare in segreto, e a nascondere i preti ogni volta che gli emissari del re andavano a far loro visita. Le sue dita trovarono gli angoli di un pannello con la sicurezza tipica di chi ormai era pratico, poi diede una piccola spinta e la molla scatt con un rumore leggero. Il pannello era alto quanto me, aveva gli stessi cardini di una porta e si apriva verso lesterno.
Dietro cera spazio a sufficienza per un uomo  ci si poteva stare in piedi o seduti, in caso ci si fosse stancati, ma nientaltro. Era un luogo buio e stretto, per era sicuro.
Una volta dentro, puoi richiuderlo con questo, disse Daniel, mostrandomi lanello di metallo fissato allinterno e nessuno potr trovarti.
Ti  mai capitato di usarlo?
Di tanto in tanto.
Doveva essere un posto scomodo per un uomo della sua altezza. Glielo dissi, ma lui replic con unalzata di spalle.
Ho preferito di gran lunga stare rannicchiato qui per unora, piuttosto che essere appeso a una corda.
Non era la prima volta che alludeva al fatto che si guadagnava da vivere in modo illegale, e decisi di approfittarne. La legge  cos spietata nei confronti dei contrabbandieri?
Lui accolse la domanda a modo suo. La legge, secondo la mia esperienza,  pi severa a parole, che nella pratica. Lufficiale sa bene come trarre profitto dai contrabbandieri che decidono di attraccare al porto di Polgelly, e volge volentieri lo sguardo dallaltra parte mentre noi scarichiamo la merce. No, disse non  la mia attivit di contrabbando che lo preoccupa. Vorrebbe vedermi impiccato per qualcosa che considera molto pi infame.
Per tradimento.
Daniel richiuse il pannello con decisione, poi si volt.  questo che ti ha detto? Sembrava curioso, non arrabbiato, ma non avevo il coraggio di ripetere le parole pronunciate dallufficiale, per quanto continuassero a risuonarmi in testa.
Non ce ne fu bisogno. E ti ha anche detto che ti condanneresti a morte per il solo fatto di aver dato conforto a un traditore della Corona? Accenn un sorriso, senza aspettarsi alcuna risposta. Inaspr lo sguardo, ma sapevo che non era diretto a me. Posso solo immaginare quali parole abbia usato per formulare un discorso simile. Non sono un traditore, Eva. Mi rivolse uno sguardo freddo, e la sua voce aveva assunto un tono piatto. Io sono fedele al legittimo re dInghilterra, cos come lo era mio padre prima di me, e come sempre sar finch vivr.
Sapevo che si riferiva a James Stuart, ancora in esilio oltremare. Avrei potuto dirgli che la sua lealt era senza futuro, perch gli Stuart non avrebbero mai pi riconquistato la corona, e che tutti i loro sogni di restaurare il re sul trono si sarebbero infranti sul campo di battaglia e sarebbero stati pagati con il sangue di numerosi giacobiti. Ma se glielavessi detto, avrei interferito con quello che stava per accadere, forse cambiando il corso degli eventi e causando conseguenze ancora pi devastanti.
Lui doveva aver percepito il mio conflitto interiore, ma ne fraintese il motivo. Non permetter che qualcuno ti faccia del male, disse te lo prometto.
Non riuscivo a guardarlo negli occhi, cos mi voltai.
Non mi ero resa conto che fosse cos vicino da potermi toccare. Mi prese delicatamente il mento e mi gir il viso in modo che potessi tornare a guardarlo, poi ripet, in tono pi basso: Te lo prometto.
Io non riuscii a dire niente.
Meglio cos, perch in quellistante Fergal rientr insieme a Jack, facendo un gran baccano in modo che lo sentissimo.
Daniel sorrise, e lasci cadere la mano. Che sia dannato disse, senza alcuna cattiveria. Proprio ora doveva decidere di fare il fratello.
Aveva ragione. Fu Fergal, alla fine, che mi accompagn di sopra quella sera e, dopo aver controllato ogni angolo della camera, rimase in corridoio ad aspettare che girassi la chiave nel lucchetto che mi aveva dato.
E la mattina seguente fu sempre Fergal, e non Daniel, che mi insegn ad acconciare i capelli.
Mi port uno specchio e alcune spille, mi mise seduta vicino alla finestra, e con mani sorprendentemente abili e delicate mi mostr come arrotolare le ciocche e fissarle con le spille.
C qualcosa che non sai fare, Fergal? gli chiesi.
Non credo. Si mise dietro di me e vidi comparire il suo riflesso nello specchio che tenevo in mano. Aveva piegato la testa, con lespressione concentrata. Devo avvisarti che questa potrebbe non essere unacconciatura allultima moda. Non lo faccio da anni, e anche allora non credo mi venisse bene. Ann diceva sempre che i suoi capelli assomigliavano pi a un nido di uccelli fatto male che a quelli di una donna.
Ann?
Si pent di averlo detto, mi lanci unocchiata attraverso lo specchio, poi torn a guardare in basso. Gi.
La moglie di Daniel?
Gi. Rimase in silenzio per un attimo, poi disse: Verso la fine, quando era ormai troppo malata per riuscire a farsi i capelli da sola, la aiutavo io. Voleva essere sempre al meglio per lui.
Toccai una delle spille che avevo in mano, pensierosa.  durata a lungo la malattia?
Qualche mese.  iniziata con una tosse che non le dava tregua, e lha consumata finch destate non ci ha lasciato.
Ora fui io a rimanere in silenzio, perch era pi o meno cos che avevo perso Katrina. Conoscevo quel dolore.
Mi taglia la testa se sa che te lho detto disse Fergal.
Fergal?
S?
Potresti... potresti acconciarmi i capelli in modo leggermente diverso da come facevi con i suoi?
Le sue mani si bloccarono, e mi guard di nuovo attraverso lo specchio. Annu, capendo quello che intendevo dire. Ho fatto lo stesso pensiero. Vieni, posa lo specchio, ti insegno come sistemare la parte dietro, perch non inganneremo Jack ancora per molto se la mattina continuer a venire in camera tua ad aggiustarti i capelli.
Dov Jack?
 andato a riprendere i cavalli. Quando siamo fuori, lasciamo i cavalli in un recinto a Penryth, dove un contadino si prende cura di loro dandogli da mangiare e da bere.
Non avevo assolutamente pensato ai cavalli. Sarebbero potuti morire di fame nelle stalle, e io nemmeno me ne sarei accorta. Quando lo confessai a Fergal, lui semplicemente disse: Per la miseria, avevi altre cose a cui pensare. Non farne un problema.
Quando ebbe finito, quasi stentai a riconoscermi. Aveva tirato su i capelli e li aveva fissati in modo aggraziato, formando un piccolo cerchio in cima alla testa e lasciando cadere alcuni riccioli con un effetto del tutto naturale. Non sar mai capace di farlo da sola.
S che ce la farai disse Fergal. Hai saputo fronteggiare lufficiale Creed, questo non  niente a confronto. Ora, metti il copricapo, disse, porgendomi un cappellino semplice di lino bianco cos, adesso che abbiamo finito con questa cosa di poca importanza, possiamo passare alla prossima lezione.
Quale prossima lezione?
Mia sorella dovrebbe sapere come si cucina un montone senza bruciarlo, o almeno, come si condisce la zuppa dorzo. Nostra madre, mi inform, guardandomi dritto negli occhi ne sarebbe scandalizzata.

16
La Sally non rimase ancorata a lungo. La mattina seguente tocc a Jack prendere il largo, e io scesi con Daniel lungo la collina al di sotto della casa a guardare le vele bianche della barca che lasciavano il molo di Polgelly e si dirigevano verso est.
Dove la sta portando? domandai, ma Daniel mi lanci unocchiata, rispondendomi in modo evasivo: Non te lo so dire.
Perch non ti fidi ancora di me.
Perch, disse  meglio che non ti preoccupi di certe cose. Mi rivolse unaltra occhiata, ma io continuai a guardare il mare e la barca che si allontanava. Le donne del tuo tempo sono tutte cos curiose?
Le donne del mio tempo sono tante cose dissi. Dottori, avvocati, capi di stato. Possiamo fare le stesse cose che fa un uomo.
Non riuscivo a capire se mi credesse. Capi di stato? Be, fino a poco tempo fa anche noi avevamo una regina.
Non solo regine. Intendo capi di stato eletti, leader del Parlamento.
Mi stai prendendo in giro.
Non credi che una donna ne sia capace?
Sembr rifletterci. Non voglio svalutare le capacit di una donna, disse n la sua intelligenza.  solo che mi sorprenderebbe se la societ lo permettesse. Immagino che gli uomini le darebbero contro, mentre le donne cercherebbero di ridicolizzarla.
Mi scapp un sorriso. Be, s, ogni tanto succede ancora. Ma almeno lopportunit esiste. Possiamo essere tutto ci che vogliamo.
Voltai lo sguardo. Le vele della Sally erano sempre pi piccole, un punto bianco fra le onde blu delloceano Atlantico.
Daniel era ancora sovrappensiero. Se davvero le donne del tuo tempo godono di tale libert, allora non deve essere facile per te vivere qui.
In realt non ci avevo mai pensato. Mi ero trovata l solo per brevi periodi, e la questione della libert e dei diritti non era stata certo una delle mie prime preoccupazioni. Ma se fossi rimasta per sempre, forse aveva ragione. Non mi sarei abituata facilmente.
Non se le mie opinioni non avessero contato nulla in pubblico, e se avessi perso tutti i diritti che ormai davo per scontati; per non pensare al fatto che avrei dovuto dipendere da qualcuno, visto che non potevo guadagnarmi da vivere.
Daniel mi guard per un istante, poi si volt verso il mare. Mio fratello sta andando in Bretagna disse.
Pi che un atto di fiducia, la sua fu una dimostrazione di rispetto.
Lo guardai, mentre riprese a parlare. Laggi ha degli amici in un porto che gli forniscono vino, seta e parrucche da smerciare, ed  pieno di giovani spose i cui mariti sono troppo impegnati a pescare.  molto probabile che pi di un bambino in quella citt somigli vagamente a mio fratello. Sorrise, poi torn a guardarmi. Senza dubbio le donne del tuo tempo sarebbero state abbastanza sagge da non cadere vittime dei suoi modi subdoli.
Oh, non lo so. C ancora qualche donna che ne rimarrebbe ammaliata.
Ma non tu. Lo disse in tono sicuro. Mio fratello mi ha raccontato come tu sia rimasta indifferente al suo fascino.
Lho messo in crisi?
Pu darsi. Anche se sostiene di avermelo detto solo per tranquillizzarmi, perch non appena ti ha visto nel mio letto  saltato subito a una certa conclusione.
Non ero abituata a scorgere la malizia nei suoi occhi e, dal momento che non lo conoscevo bene, non sapevo come reagire di fronte a quel suo flirtare, cos decisi di prenderla alla leggera.
Be, di sicuro non accadr di nuovo. Fergal mi ha dato un lucchetto.
Davvero? Che uomo premuroso. Doveva aver detto qualcosaltro, ma un rumore proveniente dalla strada che passava dietro Trelowarth ci distrasse  gli zoccoli di un cavallo che procedeva con unandatura decisa.
Daniel mi fece segno di avvicinarmi a lui, e io gli obbedii, sapendo che la sua corporatura e la sua forza, insieme alla spada che portava con s, mi avrebbero assicurato protezione. Ma non afferr la spada. Dalla cintura estrasse il pugnale che aveva la prima volta in cui lo vidi nello studio, e lo impugn lasciando che dalla mano spuntasse solo la lama.
Mi offr laltra mano, e nel frattempo il fantino comparve davanti a noi. Quando vidi che non si trattava dellufficiale, ma di un uomo comune in sella a un cavallo grigio, tirai un sospiro di sollievo. Daniel, per, non abbass la guardia. Rimani vicino a me.
Mentre percorrevamo la breve salita che conduceva alla casa, luomo si ferm nel cortile laterale e smont da cavallo. Da lontano riuscii solo a notare che era piuttosto magro e che indossava una parrucca bianca sotto il cappello, e che i suoi abiti erano molto pi eccentrici di quelli che avevo visto fino ad allora. A mano a mano che ci avvicinavamo, quella prima impressione fu confermata sia dal tessuto dei vestiti sia dal loro disegno. Aveva una lunga giacca di broccato verde scuro dalla finitura luminosa, e gli stivali alti erano di un nero cos lucido che sembrava non li avesse mai indossati.
Poi si gir, mostrando un volto dai lineamenti semplici che poco si addiceva al resto.
Mi ignor completamente, e salut Daniel con un cenno del capo. Buongiorno. Mi chiedevo se potessi approfittare della vostra gentilezza. Il mio cavallo ha un ferro allentato. Era difficile riconoscere laccento. Forse era scozzese, anche se aveva una leggera cadenza del continente.
Daniel sembr rilassarsi.  una strada pericolosa questa disse.
Me lhanno detto.
Per un attimo i due uomini rimasero l a guardarsi, poi lo straniero allung la mano con un sorriso. Il mio nome  Wilson, Mr Butler, e vi porto i saluti della nostra conoscenza in comune.
Ne sono lieto, Mr Wilson. Daniel rimise il pugnale nel fodero con un movimento cos preciso che qualcun altro non lavrebbe nemmeno notato, n si sarebbe accorto che lavesse impugnato. Strinse la mano dello straniero e, guardando la strada vuota, chiese: Siete venuto da solo?
Sono arrivato ieri con il mio uomo. Abbiamo preso due camere alla locanda di St Non, e lho incaricato di rimanere l ad aspettarmi mentre io venivo qui da voi. Finalmente luomo mi not, e guard Daniel con un garbato senso di attesa.
Perdonatemi disse Daniel, come se si fosse semplicemente dimenticato di presentarmi, e non lavesse invece fatto per un istinto di protezione. Madama Eva OCleary, una mia ospite.
Wilson fece un inchino. Madama OCleary, al vostro servizio.
Non sapevo bene come rispondere, quindi azzardai una riverenza, come di solito facevano le donne nei film, sperando di non sbagliare.
Con mio sollievo, Wilson torn a rivolgersi a Daniel. Potrei mettere il cavallo nella stalla?
S, sul retro.
Non cera niente che non andasse nellandatura dellanimale, e ci mi conferm limpressione che il ferro allentato facesse parte di un copione, cos come la risposta di Daniel, al pari di due spie che si scambiavano una parola segreta per riconoscersi.
Intuii anche che la loro conoscenza in comune fosse James Butler, secondo duca di Ormonde, che secondo quanto avevo letto doveva ancora trovarsi in Inghilterra, in attesa di sapere quale decisione avrebbe preso la Camera dei Lord in merito allaccusa di alto tradimento. Sapevo che sarebbe stato condannato. Molto presto. Ma nessuno dei presenti ne era consapevole.
Come se la passa il nostro amico? domand Daniel.
Wilson, sempre se quello fosse il suo vero nome, stava camminando davanti a noi, con in mano la briglia del cavallo. Sta piuttosto bene, nonostante gli ultimi avvenimenti abbiano messo a dura prova la sua pazienza, come potete ben immaginare. Gli  stato suggerito di curare il nervosismo con un viaggio.
Se ha intenzione di compiere un viaggio, non ha che da dirlo, e io gli metter a disposizione la barca e lequipaggio.
 molto gentile da parte vostra disse Wilson, con un cenno del capo in segno di ringraziamento. Stiate certo che glielo riferir, non appena avr modo di rivederlo.
Mentre li seguivo, ancora attaccata al braccio di Daniel, cercai di ricordare se le fonti storiche che avevo consultato facessero cenno al modo in cui il duca di Ormonde fosse scappato in Francia. Non mi sembrava di averlo letto. Il che mi fece domandare se avesse compiuto la traversata a bordo della Sally.
Di sicuro prima o poi lavrei scoperto.
Era strano assistere in prima persona allo svolgersi della storia. Quanti storici avrebbero pagato per essere nei miei panni? Per ascoltare e osservare quegli uomini che stavano prendendo parte a una cospirazione che, nel giro di qualche mese, avrebbe dato vita a una vera e propria rivolta?
Dal modo in cui Wilson mi guard, capii che trovava la mia presenza leggermente fastidiosa. Quello che disse ne fu la prova. Di certo madama OCleary preferir attendere qui, mentre voi mi mostrate quale stalla posso usare per il mio cavallo. E rivolgendosi direttamente a me, aggiunse: Non vorrete rovinarvi le scarpe.
Sembr aspettarsi una risposta, ma Daniel intervenne.
Non ha la facolt della parola.
Wilson alz un sopracciglio. Non ce lha? E per quale motivo ne  stata privata?
Ho ragion di credere che ne sia afflitta dalla nascita.
Incredibile. Mi guard come se mi considerasse un caso scientifico, ed ebbi limpressione che avessi appena perso qualche punto nella sua personale scala di intelligenza. Che cosa triste disse, poi si volt con aria sprezzante.
Sapevo che Daniel avrebbe dovuto seguirlo, cos gli lasciai il braccio, e lui mi ringrazi con unocchiata. Per favore, vai da tuo fratello e digli che avremo un ospite a cena mi disse.
Annuii, e me ne andai. Mi voltai a guardarli ancora una volta, ma erano gi entrati nelle stalle insieme al cavallo, e il cortile ora era vuoto. Quando mi girai, vidi che Fergal era sulla soglia con le mani sui fianchi. Aveva lespressione corrucciata. Mi  parso di sentire un cavallo.
Affrettai il passo. Prima di spiegargli cosa stava succedendo, dovevo rientrare in casa e chiudere la porta, in modo da assicurarmi che Wilson non potesse sentirmi.
 arrivato qualcuno?
Gli risposi con un cenno del capo, ma poco convinto, perch era cambiato qualcosa nellespressione di Fergal. Mi stava guardando in modo strano. Quando fui abbastanza vicina, potei vedere la sensazione di perplessit nei suoi occhi trasformarsi in vera e propria incredulit. Poi alz la mano di fronte a s. Cristo santo.
Prima che potessi fare qualcosa, Fergal inizi a vacillare dissolvendosi in unombra, e insieme a lui scomparve tutto il resto, come unesalazione di fumo che svaniva nellaria.
Mi fermai.
Allimprovviso non mi trovavo pi nel cortile, ma ero sul fianco della collina appena fuori dal Bosco Selvaggio, con il sole che si era fatto largo tra le nuvole e Trelowarth che mi aspettava l di fronte. Poi vidi la piccola figura di Susan che si dirigeva verso la serra.
Rimasi l per un momento, del tutto disorientata, finch non mi ricordai della sera passata da Claire, di come mi ero addormentata nel cottage, per poi svegliarmi la mattina seguente e scoprire che lei era gi uscita. Mi ero avviata lungo il sentiero costiero, attraverso il bosco, poi quella pioggia mi aveva colto di sorpresa, avevo corso fino alla casa, e...
Mi sembrava che fossero passati due giorni da allora, invece ero ritornata a quel momento esatto, come se il tempo si fosse fermato. Abbassai lo sguardo e vidi le mie impronte fresche sul fango che conducevano al punto in cui mi trovavo in quellistante, sullerba soffice della collina, e tutto era rimasto come me lo ricordavo. Tutto era tornato al proprio posto.
Be, forse non proprio tutto.
Feci scorrere la mano sul fianco, e le mie dita scivolarono lungo la seta del vestito che avevo ancora addosso. E sotto lo strato di lino che mi copriva la testa, cera ancora quellacconciatura elaborata. Di certo non avrei potuto spiegarlo facilmente, se qualcuno mi avesse visto.
Quel pensiero mi convinse a muovermi, forzandomi a staccare i piedi dal punto in cui avevano messo radici, e salii di corsa lungo la collina, alla ricerca di un posto in cui nascondermi.
A quellora del mattino, Mark avrebbe gi dovuto essere fuori a lavorare. Dovevo solo sperare che avesse rispettato gli orari di sempre. Se invece fosse ancora in cucina a fare colazione, sarei entrata dallingresso principale e mi sarei precipitata su per le scale.
Ero quasi giunta di sopra, quando a un tratto sentii una porta che si chiudeva al piano superiore, poi il canticchiare allegro di Claire. Non sarei riuscita a raggiungere la mia camera senza farmi vedere e, quando sentii i suoi passi lungo il corridoio, capii che non avrei avuto nemmeno il tempo di scendere di nuovo le scale. Non sarei riuscita ad attraversare latrio.
In preda al panico, appoggiai la schiena contro il legno che rivestiva le pareti, e fu allora che mi ricordai. Mi voltai e spinsi il pannello vicino al pianerottolo, proprio come mi aveva mostrato Daniel. Una parte di me non si aspettava che succedesse, invece si apr, e prima che Claire iniziasse a scendere le scale, riuscii a infilarmi dentro quello spazio angusto e pieno di ragnatele, e a richiudere il pannello.
La sentii attraversare il pianerottolo con il suo passo leggero e regolare, super il punto in cui ero nascosta e, senza fermarsi, continu a scendere dirigendosi verso latrio.
Il vestito appariva diverso. Lo distesi sul letto e accarezzai delicatamente le pieghe. Quel viaggio nel tempo laveva logorato, e in alcuni punti era scucito. Sembrava cos delicato.
 un vestito davvero bello, pensai. E ora che era l, non sarei pi riuscita a riportarlo indietro, nel posto a cui apparteneva. I miei vestiti, quelli rimasti nella dimensione di Daniel, erano facili da sostituire, ma quellabito...
Mi dispiace dissi sottovoce, anche se sapevo che la persona a cui stavo chiedendo scusa non poteva sentirmi. Nellarmadio trovai una gruccia imbottita e ci appesi la sottoveste, la gonna e il corpetto, poi li coprii con la vestaglia rossa di Daniel  il suo caftano, come la chiamava lui , perch mi sembrava giusto che stessero insieme. Erano diventati ingombranti, ora, e chiunque avesse aperto larmadio li avrebbe visti, ma per il momento andava bene cos.
Nascondere le pantofole e le spille per i capelli fu pi semplice. Le avvolsi nel cappello di lino e le infilai con cura nel cassetto, dove avevo gi nascosto le pillole per dormire, lorologio e il cellulare, che avevo lasciato l anche dopo aver scoperto che il mio problema non era lo stress. Non volevo correre il rischio di portarli con me nel passato. La tecnologia moderna non apparteneva a quel tempo.
E nemmeno io, pensai, guardandomi allo specchio.
Ma gli occhi che ricambiavano il mio sguardo non sembrarono del tutto convinti.

17
Quando scesi, trovai Mark e Claire in cucina. Claire si guard intorno vedendomi, e disse: Sei gi tornata? Ha chiamato Oliver. Dice di aver trovato un vecchio libro nei suoi archivi che fa cenno a un contrabbandiere vissuto qui a Trelowarth.
Sul serio? Provai un brivido di eccitazione. Ha fatto in fretta.
Puoi andare da lui alluna, se ti interessa. Ha detto che potrebbe valere come pranzo.
 questa la sua scusa, adesso? disse Mark. Poi, sorridendo, prese unarancia dal cestino e si mise a sbucciarla. Non male.
Smettila. Mi sta aiutando a fare delle ricerche.
Oh, ne sono certo. Cerc di tornare serio. Ed  perch sei molto presa dalla tua ricerca, vero, che ieri notte hai dormito da Claire?
Io la guardai, in cerca di sostegno. Claire?
Lei sorrise. Ignoralo, Eva mi sugger, poi pass tra noi due per andare a riempire un bicchiere dacqua nel lavandino. Sa benissimo che eri da me, gli ho telefonato per avvisarlo.
E per fortuna che lhai fatto disse Mark. Stavo iniziando a pensare che ti fossi volatilizzata come la Donna Grigia. E comunque la sola dichiarazione di Claire non pu considerarsi una vera prova.
Lo interruppi, ignorando la sua ultima battuta, e gli chiesi: Chi  la Donna Grigia?
Di, la donna che  scomparsa qui a Trelowarth. Non ne hai mai sentito parlare?
No. Allimprovviso mi sembr di essere dentro un gioco. Cambiai posizione, chiedendo: Quand successo?
Mark si rivolse a Claire. Non lo so, sei tu che conosci la storia.
Lei ci pens su. Oh, prima che nascessero i miei genitori. La storia mi fu raccontata la prima volta che venni qui a Trelowarth da un anziano del villaggio che allora doveva avere almeno novantanni. Era un ragazzo quando accadde quel fatto. Mi disse che laveva visto con i suoi stessi occhi.
Visto cosa? Avevo lo strano sospetto di sapere come continuava la storia.
Ha visto scomparire una donna. Lo disse in modo naturale, come se la cosa fosse stata possibile. Proprio qui, dietro la casa. Una donna che conosceva bene. Disse che un attimo prima stava parlando, e lattimo dopo era diventata grigia, poi si dissolse e scomparve del tutto.
Mark mi vide rabbrividire.  solo una storia, Eva disse. La gente non scompare. Tagli larancia a spicchi, e me ne offr uno.
Lo presi, sforzandomi di sorridere. Pensavo solo che potesse essere unaltra storia da raccontare ai turisti, tutto qui.
Perch non chiedi a Oliver? mi sugger, con lo sguardo innocente. Se ne intende di storia locale.
A dir la verit, disse Claire credo sia meglio che tu ti rivolga a Felicity.
Felicity?
Be, s,  lei quella appassionata di fantasmi e leggende locali. Oggi la troverai in negozio, Eva, se hai intenzione di andare a Polgelly. Potresti fermarti a fare una chiacchierata con lei.
Io avevo unidea migliore. Perch non andiamo tutti insieme? Potremmo mangiare fish and chips al porto.
Claire, per, scosse la testa. Devo andare con Susan a comprare i tavoli e le sedie disse, poi con fare disinvolto continu: Ma sono certa che Mark sar felice di venire. Adora il fish and chips. Dal modo in cui guard il figlio, compresi che anche lei, come me, aveva notato linteresse di Felicity per Mark, nonostante lui non se ne fosse ancora accorto, e stava cercando di fare da intermediaria.
Lui ci casc in pieno. E va bene. Per prima devo finire di lavorare disse in tono acido al mio blog.
Feci un sorriso. Che ne dici se intanto mi avvio? Ho alcune faccende da sbrigare in banca, poi andr a prendere Oliver e Felicity e potremmo incontrarci direttamente al porto. Alluna va bene?
Una volta che ci fummo messi daccordo, me ne andai. Non ero sicura che mi andasse davvero di pranzare a Polgelly, non mi sentivo molto in forma, e forse avrei dovuto semplicemente riposarmi, cos da ritrovare un po di equilibrio dopo tutto quel viaggiare attraverso il tempo. Ma il desiderio di sapere qualcosa di pi riguardo ai fratelli Butler era pi forte della stanchezza.
Inoltre dovevo andare in banca per occuparmi di alcune questioni. La professionalit di Mr Rowe gli permise di non mostrare alcuna sorpresa di fronte alla mia richiesta di aprire un fondo fiduciario segreto per Trelowarth. Certamente, disse si pu fare. Ci sarebbe voluto del tempo per preparare tutti i documenti e sistemare alcuni dettagli, ma s, si poteva fare. Una volta avviata quella pratica, potevo passare alla fase successiva.
Felicity aveva dei clienti, cos la aspettai vicino agli scaffali su cui erano esposti i folletti danzanti. Ne presi uno e, mentre lo soppesavo sulla mano, lei mi venne incontro salutandomi.
Stai in guardia mi avvis. Sono dei furbetti.
Con i loro cappelli a punta, i vestiti da elfo e gli occhi sorridenti sembravano del tutto innocui, ma conoscevo le leggende sui folletti e sapevo quanto fossero dispettosi. Far attenzione. E questo cos? chiesi, indicando una piccola insegna con incisa la scritta PORTHALLOW GREEN.
Non conosci la storia? Be, sai dov Porthallow, giusto? Secondo la leggenda, un ragazzo che viveva l un giorno fu incaricato di sbrigare una commissione dal suo padrone. Quando ebbe finito, si era gi fatto buio, e mentre tornava a casa ud una voce a lato della strada: Vado a Porthallow Green. Il ragazzo allora pens che almeno avrebbe avuto un po di compagnia, seppur quella di un estraneo, cos disse: Io vado a Porthallow Green, e in un batter docchio si trov proprio a Porthallow Green, con i folletti che gli danzavano intorno. Davvero non la conosci?
Le risposi di no.
Be, continu uno dei folletti allora disse: Vado a Seaton Beach!, e il ragazzo pens, perch no?, cos disse: Io vado a Seaton Beach. E si ritrov proprio l, insieme ai folletti. Andarono avanti cos per tutta la notte, fino a ritrovarsi nella cantina del re di Francia, dove bevvero vino e danzarono e, quando la mattina i folletti lo riportarono a casa, il ragazzo aveva ancora con s il bicchiere di vino come prova. Felicity sorrise. Oggi di certo non succederebbe. Pensa a quanto risparmierei sullaereo se in mezzo a un campo gridassi: Vado a Ibiza, e di colpo mi ritrovassi sulla spiaggia.
Per tornare a casa, per, dovresti fare affidamento sui folletti precisai. E non  detto che ti ci riportino.
Vero.
Per caso sai di qualcuno scomparso a Trelowarth? le domandai in modo distratto.
Ma Felicity non aveva mai sentito parlare della Donna Grigia. Quand successo? Lo sai?
Avevo fatto i conti. Claire mi ha detto di aver sentito questa storia non appena venne a vivere qui, quindi circa trentanni fa, e luomo che gliela raccont doveva avere novantanni, quindi presumendo che ne avesse venticinque, o trenta, quando il fatto  successo... Novantanni fa? provai a dire. Pi o meno.
Dovrei chiedere in giro, disse lei ma non mi sorprenderebbe. Lo sai che Trelowarth  stata costruita in corrispondenza di una linea temporale?
Una cosa?
Una linea temporale. Una sorta di condotto geomagnetico. Un sacco di monumenti antichi e luoghi sacri sono stati costruiti in corrispondenza di linee temporali. Ce n una, per esempio, che passa sotto la sorgente di St Non e attraversa il Faro, Trelowarth e Cresselly Pool. Si mise a ridere quando not la mia espressione. Non me lo sono inventata, giuro. I rabdomanti sono in grado di trovarle, esistono davvero. Possiedono una grande energia. Su quelle linee possono succedere cose molto strane.
Di certo non ero nella posizione di controbattere. Mentre riponevo il folletto in mezzo alle sue compagne danzanti, Felicity mi chiese in tono allegro: Allora, cosa ci fai qui a Polgelly?
Ti porto a pranzo risposi.
Cera lalta marea, il vento era favorevole, e molte barche da pesca avevano approfittato di quella giornata per prendere il largo. Il sole mi riscaldava le spalle, nonostante avessi la camicia, e i suoi raggi mi baciavano il viso.
Provai un momento di felice nostalgia, seduta sul muretto bianco del porto a mangiare fish and chips nella carta di giornale, proprio come ai vecchi tempi. Nei miei ricordi era rimasto impresso tutto quanto: il sapore forte dellaceto, quello pungente del sale, il verso dei gabbiani che volteggiavano avidamente sopra la mia testa, mentre il mare lambiva il muretto e, in lontananza, le onde che si infrangevano con ritmo costante allingresso del porto, sollevando spruzzi con cui la brezza mi rinfrescava.
Felicity sorrise accanto a me. Sembra che non mangi da giorni.
Dove metti tutto, Eva? mi chiese Mark.
Ho fame.
Un chilo di fudge pu bastarti? mi propose Oliver. Ora che si trovava in gruppo, era tornato a comportarsi come da bambino, quando mi provocava per attirare la mia attenzione.
Non sembrava comunque infastidito dal fatto che avessi portato Mark, n che Felicity si fosse unita a noi. Oliver era un tipo molto socievole, proprio come me lo ricordavo, e il suo essere alla mano gli permetteva di adattarsi senza problemi a qualsiasi cambio di programma. Tuttavia, non avrebbe lasciato che questo lo distraesse dal suo scopo.
Era chiaro che avesse messo gli occhi su di me. Rispetto a quando avevamo pranzato insieme lultima volta, quel giorno mi sembr ancora pi evidente, e lo capii soprattutto dal modo in cui mi guardava e da come il suo sorriso indugiava su di me. Un mese prima quelle attenzioni mi avrebbero fatto addirittura piacere. In fondo era un bel ragazzo, e quel giorno era splendido con la camicia bianca, i jeans, e i capelli biondi schiariti dal sole e scompigliati dal vento. Sapevo che molte donne, al mio posto, lavrebbero trovato meraviglioso.
Quando lo guardai, per, il mio unico pensiero fu che il suo viso, nonostante fosse bello, non era affascinante quanto quello di Daniel Butler, e che gli occhi di Daniel, sotto la stessa luce, sarebbero stati ancora pi verdi del mare.
Non raccolsi la provocazione di Oliver, e con un sorriso dissi: Non credo avr spazio per il fudge, una volta finito questo.
Lo avrai, se ti porto a fare una passeggiata.
Pensavo lavessi chiamata per farle vedere un libro disse Mark.
S,  vero. Lho trovato stamattina. Era in un cofanetto con altri volumi che ho comprato in saldo lanno scorso, e stava prendendo la polvere sepolto in un angolo della libreria.
Felicity si guard attorno, curiosa. Che libro?
Una specie di guida della zona  un libro di storia naturale ravvivato da qualche aneddoto  che cita delle persone su cui Eva sta facendo delle ricerche. Sta cercando per Susan dei personaggi famosi che abbiano vissuto a Trelowarth disse. Questi fratelli, i Butler, erano dei contrabbandieri. Non erano di quelli famigerati, ma erano molto conosciuti e amati dalla gente del posto, almeno cos racconta il libro. Dei veri eroi.
Come i fratelli Carter a Prussia Cove? intervenne Mark.
Esatto. Ma lattivit dei Carter risale a qualche anno dopo. Non erano nemmeno nati quando i Butler avevano cominciato i loro traffici a Polgelly. Fin le ultime patatine e appallottol il foglio di giornale. Devo ringraziarti, Eva, per avermi messo sulle loro tracce. Non avevo mai sentito parlare dei Butler.
Felicity lo stava guardando con laffetto di una vecchia amica che non si era lasciata ingannare. Mi sorprende che tu sia riuscito a trovare quel libro, disse con innocenza visto che era sepolto in un angolo della libreria.
Gi, be, ieri Eva mi ha chiesto dei Butler, e la sera avevo un po di tempo, cos mi sono messo a dare unocchiata. Sai, no?
Lei gli sorrise. S, lo so.
Chiudi la bocca. Si scambiavano battute come due che erano abituati a farlo ormai da tempo. Non devi tornare al lavoro?
Ho ancora cinque minuti. E speravo di portarmi in negozio uno di voi giovani maschi prestanti. Un artista mi ha appena inviato i suoi dipinti, sono enormi e ho bisogno di una mano per appenderli.
Oliver non sembrava entusiasta. Mark ha pi muscoli di me. E mentre tu vai con lei, disse io posso mostrare il libro a Eva.
Il che era proprio quello in cui sperava Felicity.
Li osservai mentre si allontanavano.  una ragazza molto divertente.
S. Oliver mi guard, dicendo:  stata una bella mossa.
Che cosa?
Invitare Fee a pranzo con noi. Insieme a Mark. Avrai notato che  cotta di lui.
Mi sorprese che se ne fosse accorto, poi pensai che lui lavorava con Felicity ed era ovvio che fossero in confidenza. S, be, gli dissi non ho fatto tutto da sola, giusto?
Lui sorrise. Lho gi aiutata tante volte ad appendere i quadri. E Mark ha davvero pi muscoli di me. E poi che ne sai che non labbia fatto a mio vantaggio?
Mangiai lultima patatina e accartocciai con cura il foglio di giornale. Oliver...
S?
Tu mi piaci.
Ma?
Solo non voglio che tu pensi che... Insomma, non sto cercando...
Ehi. Percepii un lieve sorriso nella sua voce.  un libro, non  unacquaforte. Si alz dal muretto, e allung una mano. Dammi, ti butto la carta nel bidone, poi ti faccio vedere cosa ho trovato.
Non ero una stupida. Sapevo che non aveva rinunciato al suo intento, ma non cera niente che potessi fare per scoraggiarlo. Gli uomini che avevano la sicurezza di Oliver non si facevano condizionare da cose futili come il fatto che mi fossi innamorata di un altro.
Formulai quel pensiero in modo distratto, ma mi colse cos di sorpresa da lasciarmi di stucco. Non potevo pensarlo davvero. Eppure, seduta al sole su quel muretto, provai a riformulare il pensiero pi volte, e ogni volta che lo facevo, la sua verit mi sembrava sempre pi evidente.
Oliver, ignaro del fatto che mi sentissi come se fossi appena stata colpita da un fulmine, mi chiese se ero pronta. Io gli risposi di s, in modo passivo, e andai con lui a vedere il libro.
Laveva lasciato fuori per me, sulla piccola scrivania nel magazzino del museo. La stanza si trovava sul retro, di fianco al cucinotto fornito di un bollitore, qualche tazza e un lavandino.
Il magazzino era pieno di scaffali e scatoloni, e dallodore sembrava che fosse passato molto tempo dallultima volta in cui qualcuno aveva spolverato. Tuttavia cera luce a sufficienza per poter leggere, e anche unantica sedia di legno piuttosto comoda, di quelle in cui si sedevano i capitani delle navi.
Nonostante mi sentissi ancora frastornata, cercai di concentrarmi sul libro.
Era un vecchio volume con la copertina di stoffa e cartone, aveva gli angoli rovinati e la rilegatura sul dorso era cos usurata che intere sezioni di pagine scivolarono via quando iniziai a sfogliarlo cercando il segno lasciato da Oliver.
Lui, dietro di me, si pieg indicandomi le righe che mi interessavano. Qui, vedi? Dopo questo passaggio su Cripplehorn.
Ma io avevo gi iniziato a leggere il paragrafo precedente:
Sullestremit occidentale della spiaggia c uno scoglio che gli abitanti del posto chiamano Cripplehorn; nel suo punto pi alto misura trenta metri, e si estende oltre le scogliere servendo da frangiflutti. Sul suo lato orientale convergono due piccoli ruscelli che formano una cascata dal flusso incostante: a volte una piccola cascatella, altre volte una cateratta che precipita fino alla sabbia, trascinando con s una ricca variet di piante che crescono sulla roccia...
Dopo aver descritto queste piante con una quantit eccessiva di dettagli, oltre a vari tipi di uccelli che facevano il loro nido su Cripplehorn, lautore si distaccava dai fatti puramente scientifici per fare una breve digressione:
Alla base della cascata si nasconde unangusta grotta protetta dallalta marea, che in passato si dice fosse usata dai fratelli Butler, della vicina tenuta di Trelowarth, per depositare le merci di contrabbando. Non senza una punta di orgoglio, viene raccontato che nessun abitante del villaggio ha mai rivelato dove si trovasse quel luogo segreto, qualsiasi fosse la ricompensa offerta dallufficiale di polizia del posto. I Butler, infatti, erano molto rispettati per la generosit dimostrata nel condividere le ricchezze derivanti dalla loro attivit illegale. Le loro audaci imprese furono raccontate in un diario pubblicato dal pi giovane dei fratelli, con il titolo Una vita col vento in poppa. Procedendo verso ovest, ci si imbatte in una straordinaria variet di specie aviarie...
Era tutto ci che si diceva sui fratelli Butler. Lautore tornava infatti a parlare di uccelli, piante e formazione delle rocce. Rilessi i paragrafi per assicurarmi di non essermi persa qualcosa di importante, poi mi voltai a guardare Oliver. Questo diario di Jack Butler...
Doveva aver previsto quella domanda, lo intuii dal suo sorriso. S. Una vita col vento in poppa. Molto poetico per essere un pirata. Ho gi controllato, ma sono riuscito a trovare solo due copie consultabili, entrambe in due biblioteche degli Stati Uniti. Dovrebbero comunque essercene altre. Dammi solo il tempo di fare qualche ricerca.
Mi aveva lasciato a bocca aperta. E quand stato pubblicato?
Nel 1739 disse, senza alcuna esitazione.  stato stampato da un libraio di Londra, nello Strand.
Volevo fare anchio qualche ricerca. Mi sorprendeva il fatto che, dei due fratelli, fosse Jack a tenere un diario. Da quel poco che avevo visto, non mi era sembrato un tipo dedito alla scrittura.
La vita, tuttavia, mi aveva insegnato che le persone non finivano mai di stupirti.
Come Mark, per esempio, che pi tardi, mentre risalivamo la Collina, non fece nemmeno una battuta riguardo al pomeriggio che avevo trascorso con Oliver.
Gli lanciai unocchiata, senza voltarmi. Tutto bene?
S, sto bene. Sto pensando.
Sarebbe stato inutile chiedergli a cosa. Mark condivideva raramente i suoi pensieri. Invece gli domandai: Lo sapevi che c una grotta sotto Cripplehorn?
Lui annu. Da ragazzo ci andavo a giocare ai pirati.
Non mi ci hai mai portato.
Eri troppo piccola. Non  unarrampicata facile. E quando eri abbastanza grande, io ormai ero troppo cresciuto per giocare ai pirati.
Ci hai portato Katrina?
Una volta. Ma non le piaceva molto quel posto. Era troppo buio e umido. Lei amava la luce.
Camminammo in silenzio per un po, in compagnia dei nostri pensieri. Ed era meglio cos, perch avevamo raggiunto la parte pi ripida della Collina, e per parlare ci voleva una quantit di fiato che io non avevo. Ne trovai comunque un po per dire: Mi ci porteresti?
Mark era pi allenato di me, e le sue parole uscirono senza alcuno sforzo. Quando? Oggi?
Dio, no. Feci un respiro profondo per rifornire di ossigeno i muscoli delle cosce che iniziavano a bruciarmi. Uno di questi giorni.
Certo. Ma non c granch da vedere, e la salita  molto peggiore di questa.
Nessuna salita, dissi  peggiore di questa.
Lui sorrise. Come vuoi. Andremo domani, se ti va.
Mercoled. Cos potr venire anche Felicity.
Mark sembr perplesso. Perch mai vorrebbe venire anche lei?
Sei un idiota.
Cosa? Si volt. Perch sarei un idiota?
Perch s gli dissi in tono affettuoso, prendendolo a braccetto.
E dopo quella frase, non ebbi pi fiato per parlare finch non raggiungemmo la cima.

18
Quella notte lo sognai; sognai Daniel Butler che dormiva di fianco a me. Sentivo il suo respiro regolare, il suo calore, e la pressione del corpo sul materasso quando si muoveva. Il viso non era pi cos duro come appariva di giorno. I lineamenti si erano ammorbiditi, e le ciglia proiettavano lunghe ombre sulla sua pelle abbronzata.
Non mi sembrava di essere a Trelowarth. La stanza era pi calda, e la brezza trasportava degli odori insoliti, che non riconoscevo. Ma non prestai molta attenzione n alla stanza n al letto; la mia concentrazione era tutta focalizzata sulluomo che era l con me in quel momento.
Poi, quando lo guardai in viso, lui apr lentamente gli occhi e mi sorrise...
Le tende allora furono scosse dalla brezza fresca che soffiava dal mare spazzando tutta la costa della Cornovaglia, e ancora mezzo addormentata voltai la testa piena di speranza. Ma non cera nessuno di fianco a me.
Nelloscurit della camera, mi sembr che le pareti avessero esalato un sospiro, e credetti di sentire una voce. Non proveniva dallaltra stanza, e non stava parlando con Fergal, ma con me. Lo sentii.
Eva.
Sono qui dissi, non del tutto sicura se fossi sveglia o stessi ancora dormendo.
Non ci fu alcuna risposta, eccetto quella del vento, e avvolta da quel silenzio, caddi in un sonno troppo profondo per poter sognare.
La mattina seguente ero vestita ancor prima che il sole spuntasse da dietro le colline. Di sotto, i cani si alzarono dal luogo in cui stavano riposando e mi accerchiarono scodinzolanti e, visto che Mark e Susan stavano ancora dormendo e io avevo bisogno di sgomberare la mente da pensieri inquieti, decisi di portarli fuori a fare una passeggiata.
Cos potevo avere un po di tempo per abituarmi allidea di essermi quasi innamorata di Daniel Butler, nonostante non sapessi cosa fare. Vivevamo in secoli differenti. Probabilmente non lavrei pi rivisto. E anche se lavessi rincontrato, come avrei fatto a sapere se anche lui provava lo stesso per me?
Non poteva amarmi, pensai, mentre con i cani oltrepassavo la serra, inoltrandomi lungo il sentiero che avrebbero usato i turisti quando fossero venuti l, una vecchia stradina che si avvolgeva intorno alle alte mura di quei giardini antichi dove gli uccelli, nascosti fra i rami, cinguettavano felici. Non poteva amarmi; ero del tutto diversa dalle donne del suo tempo. Ero solo una novit per lui, e il suo interesse nei miei confronti sarebbe presto svanito, perch quando bisogna scegliere chi amare, si sceglie sempre il proprio simile.  una questione di buon senso, no?
E allora perch, mi chiesi, io avevo scelto lui?
Salii lungo il sentiero tortuoso con i cani che mi correvano intorno, annusando ovunque e pedinandosi tra loro. Inciampai su Samson per due volte, ma non ero ancora riuscita a darmi una risposta. Erano nuovi e cos strani per me quei sentimenti, eppure non mi ero mai sentita cos sicura di ci che provassi, e questo bastava a turbarmi.
Perch proprio lui?, mi chiesi di nuovo. Perch non poteva essere Oliver? Perch proprio un uomo che non potevo avere? Non era giusto.
Non  giusto dissi, rivolta ai cani, ma loro continuarono a scodinzolare assecondandomi. Avevamo raggiunto una curva da cui si potevano intravedere le rovine del Faro che si elevavano sopra la distesa blu dellAtlantico, nel punto in cui il vento aveva disperso le ceneri di Katrina.
Lei non era rimasta, quindi perch io avrei dovuto rimanere? Non ero legata a quel posto, avevo fatto quello per cui ero venuta, quindi perch semplicemente non me ne andavo? Sapevo che era quel posto che mi stava condizionando, con le sue strane donne grigie che scomparivano e le linee temporali sotto terra. Se me ne fossi andata, di certo tutto sarebbe tornato alla normalit. Sarei partita senza rimpianti, Daniel Butler mi avrebbe dimenticato, e Trelowarth sarebbe andata avanti come sempre, anche senza di me.
Almeno questo era ci che pensavo finch non percorsi gli ultimi metri del sentiero.
Sbucai in prossimit di una curva sulla strada che collegava Polgelly a St Non, e vidi che in quel punto Mark aveva realizzato una spianata che sarebbe servita da parcheggio, abbastanza ampia da poter accogliere varie macchine. O un bus turistico.
In quel momento capii che non potevo andarmene. Non ancora. Mi voltai, guardando il sentiero appena percorso, e vidi i raggi pallidi del sole riflettersi sul tetto a vetri della serra, come fosse uno specchio. Allora pensai che non me ne sarei potuta andare prima che Susan avesse aperto la sala da t, e finch non avessi firmato i documenti bancari che avrebbero permesso a Trelowarth di rimanere l dovera per molto tempo a venire. Non potevo far altro che restare.
Cera un altro motivo che mi impediva di partire, ma era un pensiero che non riuscivo a fare, cos cercai di accantonarlo in un angolo della mente.
Nei giorni successivi mi misi al lavoro, come promesso a Susan. Inviai i primi comunicati stampa, e feci qualche telefonata ai tour operator della zona per convincerli delle potenzialit di Trelowarth.
Mercoled, quando Felicity venne di nuovo ad aiutarci, annunciai che House & Garden ci aveva considerato a tutti gli effetti una localit turistica e che una compagnia di pulmini che operava nella localit di St Non era ben felice di includerci nelle loro tappe.
Susan, che stava cercando di decidere quale degli alberi intorno alla serra fosse il pi adatto come albero dei desideri, si blocc per un attimo. Davvero?
Certo. Di solito partono da Playmouth, vanno a prendere i turisti in albergo e, lungo il tragitto per Falmouth, dove li portano a pranzare, si fermano a St Non. Per vorrebbero inserire unaltra tappa durante il ritorno, in modo da permettere ai turisti di riposarsi dal viaggio e fare una passeggiata, e noi siamo proprio lungo il percorso. Ho detto che potremmo offrire una visita ai giardini e una merenda tipica della Cornovaglia, e loro hanno accettato.
Susan era entusiasta. Bravissima.
Gli ho proposto di iniziare ad agosto, se per voi va bene.
Susan mi aveva detto che per allora la sala da t sarebbe stata pronta.  perfetto. Cosa ne pensi di questo?
Mentre guardavo lalbero che mi aveva indicato, Felicity si avvicin e con lo sguardo accigliato disse: Dovrebbe avere le spine.
Perch? domandai.
Perch gli alberi dei desideri hanno quasi tutti le spine sul tronco rispose Felicity.
Ma questo qui mi piace replic Susan.
No, deve avere unenergia particolare. Felicity non aveva intenzione di cedere, e alla fine scegliemmo lunico biancospino vicino alla porta della serra.
Be, disse Susan comunque  meglio che chieda a Mark di mettergli vicino questi altri due alberi, cos far pi figura.
Felicity era daccordo. E di fianco puoi anche creare un piccolo laghetto o qualcosa di simile.
Un laghetto?
Susan, disse Felicity non pu esserci un albero dei desideri senza lacqua,  la tradizione.
Ah. Rassegnata, si guard attorno con le mani sui fianchi. Be, le tubature che conducono acqua alla serra passano proprio qui sotto, potremmo realizzare una specie di rubinetto. Ne parler con Paul.
Chi  Paul? domandai.
Felicity sorrise. Il suo idraulico. Lo sai, disse, rivolta a Susan non ho mai visto un progetto che richiedesse tanti lavori di idraulica come questo.
Susan ignor la provocazione con unalzata di spalle. E allora?
Credo sia colpa della storia raccontata da Claire su come si sono conosciuti i suoi nonni disse Felicity. La cosa degli idraulici prestanti che si tolgono la camicia ogni volta che piove, insomma, credo abbia creato delle aspettative.
Il nonno di Claire non si  spogliato sotto la pioggia, Fee disse Susan, divertita. Si  tolto la camicia per pura cavalleria.
S, be, comunque  piovuto un sacco ultimamente, fece notare Felicity e il tuo Paul non si  comportato da cavaliere nemmeno una volta. Te lo dico io chi  cavaliere disse, lanciandomi unocchiata. Oliver. Sono giorni che cerca indizi su quei contrabbandieri.
Susan sorrise. Tipico degli uomini. Basta colpirli con un sasso e non ti libererai mai pi di loro.
Le rivolsi uno sguardo sospettoso. Come fai a ricordarti di quel fatto? Eri troppo piccola.
Non ho detto che me lo ricordo. Si pieg per strappare unerbaccia. Lhai davvero fatto cadere?
S.
Felicity pensava che fosse per quello che aveva messo gli occhi su di me. Gli uomini vanno sempre dietro alle donne che li trattano peggio. Prova a trattarli bene, e non ti degneranno di uno sguardo.
Lo disse in tono allegro, eppure colsi un senso di amarezza nelle sue parole, e ne intuii il motivo.
Allora, nel modo pi naturale possibile, dissi: Tanto per cambiare argomento, se posso, Mark mi ha detto che mi porter a fare unescursione pi tardi. Volete venire?
Felicity drizz le antenne. Ah, s? Dove?
Andiamo alla grotta di Cripplehorn. Non lho mai vista.
Susan si accigli. Quale grotta di Cripplehorn?
Pare venisse usata dai contrabbandieri. Non lhai mai vista nemmeno tu?
Mi rispose di no. Felicity sembrava affascinata. Quando andate?
Subito dopo pranzo, le dissi se non inizia a piovere.
Il tempo si mantenne stabile e, dopo pranzo, ci mettemmo tutte quante in marcia verso la nostra avventura, guidate da Mark.
I cani si misero a ululare in segno di protesta quando capirono che non sarebbero potuti venire, ma Mark aveva ragione, non potevamo portarli con noi. Il tratto di sentiero che costeggiava le scogliere era piuttosto facile da percorrere, ma quando iniziammo ad avvicinarci a Cripplehorn, divent pi insidioso. Le rocce scivolose scendevano verso la spiaggia tramite dei gradini irregolari, e un cartello su cui era scritto PERICOLO in rosso avvertiva che le rocce in quel punto erano instabili, e che chi percorreva quel tratto lo faceva a suo rischio e pericolo. Come per rimarcare ulteriormente il messaggio, di fianco allinsegna era stata messa una scatola rossa, grande come una buca delle lettere, con la scritta bianca fune, un promemoria del fatto che ogni anno molti turisti che si avventuravano l dovevano essere soccorsi.
Ma Mark scese con il passo sicuro di uno stambecco di montagna, e io lo seguivo facendo attenzione a mettere i piedi negli stessi punti in cui li aveva messi lui.
Intorno a noi, le rocce nere si innalzavano appuntite, rese scivolose dagli spruzzi del mare, mentre il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia cresceva sempre di pi.
La spiaggia non era una di quelle tipiche californiane  non cera la sabbia, solo rocce e sassi levigati dallacqua che scricchiolavano muovendosi sotto i miei piedi, tutti di colore grigio e nero con appiccicati fili di alghe verdi.
Non ero mai stata l. Mi fermai per un attimo su quei sassi scivolosi a inalare lodore pungente del mare e delle rocce, e laria umida e salata. Mi piaceva sentire sul viso le goccioline dacqua trasportate dal vento. Non si vedevano barche quel giorno, ma riuscivo facilmente a immaginarmene una  la Sally, forse  che scivolava silenziosa accanto a Cripplehorn, mentre gli uomini dellequipaggio, una volta che era stata ancorata, scendevano per portare a riva le merci di contrabbando. Mi riparai gli occhi con una mano, e li strizzai di fronte a quella visione, cercando di capire chi potesse essere il capitano, Jack o Daniel... chi fosse quella figura alta che si muoveva in mezzo agli altri sul ponte, una sagoma che si stagliava contro le vele...
Allora, disse Felicity, mentre camminava sui sassi dietro di me dov questa grotta?
Mark punt il dito. L.
Di fronte a noi cera una cascata stretta e irregolare, che scendeva lungo il fianco di Cripplehorn con un getto dacqua abbondante, alimentato dalle piogge recenti. A volte, destate, si riduceva a un piccolo rigagnolo, ma quel giorno era impressionante, come se avesse saputo che qualcuno sarebbe venuto a vederla.
Susan, che era rimasta indietro, ci raggiunse in quel momento. Osserv prima la cascata, poi guard il fratello. Perch non mi ci hai mai portato?
Lui le diede la stessa risposta che aveva dato a me, dicendo che era troppo piccola quando lui andava l, e quando era cresciuta, lui aveva ormai smesso di giocare nelle grotte. Sembr comunque disposto a rivivere il divertimento provato allora. Non fu facile stargli dietro, schivare lacqua della cascata e tenersi in equilibrio sulle rocce bagnate. Abbassai lo sguardo per un attimo, incerta su dove mettere i piedi, e quando rialzai la testa, Mark era scomparso.
Mi fermai, disorientata. Mark?
La sua voce sembr provenire da dietro la parete di roccia. Sono qui.
Girai a sinistra e lo vidi. La fessura non si scorgeva perch lentrata della grotta era rivolta di lato rispetto al mare, quindi di fronte a te non cera nientaltro che la parete della scogliera. Nemmeno dal mare si notava, poich era nascosta dalla cascata.
Mark si accert che lavessi visto, poi si addentr nella grotta e io lo seguii. Il buio improvviso mi disorient per un attimo, poi, quando gli occhi si abituarono, mi resi conto che alcuni deboli raggi di luce filtravano da qualche parte sopra la mia testa, rivelando le pareti di roccia curvate verso linterno, il pavimento eroso, disseminato di cavit, che, pur essendo protetto dallalta marea, era pieno di pozze dacqua formate dallumidit. Cerano inoltre i resti di alcune botti, che consistevano in alcuni pezzetti di legno e di metallo arrugginito lasciati a marcire in quel posto privo di luce.
Ancora pi disorientante del buio, per, fu il modo in cui allimprovviso cambiarono i rumori, come se avessi accostato allorecchio una conchiglia. Tutto ci che riuscivo a sentire era leco delle onde precipitose del mare e il gocciolare costante e regolare dellacqua nelle pozzanghere invisibili della grotta.
Dun tratto Felicity ruppe il silenzio e la sua voce echeggi tra le pareti.  meraviglioso.
Susan, dietro di me, chiese al fratello: Hai portato la torcia?
Non ce n bisogno disse. Rovinerebbe leffetto.
Sapevo cosa volesse dire. Qualsiasi luce, tanto pi quella proiettata da una torcia elettrica, avrebbe rovinato latmosfera di clandestinit che avvolgeva la grotta. Intuivo quanto potesse essere affascinante per un ragazzo giocare ai pirati l dentro.
E compresi anche perch i Butler avevano scelto quel posto per nascondere le merci che importavano dalla Bretagna a bordo della Sally. Probabilmente gettavano lncora vicino al promontorio, con lalta marea, e protetti dalloscurit trasportavano a riva la merce di contrabbando su una piccola barca a remi. Ci sarebbero voluti molti uomini per un lavoro simile, e mi ricordai che nel libro trovato da Oliver avevo letto che nessun abitante di Polgelly aveva mai rivelato allufficiale lesistenza di quella grotta.
Quando quel giorno aveva ispezionato la casa, quello che cercava era quasi sicuramente nascosto l dentro.
Mi chiesi che cosa potesse essere.
Susan, dietro di me, si avvicin ai resti delle botti. Guarda qui. Immagino che queste le abbiano lasciate i tuoi Butler.
Mark, per, non era daccordo. Sono troppo recenti. Inoltre, quando venivo a giocare qui, non erano del tutto vuote. Penso si tratti della riserva privata di whisky di nostro padre.
Mi sorprende che ti lasciasse giocare qui disse Susan.
Lui mica lo sapeva. Mi avrebbe ucciso se lo avesse scoperto. Mark calci accidentalmente qualcosa che raschi la roccia. Si chin per raccoglierlo.
Cos? domandai.
Un pezzo di cinghia proveniente da una botte, immagino. Lo gett in un angolo. Niente a che vedere con i tesori che trovavo un tempo.
Felicity appoggi a terra delle candele consumate. Che tipo di tesori?
Un sacco di cose. Alcune pallottole per il moschetto, delle monete antiche. Devo ancora averli in qualche cassetto.
Susan, che non laveva ancora perdonato per averle tenuto segreta la grotta, disse in tono accusatorio: Non mi hai mai fatto vedere nemmeno quelle cose.
Be, i pirati tendono a nascondere i loro tesori. Di certo non li mostrano alle proprie sorelle, no?
S, se vogliono che continuino a cucinare per loro replic Susan.
Non riuscii a distinguere il sorriso di Mark, ma immaginavo che, come me, stesse pensando che quando Susan si metteva in testa qualcosa, era difficile farla retrocedere. Prover a disseppellirli le promise, poi si blocc, sentendo risuonare nella grotta un lieve rombo.
Un tuono annunci Felicity.
Gi disse Mark. Dovremmo tornare, non  facile arrampicarsi sulla roccia con la pioggia.
Mentre uscivamo, mi voltai a dare un ultimo sguardo, sperando che con la sola forza del pensiero sarei stata capace di superare le barriere del tempo e vedere la grotta con gli occhi di Daniel. Ma tutto ci che vidi fu loscurit, la roccia gocciolante e le pareti scavate. Ero arrivata troppo tardi. Ero in ritardo di tre secoli.
Eva? mi chiam Mark da fuori.
Mi voltai e uscii da quel luogo silenzioso attraverso la fessura dietro la cascata, e tornai a sentire il canto del mare.
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FINE Parte 1.
